PISTOIAMBIENTE, DALLE GITE NEL MONDO AGLI INTERESSI NEL MATTONE

Il Tirreno, 22 ottobre 2014
Il Tirreno, 22 ottobre 2014

PISTOIA-SERRAVALLE. Leggiamo su Il Tirreno di mercoledì 22 ottobre che PistoiAmbiente si è appellata al Tar, tribunale amministrativo regionale, affinché il comune di Pistoia venga sollecitato a pronunciarsi sulla richiesta di trasformazione del parcheggio Lingottino (in piazza Treviso, “alla barriera”) in uffici e appartamenti. Una richiesta, come scrive Fabio Calamati, consistente in un “assenso propedeutico al deposito di Scia (Segnalazione certificata di inizio attività)”, nonostante il regolamento urbanistico ed il piano del traffico chiariscano che la struttura è destinata a parcheggio, e che tale deve rimanere.

La prima curiosità nasce dalla circostanza che PistoiAmbiente S.r.l. nasce per realizzare e gestire impianti di trattamento e smaltimento rifiuti speciali (vedi qui): non si capisce quindi come mai si ritrovi ad avere interessi immobiliari in centro a Pistoia.

PistoiAmbiente è di fatto comunemente associata con la discarica del Cassero, di cui è appunto l’ente gestore nel comune di Serravalle; una società-impianto nota alle cronache anche per alcune vicende giudiziarie e, principalmente, per le gite culturali a giro per il mondo offerte, nel tempo, agli amministratori serravallini [*]. Tra l’altro stiamo ancora aspettando da Renzo Bardelli, già Sindaco di Pistoia e primo presidente della società, una serie di precisazioni proprio in merito alla genesi e ai presunti doppi fini non ancora chiariti dei viaggi-vacanza di cui Quarrata/news, in solitudine e fuori dal coro, scrisse e tentò di approfondire con documenti e carte.

La discarica del Cassero
La discarica del Cassero

Ulteriore osservazione, generale e generalista, è relativa al deficit di comunicazione interna e, per certi versi, al vero e proprio autismo che ultimamente contraddistingue il Pd pistoiese. Non è un mistero che PistoiAmbiente sia una società di emanazione partitica, ciò confermato dalla sostanziale presenza negli organi societari di ex amministratori o persone comunque legate alla classe di governo dei democratici e dei partiti precedenti.

Fin qui non c’è assolutamente niente di strano o di male, ma le perplessità vengono fuori nel vedere che un comune ed un ente dello stesso colore debbano andare al Tar per beghe e controversie che avrebbero comunque potuto chiarire e risolvere in casa propria.

Recentemente si è poi assistito ad una contrapposizione tra enti ugualmente dello stesso colore, ovvero Provincia e Copit, la società del trasporto pubblico, entrambe controllate e indirizzate, fin dalla loro costituzione, dallo stesso gruppo di governo che dovrebbe invece condividere politiche trasportistiche e scelte generali nell’allocazione delle risorse economiche (vedi al riguardo: «Spreca soldi pubblici» Il Copit attacca la Provincia e Fratoni: transazione impossibile, devo andare avanti).

La Nazione
La Nazione, 17 giugno 2012

Più nel dettaglio un altro motivo di stupore si può individuare nel cavillo burocratico che ha permesso al Tar di riconoscere la fondatezza della pretesa di PistoiAmbiente di ottenere una risposta alla richiesta, apparentemente infondata e di dubbia legittimità, di cambiare la destinazione d’uso di un edificio inequivocabilmente inquadrato come parcheggio dagli strumenti urbanistici comunali. È come se domattina qualcuno chiedesse al comune di realizzare una piscina in piazza del Duomo e magari, in mancanza di una risposta ufficiale e dopo essersi rivolto al Tar, palazzo di Giano si vedesse costretto a dare il diniego.

Ma la riflessione che più di altre sorge spontanea è quella relativa alla questione della sosta cittadina.

Se una società che ha un parcheggio in centro lo ritiene a tal punto poco remunerativo da almeno sperare il cambio di destinazione, non è che forse tutte quelle prese di posizione con toni catastrofici, che da più parti si sono lette sulla stampa, erano delle vere e conclamate bufale completamente sconnesse dalle esigenze reali? E poi, tutti quei focosi stalloni come Morandi e Tempestini della Confcommercio, o come gli esponenti delle altre brigate in cui si dividono i commercianti locali (Pistoia Commercio, Centro Commerciale Naturale, Confesercenti etc.), che hanno tuonato per la mancanza e la necessità di parcheggi per il centro, cosa dicono adesso che l’economia reale dimostra che i parcheggi non servono?

