polizia municipale. AGENTE VINCE CAUSA CONTRO IL COMUNE

Provvedimento disciplinare illegittimo. Determinante l'assistenza da parte dei legali del sindacato Diccap- Sulp
Annalisa Giunti, ex comandante della polizia municipale

PISTOIA. Una normale divergenza lavorativa tra un ispettore ed un agente, neppure degna di nota, come tante ne accadono, avvenuta peraltro all’interno del Comando di Polizia Municipale, lontana quindi dagli occhi del cittadino, diventa l’emblema di quello che definiremmo un pessimo esempio di gestione della cosa pubblica.

Sei anni di processo, il rifiuto incomprensibile del comune a chiudere la vicenda con un accordo col lavoratore e alla fine la sentenza con la quale il giudice del lavoro mette nero su bianco tutti i grossolani errori fatti da un dirigente comunale. Alla fine l’agente, assistito dall’avvocato del sindacato, Massimo Martinelli di Carrara, ha avuto piena ragione, ma a pagare, come sempre, saranno i cittadini.

Era il 2013, la comandante Annalisa Giunti avviò un procedimento disciplinare perché un agente, nostro iscritto, aveva contestato un ordine datogli da un ispettore. Il sindacato contestò subito nel merito i fatti evidenziando l’assoluta correttezza dell’operato dell’agente e, al tempo stesso chiese alla Giunti di astenersi dal giudicare il lavoratore in virtù del fatto che l’ispettore coinvolto altri non era che il compagno della stessa comandante.

Secondo il sindacato si sarebbe potuto configurare un conflitto di interessi. Diversamente la pensò la dirigente che non si astenne e condannò il lavoratore alla privazione dello stipendio applicando il massimo della pena che la legge le consentiva.

Ora a distanza di sei anni la vicenda si conclude con la sentenza del giudice che evidenzia tutti gli errori commessi; la ex comandante contestò un singolo fatto al lavoratore ovvero il non voler utilizzare uno dei veicoli allora in uso alla polizia municipale perché ritenuto non sicuro (ed adesso alienato proprio perché inidoneo all’uso di polizia), non tenne conto che anche altri lavoratori non lo utilizzavano (anzi, taluni erano incomprensibilmente stati esonerati dal farlo), ma condannò il lavoratore alla massima sanzione che, dice il giudice, sarebbe stata sproporzionata anche nel caso in cui il lavoratore avesse commesso il fatto mancando di rispetto al superiore (ma non lo fece).

Come se non bastasse, in sede di procedimento disciplinare la ex comandante condannò il lavoratore anche per una serie di violazioni che non erano state imputate all’agente, fatto di per se sicuramente grave e lesivo del diritto di difesa ma, cosa ben peggiore perché la ex comandante non aveva raccolto nessun elemento per sostenere le sue errate teorie sanzionatorie, tanto che è lo stesso giudice a certificare che il comune non ha fornito le prove di quanto asserito.

Come sindacato non possiamo che condannare la scelta della ex comandante di portare avanti una causa che, come abbiamo visto, il comune non era in grado di sostenere. Quanto è costata questa vicenda ai cittadini pistoiesi? Quante ore di lavoro da parte dell’avvocatura comunale sottratte ad altre e ben più importanti pratiche? Quanti i disagi per un lavoratore condannato per un procedimento disciplinare illegittimo? Perché non fu accolta la proposta del giudice di chiudere la vicenda col ritiro del provvedimento in oggetto?

Questo sindacato, lo ricordiamo ai contribuenti, si era offerto di accollarsi anche le spese legali pur di evitare un processo durato 6 anni.

E cosa addirittura peggiore è che questa sentenza potrebbe essere la prima di una lunga serie. Ci risulta infatti che anche altri lavoratori abbiano intentato causa al Comune di Pistoia o siano in procinto di farlo per i provvedimenti assunti dalla ex comandante. Provvedimenti (e comportamenti) da noi ripetutamente segnalati all’amministrazione ma senza esito.

 Fe.N.A.L. – S.U.L.P.L.

Unione Sindacati Autonomi Europei

Coordinamento Provinciale di Pistoia

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