POSTE, QUANDO LA «P» SIGNIFICA PSICOSI

Ore di attesa perché ormai la corrispondenza e i pacchi non interessano più a quella che è diventata una banca
La macchina infernale...
La macchina infernale…

PISTOIA. È estate, si sarebbe detto un tempo. Come a dire, c’è una complicazione, ma è facilmente spiegabile: siamo nella stagione della villeggiatura, non sottilizziamo. Roba per ricchi, la villeggiatura: adesso l’estate è una stagione, ancor più calda ancor più umida almeno in Italia (siamo passati, per colpa nostra che abbiamo rovinato l’ambiente, a un clima subtropicale), come le altre: di lavoro e di fatica.

Iddio abbia in gloria Poste Italiane, che se non ci fossero andrebbero inventate. E così gli operatori di Poste Italiane, tranne rare eccezioni (ma in tutte le professioni, in tutte le aziende ci sono sempre le eccezioni a confermare la regola: se no il detto andrebbe a carte quarantotto). Via, via, non scherziamo. Torniamo seri.

Seri com’eravamo ieri, in uno degli uffici più operosi di Poste Italiane, quello posto in zona stadio Marcello Melani, a Pistoia. Prendiamo il numerino alle 16.49: P34, che non è una nuova loggia massonica né un modello di pistola, ma solo un modo di dire “cittadino numero 34 per pacchi e raccomandate”.

Col trascorrere dei mesi, a forza di inviare pacchi, buste e lettere, abbiamo saputo che la P, purtroppo, chissà perché chissà come, ogni tanto non esce. E non solo nell’ufficio in zona-stadio. C’è capitato di girare la città di Pistoia, di andare “in trasferta” ad Agliana o in altri luoghi della provincia e abbiamo sempre trovato un’anima buona che, dopo averci fatto attendere un mucchio di minuti, forse per vedere l’effetto che fa, ci ha raccontato che la P spesso non esce dal sistema automatico della numerazione, ecc. e che quindi bisogna che sia chiamata a voce da un operatore, ecc. e che dunque è necessario aspettare un po’ e poi farsi notare, farsi furbi (?) insomma. Bene.

...dispensa biglietti per l’Inferno
…dispensa biglietti per l’Inferno

Ieri, purtroppo, eravamo in ritardo a un incontro di lavoro e, di conseguenza, avevamo pure fretta. Aspettiamo 10 minuti: escono le A, le C e le E, ma nessuna P. Va bene, sbuffiamo un po’, ma restiamo seduti, al nostro posto. Attendiamo 20 minuti e il fatto che la P non sia ancora uscita ci fa avanzare verso un’operatrice e chiedere come stia la questione oggi: usciranno?

Non ci sanno rispondere, ci dicono solo che 2 sono le addette a chiamarla. Dopo 28 minuti – consentiteci se la pazienza è terminata – abbiamo domandato del direttore dell’ufficio. A lui, che in realtà era una lei, abbiamo soltanto chiesto il motivo della mancata uscita della P, sentendoci replicare a muso duro “la P prioritaria non esiste più”.

P prioritaria? Manco sapevamo che esistesse, nostra colpa, nostra grandissima colpa. Ma va bene, prima che qualcuno si arrabbiasse – sta’ a vedere, fai 28 minuti d’attesa, escono tutte le lettere e nessuna P e ad arrabbiarsi sono pure gli altri – ne abbiamo approfittato per rendere edotti alcuni altri clienti, spazientiti pure loro e incuriositi dalla nostra dinamicità.

Ecco allora, la soluzione: la direttrice ha gentilmente dato il permesso a un’operatrice di chiamare a voce i clienti con la lettera P et voilà, subito è toccato a noi: P34 dopo mezz’ora di attesa. Abbiamo fatto le spedizioni che dovevamo fare, l’operatrice è stata gentilissima, ma la beffa doveva ancora arrivare: stavamo andando via e… all’improvviso il sistema che cos’ha chiamato?

P34… dopo 31 minuti dal nostro ingresso nell’ufficio e chissà quanti dalla P33, il cliente precedente. Ah, chi non crede ai miracoli!

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