Soffermiamoci su alcuni elementi: a Pistoia ci sono più parcheggi vuoti che automobili, a partire dal parcheggio del vecchio ospedale con ingresso su viale Matteotti e uscite pedonali in piazza del Carmine o piazza Giovanna XXIII.

Addirittura anche lungo le mura il posto auto è sempre disponibile. Tutte le sere sulla Sala, estate e inverno, impazza la movida che richiama in centro centinaia e centinaia di giovani, i quali, lasciata l’automobile al di fuori della Ztl (ma la Ztl h 24 non doveva rappresentare una maledizione per le attività commerciali?) camminano piacevolmente 200/300 metri o a bordo del bus navetta e raggiungono il ventre di Pistoia.

A questo punto ci limitiamo a invitare tutti coloro che dovrebbero svolgere la funzione di portatori di interessi, cioè politici, amministratori, rappresentanti di categoria, associazioni, società di parcheggi… e che interverranno a vario titolo su mobilità e sosta cittadine. Li invitiamo a mettersi in collegamento con la realtà o almeno a dialogare prima tra loro per trovare delle soluzioni, evitando così di dare l’impressione di non essere all’altezza delle esigenze di Pistoia e di uscire con le solite sparate dei soloni da bar.

Vedi anche:

[*] – Un po’ di letteratura sulle gite organizzate da PistoiAmbiente e sulle relative problematiche di trasparenza:

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2 thoughts on “PISTOIAMBIENTE, DALLE GITE NEL MONDO AGLI INTERESSI NEL MATTONE

  1. Prescindendo dalle considerazioni circa i rapporti che PistoiAmbiente ha con il comune di Serravalle quale gestore del Cassero, sulle quali non mi soffermo, ritengo che il redattore dell’articolo abbia azzeccato perfettamente la disamina sulle necessità attuali della sosta della città di Pistoia.
    In più d’uno si è però fatta strada l’idea che le ragioni per le quali PistoiaAmbiente abbia acquistato a suo tempo il Lingottino (che già all’epoca dell’acquisto era indicato dal PUM allora vigente come area di sosta di prossimità) e oggi, nelle condizioni in cui si trova il mercato edilizio, sia preso dalla fretta di non volerne mantenerne la destinazione d’uso a parcheggio, siano diverse da quelle dell’attuale mancata remuneratività nella gestione di un’attività del genere; anche perché poi – a Pistoia tutti lo sanno – PistoiAmbiente non gestisce direttamente il Lingottino, ma lo fa gestire ad altri, percependo in cambio un discreto canone per affitto di azienda (vedi Deliberazione n. 89 – Consiglio Comunale di Pistoia del 17/09/2012).
    Ringraziamo pertanto fin d’ora il bravo Cristofani qualora avesse voglia di scoprire tali ragioni e riuscire nell’intento.
    Nel contempo è però altrettanto incomprensibile il pervicace atteggiamento di totale chiusura dell’Amministrazione nei confronti di un FUTURO cambio di destinazione d’uso che potrebbe portare alla riqualificazione di un’area situata a ridosso del centro storico dove – siamo sinceri – persiste un bruttissimo scatolone di cemento armato in condizioni di semi-degrado.
    Non ci dimentichiamo inoltre che a breve (si spera!) sarà reso disponibile il rinnovato parcheggio ex Pacinotti e quindi la domanda sorge spontanea: se già ora le necessità di sosta del centro storico non sono in effetti quelle lamentate dalle varie associazioni di commercianti, dopo l’apertura di questa nuova area, quale remuneratività potrà avere il Lingottino? Chi sarà disposto a pagare canoni di affitto a cinque cifre per gestire un’attività al collasso? Non potrebbe quindi verificarsi che, in un futuro non poi tanto remoto, lo “scatolone di cemento armato” non rimanga una delle ennesime attività cessate nel centro di Pistoia, lasciandone in eredità una bruttura architettonica senza alcun fine su uno degli assi di ingresso al centro storico?
    E allora ci si chiede – visto che nel bene o nel male il Lingottino questi se lo sono ormai comprato – per quale motivo il Comune non si mette pacatamente a discutere con i proprietari della struttura per trovare un accordo che preveda, per un futuro non immediato, una sistemazione alternativa? Un accordo che potrebbe accontentare tutti gli attori in scena, mettendo in moto un intervento di vera riqualificazione dell’area in modo da restituire alla città una sua importante porzione di territorio finalmente orba di una simile schifezza architettonica.
    Invece si va sempre al muro contro muro, un atteggiamento tanto più incomprensibile, viste le implicazioni politiche tra i contendenti, ricordate nell’articolo di cui sopra.
    Comunque: bravo Cristofani, vada avanti così: i suoi articoli sono veramente ottimi.

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