popolo sovrano. GLI DÈI DELLA TOGA NON VOGLIONO PERDERE L’OLIMPO, LA VITA ETERNA E L’ETERNO PIACERE DI NON DOVER RENDERE CONTO DEI MALESTRI CHE POSSANO FARE

Se questo è uno stato, ditelo voi. Se questa è una democrazia rispettabile, convincetemene voi. Se non ci credete neppure voi, smettete di sedervi dinanzi alla tv per guardare continuamente solo partite e col secchio di pop corn in mano, per ascoltare le stronzate dei teletg sul Covid e per seguire la cucina delle donnine care alla casta. Avete una bomba sotto i piedi: vi conviene svegliarvi



 

SI FA SOLO PER DIRE CHE IL POPOLO COMANDA

DICEVA IL MICHELOZZI: « BIANCHINI, L’È UNA BANDA! »

 


La sinistra ingorda di potere ha fatto schiantare questo stato servendosi dei magistrati: che poi, ovviamente, le sono sfuggiti di mano

 

HONORÉ DE BALZAC pubblicò il suo Splendori e miserie delle cortigiane nel 1838. È un titolo che mi aiuta oggi, dopo aver letto su alcuni quotidiani – senz’altro fascisti – i commenti del capo della Anm (Associazione nazionale magistrati) sul tema referendum-magistratura. Mi aiuterà a capire e a cercar di far capire qualcosa a chi non disdegna di voler capire qualcosa. Direi non più dei venticinque manzoniani lettori.

In questi ultimi mesi non solo se ne sono lette d’ogni colore sulla magistratura che amministra la giustizia in nome del popolo italiano – da Lotti, a Palamara, al Csm, al non-presidente Mattarella, ad Amara e alle presunte logge ungheresi), ma personalmente ho vissuto, con tutto il disgusto che ho sempre espresso a prescindere in nome della libertà di espressione (art. 21 Costituzione), la consapevolezza che i primi a non rispettare la legge sono proprio loro: i Cavalieri Templari della Costituzione.

Immaginate come sono stato felice di leggere sul sito dell’Anm – non c’ero mai andato –, che «L’ANM è l’associazione cui aderisce circa il 90% dei magistrati italiani. Tutela i valori costituzionali, l’indipendenza e l’autonomia della magistratura». Ottima tautologia per coprire un vuoto di sostanza attraverso un ricco arzigògolo di formale ineccepibilità espressiva.

Visto quello che accade, quasi ogni giorno, nell’amministrazione della giustizia in nome del popolo italiano, sarebbe stato meno ipocrita e più pregevole se qualche spirito ameno avesse scritto la verità: «Tutela solo a parole i valori costituzionali, ma con fatti l’indipendenza e l’autonomia della magistratura tramutate in teocratica monarchia assoluta».

Con l’accesso agli atti si violano anche le professioni? Benissimo. Ora tocca ai giornalisti e gli sta bene; ma presto anche agli avvocati, si spera…

Leggo un titolo su un giornalicchio e mi confermo nelle mie convinzioni: «Il Tar obbliga la Rai a mostrare gli atti del programma Report».

Ormai la Cina – come amava ripetere il Grillo del Vaffanculo – è più che vicina: è in casa. Anche dei giornali che, a forza di leccare il culo del Pd e della sinistra, hanno permesso a tanti magistrati (non tutti, ma tanti e troppi) di arrogarsi ogni diritto: compreso quello di farsi corrompere liberamente senza il pericolo di dover pagare con la propria testa, perché tutti, praticamente, santi e dannati, continuano a sviluppare la carriera in automatico, senza scossoni e senza calci nel culo che li scaraventino, come giusto sarebbe, a lavorare per l’Alia e la raccolta differenziata.

Ed è quello che, prima o poi, capiterà anche ai cronisti pistoiesi e toscani che si sono tranquillamente attopìti (neologismo per: farsi topo) dinanzi alle grandi manovre Curreli-Martucci contro di me e Linea Libera, solo per aver chiesto che il ragionier non-dottor Ctu del tribunale, Romolo Perrozzi, che ha fatto ciò che ha voluto sul Montalbano area protetta con la complicità prima del Comune di Quarrata – regno di transfughi come Franco Fabbri e Iuri Gelli – dovesse essere riportato ad osservare leggi, norme e regolamenti.

Un duo – quello Curreli-Martucci – poi sostenuto, con un colpo di reni improvviso, inutile e dannoso, dallo stesso procuratore capo di Pistoia, Tommaso Coletta, messo in minoranza, come ho più volte scritto, dai suoi sostituti che, dinanzi a un preciso suo ordine di servizio, se la sono presa sul ridere, facendosela quasi addosso dal divertimento.

