POVERA ITALIA DI SERVI DELLA GLEBA

La Ronda
La Ronda rompe… ma è quello il suo compito!

MONTAGNA. Nei giorni scorsi Loppa & Bracco hanno fatto una passata in Montagna per cogliere, in forma ironico-satirica, gli aspetti più caratteristici del disarmo dell’Appennino: aspetti che proprio le falangi ex-comuniste, e oggi pseudoriformiste, di Enrico Rossi e dell’Assessore Marroni (ex-Fiat e carico di soldi e prebende pubbliche), hanno posto in essere da quando hanno ridotto la sanità toscana in un paio di mutande lacere da sanculotti.

Le truppe cammellate del Partito Demo[Cristiano o Cratico scegliete voi…] si sono subito agitate e hanno messo in subbuglio gli infermieri del fu ospedale di San Marcello, che hanno fatto il diavolo a quattro perché, nei pochi istanti di video «à prise de cul», girato allo pseudo pronto-soccorso dei nostri stivali (oggi primo soccorso, ma anche ultimo, se non interviene un Pegaso), il loro viso venisse cancellato e oscurato.

È il caso di ricordare, a questi «servitori del popolo» – perché tutti i pubblici dipendenti lo sono – che il loro viso non è una proprietà privata: è una proprietà tanto pubblica, che tutti loro avrebbero il dovere – cosa che spessissimo non fanno – di portare sul petto una bella tesserina con tanto di fotina dei loro begli sguardi, in cui c’è scritto sopra il loro nome e cognome e un bel numero di identificazione: anche per fargli fare dei cazziatoni, se dovuti.

Nessuno li ha filmati fuori di quel luogo pubblico o a casa mentre sono in mutande sul divano come Homer Simpson, in quanto tale: un luogo che non è soggetto ad autorizzazioni e censure. Ma questo, forse, certi compagnucci di parrocchia non riescono non diciamo a capirlo, ma nemmeno a concepirlo, abituati come sono, sin dai tempi di Don Camillo e Peppone, a far tutto (censura compresa) in nome dell’interesse superiore del popolo a cui, in settant’anni di partito nient’altro hanno fatto che tirarglielo in tasca di striscio e di sponda.

Per non discutere troppo – tanto, poi, chi non capisce non capisce e di due che discutono almeno uno deve essere più intelligente – abbiamo cancellato il viso, pur se non eravamo tenuti a farlo: d’altra parte se se ne vergognano, peggio per loro.

L’insopportabile è che – ci hanno riferito – qualche babbeo, di quelli che non mancano mai, più o meno acèfalo, è perfino andato dai Carabinieri a denunciare i nostri collaboratori per interruzione di pubblico servizio.

E qui siamo dinanzi alla più smaccata corbelleria piccì-caratterizzante. Se interruzione di pubblico servizio c’è stata, in Montagna, essa è venuta proprio da quell’Asl 3 di compagni rossi di Rossi quando la Direzione Abati ha preso a rasoiate l’ospedale ancor prima che fosse stato deciso il piano sanitario dallo stesso Consiglio Regionale: non saranno stati certo né Loppa né Bracco a interrompere un pubblico servizio facendo tre minuti di ripresa stile Striscia-Gabibbo o Crozza: non si saranno certo messi stesi sulle porte perché nessuno potesse entrare e uscire come quando gli operai di sinistra bloccavano binari e strade. Loppa e Bracco hanno fatto la stessa cosa anche al comando della polizia municipale di Pistoia e nessuno ha avuto di che ridire.

Evidentemente l’idiozia dei servi della gleba, che caratterizza certe frange politiche specie  in campagna elettorale, torna a galla e riconferma la legge dell’evoluzione involutiva di chi usa come dentifricio la Costituzione italiana, ma meglio farebbe a fare gargarismi con l’acido nitrico.

Povera Italia e poveri cittadini normali. Da parte nostra abbiamo scelto di fare i giornalisti non per essere degli impiegati di partito come altri, ma solo per onorare quell’articolo 21 della carta costituzionale, che prima fra tutti è la sinistra a non volere.

Quanto ai Carabinieri, davvero benemeriti solo per aver ascoltato questi gonzi (gonzi e non ganzi!), potranno pensare a fare di più e meglio, solo se ripensano a tutti i casini della Comunità Montana che hanno avuto ed hanno ancora fra i piedi, piuttosto che occuparsi di una serie di battute che mettono a nudo l’inefficienza, lo squallore e, quindi, la crudeltà di una politica e di una pubblica amministrazione che, per essere ammodernata e resa davvero efficiente (e non basterà certo quel bamboccio di Renzi) prima dovrebbe essere assolutamente epurata.

Dalla Vetta d’Italia a Lampedusa. Senza pietà.

Sostenete questo quotidiano con un piccolo contributo attraverso bonifico intestato a

«Linee Stampalibera» Iban IT64H0306913834100000008677 su Intesa San Paolo Spa - Pistoia. Riceverete informazioni senza censure!

Print Friendly, PDF & Email

2 thoughts on “POVERA ITALIA DI SERVI DELLA GLEBA

  1. quello che stiamo vivendo sa del surreale leggiamo articoli di giornale dove addirittura il sindaco di Abetone dice di dar battaglia per salvaguardare l’ospedale Pacini
    ( spiegateglielo voi che oramai il malato è morto perchè forse non se ne rende conto visto che èra super impegnato a gestire gli impianti di risalita all’abetone per far cassa e non a gestire una amministrazione comunale compreso la sua giunta.
    Non si ricorda nemmeno di aver firmato la ristrutturazione) non c’è stato vagito quando la popolazione della montagna si è ribellata a una situazione relativo alla costituzione dei vari comitatai per ospedale comunità montana, dove tutte le amministrazioni non hanno fatto altro che accettare tutto quello che gli veniva sottoposto sia dal il sig. rossi in capo che la asl 3.
    la montagna è stata spogliata e viene spogliata continuamente di tutto ma è quello di cui il popolo sovrano necessita per il suo benessere visto che quell’indotto industriale creato per necessità in tempo di guerra da anni non esiste più e la conversione nell’indotto che è il turismo nessuno lo vuol intraprendere……………(forse vogliono farci una riserva e i montanini faranno la fine degli indiani. )
    ora cosa può fare il popolo sovrano prendersi la sua sovranità e eliminare tutte queste marionette e mandarle a casa è una vergogna sottostare a dei soprusi o forse i montanini sono dei sadici e allora si spiega perchè sopportino tutto questo.

Lascia un commento