PISTOIA SFATA IL TABÙ DEL PALACARRARA

Baraonda biancorossa
Baraonda biancorossa

PISTOIA. Lo avevo scritto la settimana scorsa, pur con tutta la prudenza del caso, che era ragionevole sperare che la partita contro Venezia potesse essere considerata il momento di svolta della stagione. Forse è ancora troppo presto per esprimere certezze, lo scrivo con lo spirito del pompiere, resta il fatto che la vittoria contro Acea ha portato in dote non solo due punti importanti in classifica, ma anche tante belle conferme.

La partita contro Roma è stata prima di tutto una grande emozione. Nei giorni che l’hanno preceduta, infatti, nessuno di noi ha potuto fare a meno di pensare a Davide Ancilotto, a quel canestro all’ultimo secondo con esultanza in faccia ad un infuriato Gino Natali, a quel maledetto malore improvviso mentre indossava proprio la maglia dei capitolini. Davide, la storia struggente di un campione ed il ricordo del momento forse più bello dell’epopea biancoazzurra.

Inoltre, nell’attesa della partita non si poteva non esser emozionati per il ritorno a Pistoia uno dei più grandi stranieri della rinascita biancorossa, il mitico Bobby Jones. In Bobby we trust, recitava uno degli striscioni più azzeccati dei playoff di Legadue, stagione 2011-2012. Un giocatore fantastico, un gladiatore, un desiderio estivo non esaudito. Uno di quei ragazzi che non puoi non amare per sempre. Infine, quando si leggeva i dati dei capitolini per capire che tipo di partita sarebbe stata, balzava agli occhi che il terminale offensivo più pericoloso di Acea fosse Kyle Gibson, uno degli otto eroi della scorsa stagione.

In tutta onestà è dispiaciuto non vedere per Kyle quella piccola cerimonia pre-partita della consegna di una targa ricordo, omaggio che viene solitamente riservato agli ex che hanno lasciato un segno, ma certo gli applausi non sono mancati dagli spalti. Al buon Kyle, per la verità, l’aria tardo novembrina di Pistoia non deve far benissimo, dal momento che ha chiuso la partita con un misero 3/12 dal campo che ricorda un po’ le statistiche di inizio scorso campionato: meglio così!

Quanto ai nostri, finalmente sono stati applausi a scena aperta! Moretti è riuscito finalmente a far coesistere i tre esterni USA, che lo hanno ripagato tutti con una prestazione notevole. Dati alla mano, il premio MVP sarebbe da assegnare a CJ, ma molti compreso il sottoscritto hanno preferito il grandissimo impatto di uno strepitoso Milbourne.

Sono girate voci in settimana di un Johnson dall’atteggiamento eccessivamente sopra le righe. Il Presidente ha smentito tutti i critici, a partire dal sottoscritto, giocando una partita di tanta sostanza che non viene raccontata fino in fondo dai numeri e dalle statistiche finali.

Quanto a Cinciarini, molti ne avevano chiesto un utilizzo più continuo e convinto: i dati finali dimostrano che, non ce ne voglia San Paolo, il suggerimento era davvero azzeccato. Un superlativo Cincia, utilizzato senza pause importanti, è riuscito finalmente ad esprimere tutto il suo potenziale offensivo ed è ormai ufficialmente il vero idolo della curva.

In cabina di regia, poi, un superlativo Hall si è alternato con un ottimo Filloy.

Insomma, una partita che ha messo tutti d’accordo, una squadra che gioca finalmente un gran bel basket con una scelta di ottimi tiri premiati da altissime percentuali. Il dato finale di squadra, infatti, è di quasi il 70% da 2 e di circa il 48% da 3. Una prova monstre, con segnali incoraggianti che vanno oltre le percentuali. Una squadra che finalmente vince la sfida dei rimbalzi, anche contro un’Acea molto fisica: fantastiche le sportellate sotto tra Bobby Jones da un lato, ed i vari Johnson, Brown e Milbourne dall’altro.

Unico neo, la prestazione di Magro. Difficile, detto in tutta franchezza, dar torto a Moretti per la gestione del lungo azzurro, che è parso spaesato, fuori dagli schemi, quasi goffo. Speriamo riesca a trovare al più presto la propria dimensione all’interno della squadra.

Vorrei chiudere facendo una battuta su Moretti, scrivendo che l’unica cosa che mi è sembrata sbagliata nella partita di domenica è stata il nodo della cravatta, oggettivamente inguardabile ad inizio partita, per complimentarmi con lui per aver deciso di toglierla nel secondo tempo.

Vorrei fare una battuta, insomma, per evitare di rimarcare che mentre il coach “scatenava la bestia” che è in lui, parole testuali, per difendere alcuni dei suoi giocatori da critiche ritenute ingenerose, il buon Johnson poco dopo, sorridendo ed ammiccando da par suo, ammetteva candidamente che a metà gara lo stesso Paolo Moretti aveva fatto chiaramente capire ai ragazzi che quella partita era da “vincere o morire”, col rischio, nel caso di sconfitta, di dover salutare qualcuno di loro. Farei la battuta, dicevo, per evitare di rimarcare che il buon Presidente, guarda caso, tra gli esempi di giocatori che rischiavano di dover salutare in caso di sconfitta ha fatto un solo nome, quello di Gilbert Brown.

Vorrei fare una battuta, ma mi fermo qui, per non rischiare di essere catalogato tra quelli che “rompono le scatole”.

Vorrei anzi tranquillizzare il nostro coach, ricordandogli che il pistoiese che viene al palazzo è un innamorato viscerale della pallacanestro. Su quella panchina abbiamo visto sedersi coach del calibro di Pancotto, Rusconi, Vujosevic, Lasi, per dire i primi che mi vengono in mente. Il basket, in altre parole, esisteva a Pistoia prima di Moretti e tutti ci auguriamo che sopravviva al momento in cui, prima o poi, Paolo deciderà di tentare la fortuna in piazze più importanti.

Il tifoso che segue il basket ha da sempre l’abitudine di infiammarsi, criticare, provare a capire, a sviscerare quello che vede. Tutto questo per dire che, pur consapevoli di non essere coach, tutti abbiamo una nostra idea. Se qualcuno pensa che un giochino del genere, una passione viscerale appunto, possa essere condizionata da ciò che scrive il giornalista o il pubblicista di turno vuol dire che, pur col passare degli anni, continua a sottovalutare l’intelligenza e la voglia di basket del tifoso pistoiese.

Tutti a Cantù, dunque, per vincere.

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