Gente comune? Infatti si è subito visto

Procura debole, quella di Pistoia, e che non ha mai funzionato fino da quando iniziai a scrivere nel novembre 1967, al tempo in cui in area penale viaggiava la coppia Manchia-Pintor.

Da allora una sequela infinita di debolezze, fragilità, bassi profili e – come credo di aver dimostrato in più di un caso – indagini “pilotate” a riposta chiusa se affidate, tanto per non far nomi, alla pg-carabinieri.

Non mettetemi sotto inchiesta: chiedetemi, invece, di pubblicarvi i documenti che possono provarlo, e io ve li pubblico da qui alla fine del mese di giugno. Così vi convincerete.

Questa procura debole, e perciò più pericolosa di altre, si è cristallizzata, nei decenni, in due forme evolutive del potere: prima c’è stato il regno assoluto di Manchia. Poi, finita l’epoca del Jurassic Park, si è passati alla “evoluzione veloce” da manipolazione genetica.

Darwin ci andrebbe a nozze e non sarebbe neppure costretto a trasferirsi alle Galápagos per spiegarcelo: dopo l’assolutismo regio, è giunta l’epoca del beuen retiro precedente la pensione o altri incarichi meglio retribuiti.

Paolo Canessa. E le promozioni “a unzione-Pd” all’Asl? Che fine fecero? Tutte all’archivio-cestino?

I procuratori-capo ci vengono – a Pistoia – solo per passare gli ultimi anni fra bassi profili con la volontà e l’impegno di non avere troppe grane.

Ecco perché preferiscono – piuttosto che affrontare seriamente i temi delle vere emergenze, come disfunzioni amministrative gravissime e macroscopiche; abusi d’ufficio; sviamenti di potere; falsi a ripetizione, corruzione nelle pubbliche amministrazioni etc.; inquinamento letale, amianto, Breda, Hitachi, Carbonizzo di Montale, tumori di Casalguidi, gallerie che crollano sotto Serravalle alto etc. –; preferiscono, dicevo, istruire “processucoli” da quattro lilleri per diffamazione a mezzo stampa “frignati” (il verbo è intransitivo, ma ci sta bene la forzatura ironico-satirica…) da preti-bestemmiatori come don Baronti; da sindaci inefficienti che si indignano perché gli diciamo che sono inutili (Sabrina Sergio Gori); da sindaci incapaci come il Benesperi di Agliana o il Betti di Montale i quali, richiamati a dovere, ci querelano per un baccalà e uno stoccafisso o perché – dicono loro – li abbiamo minacciati ed “estorti” (forzatura espressiva per indicare che si sentono vittime di estorsioni, minchia!).

Peccato che qui non si sia davvero nel bellissimo Sud, esaltato da tutti i laureati della Federico II di Napoli; ma da cui tutti gli esaltatori, fattisi Templari, scappano a gambe levate perché sanno che in Toscana alla parola minaccia non corrisponde né il termine lupara né quello di pistola, ma solo quelli di libertà di parola, di critica, di cronaca. Facilmente reprimibili e solo nell’1% dei giornali graditi ai viceré in corso legale.

Di fronte alla discarica del Cassero, del Fossetto o di Casa del Diavolo (tanto per dire un posto qualsiasi); dinanzi al puttanaio dell’inceneritore di Montale; ai tumori di Casale e Baco; alle irrorazioni selvagge dei vivai; dinanzi ai movimenti incomprensibili (apri il fascicolo e poi lo blocchi per quanto ti pare, perché dove c’è la Misericordia di mezzo, i Cavalieri del Tempio intervengono come i crociati – vedi e rivedi la questione Carbonizzo di Fognano); di fronte a salvati e sommersi in Comunità Montana, a chi “si fa il culo” per far vedere che si esiste e si è efficientissimi?

Che il Mazzanti voglia o no, le strade vicinali/interpoderali del suo Comune devono essere riaperte tutte: anche se le ha chiuse il ragionier non-dottor, Ctu del tribunale, Romolo Perrozzi. A Linea Libera ci chiediamo spesso che rapporti ci possano essere o essere stati fra Curreli e Perrozzi. Il signor Coletta se l’è mai posta questa domanda…?

