poesia. A CARMELO CONSOLI LA TRENTANOVESIMA EDIZIONE DEL “CITTÀ DI QUARRATA”

Resa nota la graduatoria finale dell’importante concorso internazionale. A causa della emergenza sanitaria è stata annullata la prevista cerimonia di premiazione. Il  premio “Montalbano” assegnato al quarratino Andrea Bonfiglio mentre la sezione “Estero” è andata a Massimo Conti di Minden (Germania)

Carmelo Consoli

QUARRATA. Con la lirica “L’epopea dei vitigni salmastri”, una composizione che nel 2020 ha ottenuto altri ambiti riconoscimenti in altri concorsi italiani, il poeta fiorentino Carmelo Consoli si è aggiudicato la 39° edizione del concorso internazionale di poesia Città di Quarrata. Una edizione, quella di questo anno, contrassegnata dalla emergenza sanitaria ma non per questo meno ricca di emozioni. Consoli nel 2014 aveva conquistato il “Città di Quarrata” con la poesia “La pescheria”.  

Nato a Catania Consoli vive a Firenze sin dal 1964 ed in questa città ha ultimato i suoi studi presso la facoltà di scienze politiche. Poeta, scrittore, saggista, critico letterario e d’arte, operatore umanitario in forza all’vo presso l’ospedale Piero Palagi di Firenze Consoli è  autore di numerose raccolte poetiche pubblicate ad iniziare dall’anno 2005. Ha scritto numerosi saggi sulla poesia, sulla pittura e di contenuto filosofico/religioso, ad oggi inediti. Presidente della “Camerata dei poeti di Firenze”, antico sodalizio culturale che ha visto tra i suoi ideatori Giovanni Papini negli anni ’30 ha svolto oltre alle sue cariche anche quella di critico letterario relativamente alle opere presentate nelle varie “tornate” della Camerata. Socio del “Centro d’arte Modigliani” di Scandicci (Fi), associazione che si occupa della diffusione delle arti visive e letterarie. È inoltre socio/collaboratore di numerose associazioni culturali fiorentine tra cui ­Pianeta Poesia” di Franco Manescalchi, “Sguardo e sogno” di Paola Lucarini, A.N.A.P.S (associazione nazionale poeti e scrittori) di Catania, ed inoltre “Il porticciolo” di La Spezia di Rina Gambini, “L’antico paiolo” di Firenze.

Da diversi anni è uno dei poeti italiani più premiati nei premi letterari nazionali ed internazionali maggiormente accreditati. Svolge inoltre una intensa e parallela attività di critico letterario a Firenze con la recensione e la presentazione di autori vari nelle prestigiose sedi della città nelle quali ha  ripetutamente presentato tutti i suoi libri con successo di critica e pubblico. È vicepresidente e socio fondatore del “Cenacolo letterario internazionale AltreVoci” e promotore del premio letterario internazionale ­Thesaurus”.

Dal 2013 collabora con la casa editrice ­Helicon” di Arezzo con presentazioni e recensioni di autori. Sulla sua poesia hanno scritto  importanti critici italiani tra cui Paolo Ruffilli, Giorgio Barberi Squarotti, Dante Maffia, Ninnj Di Stefano Busà, Roberto Carifi e altri.

La graduatoria stilata dopo una attenta selezione da parte della commissione giudicatrice presieduta dal professor Piero Santini vede al secondo posto Vittorio Di Ruocco di Pontecagnano Faiano (Sa) con “Della Perduta patria” e al terzo posto il gradito ritorno della poetessa quarratina Loriana Capecchi con la lirica “Lungo il fiume”.

Loriana Capecchi

Gli altri poeti classificati sono: Rita Imperatori di Ponte San Giovanni (Perugia) con “Sono esigenti le parole”, Franco Fiorini di Veroli (Fr) con “Indugia la primavera ai cancelli”.

Ex aequo al sesto posto (rigorosamente in ordine alfabetico) troviamo i poeti Giuseppe Aprile di Cuneo, Pasquale Balestriere di Barano d’Ischia, Caterina Bigazzi di Lastra a Signa, Emilia Fragomeni di Genova, Maria Grazia Franceschetti di Ancona, Ghio Sergio di Sestri Levante, Maurizio Paganelli di Milano, Dante Pastorelli di Firenze, Adolfo Silveto di Boscotrecase (Na) e Rosanna Spina di Venturina (Livorno).

Per la sezione Premio Montalbano, la Giuria ha assegnato il premio al poeta quarratino Andrea Bonfiglio con la lirica “Al borgo antico” mentre la sezione Estero è stata vinta da Massimo Conti di Minden (Germania) con la lirica “Antimetafora”.

“Purtroppo – spiega il segretario del premio Biagio Falcini — siamo stati costretti dal peggioramento della situazione epidemiologica Covid-19 ad annullare la prevista Cerimonia di premiazione programmata per il 15 novembre, con l’impegno di decidere su come assolvere a quanto previsto dal bando nelle prossime settimane. In ogni caso sarà tenuto in massimo conto la giusta attesa dei poeti, tutti legati da consolidata fiducia e stima nei confronti del nostro Concorso e dell’organizzazione”. Dunque è stata annullata la cerimonia di premiazione di questa edizione

“Ci riserviamo di  esaminare la situazione alla luce della grave situazione determinata dall’epidemia, e decidere come meglio assolvere agli obblighi assunti con la pubblicazione del bando di concorso: certamente per i cinque premiati, possibilmente per i segnalati. Sarà nostra cura farci presto risentire”.

Andrea Balli

[andreaballi@linealibera.info]

 

L’epopea dei vitigni salmastri

Ancora cala un vento carico di campi

e di maree nelle notti lunate dei vitigni;

mi coglie nel sogno di falò, stoppie arse,

di occhi persi in una danza di guizzi e scintille.

Ancora mi resta cucito sulla pelle,

dolce come allora, l’odore del fico, della zagara,

il gesto antico di mio padre chino sulle zolle

a disegnare forme, a fecondare campi

e sussurrare nenie d’amore alle tenere foglie,

ai grappoli verdi assetati di sole.

Nelle notti di vendemmie balli, grida

e fiondare di comete; l’odore aspro dolce

del vino tra il rosa viola dei tramonti.

Di quell’epopea dei vitigni salmastri

mi è rimasta dentro una trama bianca

di sentieri, la nera sagoma dei muretti,

la danza dell’ape estasiata tra gli acini rigonfi;

impresse come stimmate orme lievi di fanciulli

nell’ombra dorata dei limoni.

E mentre maturava l’uva alla controra

nei silenzi delle piane, nel ronzio radente

di verdi calabroni m’incantava

la storia del tempo e della luna

urlata al cielo dai vecchi seduti sulle botti:

“Luna calante, che sia luna calante

quando si vendemmia, male segno nebbia e pioggia”.

Di quell’epopea rivedo i filari rossi

che a sera s’accendevano di lucciole, il gelsomino,

la farfalla maculata, il selvaggio dei tornanti

dalla piana al mare, l’azzurro di quell’infanzia,

sangue vivo che ancora mi scorre nelle vene,

mescolato a una terra fumida di sogni.

Carmelo Consoli

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