A chi, come il Bianchini e Linea Libera, mostra (e lo fa con carte certe e ufficiali, e non con incarti di caramella) che il Comune di Quarrata è un casino; e che i suoi dirigenti e dipendenti adoperano 40 pesi e 40 misure e rilasciano falsi a raffica; che quello di Montale disfà un piano edilizio perché di mezzo c’è una Misericordia; che quello di Agliana parte con l’idea di chiedere il saldo all’ex-comandante Andrea Alessandro Nesti, che non ha mai vinto un concorso, e finisce – con il trio Benesperi-Ciottoli + Aveta – per garantirgli una via di fuga dalle responsabilità onerose a cui il fu comandante ha sottoposto il popolo di Magnino Magni, come dice il signor fratello della Blimunda, quel Cappellini che si nascondeva sotto falso nome e forse con profilo fake al pari della sorella letterata e seminatrice di zizzania coi suoi falsi profili Facebook e le sue sanguinanti ferite.

Ma il marito di Ella, il fu capo-vigili Nesti, aduso a presentare denunce anonime, viene assolto – grazie all’avvocato denti-davanti Niccolai (se non erro) in aula –; e viene assolto perché… cosa volete che sia una denuncinaa (farlocca, fra l’altro, e disinnescata dal capo stesso, Canessa, anch’egli in fuga da Pistoia) pur se anonima? È uno zuccherino, una cazzatiella.

No. A Pistoia se qualcuno deve andare sotto, ciò deve succedere non a chi commette il delitto, ma a chi parla dei delitti che vengono commessi. Sono gli uomini morali che sono insopportabili. Leopardi aveva ragione: è solo che i giudici o non sanno leggere o non hanno voglia di leggere, perché a non leggere e a non informarsi seriamente, si fa prima a arrivare a sera.

Personalmente fornii una trentina di nomi di unti del signore dell’Asl – la casa-madre della signora Daniela Ponticelli – prima che venissero promossi con concorsi truccati: ma Paolo Canessa preferì andare prima in pensione. E quel fascicolo fu lasciato morire così. Volete che vi pubblichi gli atti? Al massimo mi arriveranno altre 30 o 40 querele perché un Curreli e una Martucci che perseguitano, si trovano senza troppi problemi.

E l’Anm ha il coraggio di minacciare? Ha il coraggio di dire che reagirà ai referendum? Ha il coraggio di sentirsi un Olimpo di dèi casti e puri? Un’associazione che non dovrebbe neppure esistere – e che solo per questo puzza di Ungheria –, abbaia perché il popolo e la politica prendano paura e rinuncino ai propri diritti costituzionali? O non erano proprio loro, quelli dell’Anm, i Cavalieri Templari difensori del Santo Graal (per Luciano Padula, ubriaco alla guida, che assaliva i carabinieri, un Graal colmo di spirito di acquavite, però…) e della famosa Foederis Arca o Arca dell’Alleanza?

Il popolo ha il diritto di poter contare su «giudici morali»

L’ho caro – e non poco – anche per Report, che il Tar imponga alla Rai di mostrare i documenti, passando sopra alla libertà di stampa e ai diritti di una professione squalificata come il giornalismo. E come me la riderò a sganascio – scusatemi se è poco – quando tanti bravi ex-colleghi dell’Ordine dei Giornalisti della Toscana saranno costretti a giurare fedeltà assoluta alla magistratura impenitente come a un novello Mussolini. Voglio vedere cosa faranno per essere resistenti dell’Anpi!

Avete, tutti quanti, ciò che meritate, signori giornalisti. Attopìti come siete, non può che toccarvi una Cina in casa che vi dirà anche quando e come dovete andare a pisciare. Questo tempo porta solo da una parte: la dimensione di Fahrenheit 451. Guardatevi il film e imparate.

Il popolo sovrano ha diritto di avere giudici morali, non gente che non paga mai di persona né la propria ignoranza né la propria malafede.

Gli altri ricordino che, in dittatura, chi va in galera per reati di opinione sono solo quelli che salvano il culo a tutti gli coloro che hanno taciuto perché, invece di adoperare la lingua per parlare e dissentire, la usavano per leccare il culo del potere. Sandro Pertini, settimo Presidente della Repubblica Italiana, non fu un delinquente comune, ma un resistente e un liberatore.

Occhio, Pedrito! Non fare troppo la mossa del cavallo. A Agrùmia al massimo è conentita solo quella del mulo

Nota finale. Luca Pedrito Benesperi è convinto che io andrò in galera.

Anche lo zio Hitle (dal Vernacoliere) era convinto di vincere la guerra.

Lo zio finì bruciato con la benzina. Pedrito in galera c’è già e da sempre: chiuso dalle sbarre dell’in-intelligenza e della sua sviluppatissima cultura del compromesso.

Non se ne accorge e nel frattempo gioca a scacchi con il Nesti, l’Aveta e il Ciottoli. Mentre le stelle stanno a guardare me.

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]


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