«PRESIDENTE ALIBRANDI, TORNIAMO ANCORA SULL’ART. 37!»

Il grosso problema dei conflitti d’interesse e dell’obbligo di astensione tocca anche gli avvocati di Pistoia
Giuseppe Alibrandi, Presidente dell'Ordine degli Avvocati
Giuseppe Alibrandi, Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Pistoia

Egregio Avvocato Alibrandi,

torno a disturbarla nella sua qualità di presidente dell’Ordine degli Avvocati di Pistoia, perché in data 2 e 11 maggio 2014, con articoli su Linee Future [*], chiedevo se l’articolo 37 del codice di deontologia professionale che prevede “l’obbligo di astensione” – dicesi obbligo, quando “le parti confliggenti si rivolgono ad avvocati che siano partecipi di una stessa società di avvocati o associazione professionale o che esercitino negli stessi locali” – fosse normalmente rispettato (vedi Codice Deontologico Avvocati [art. 37 pag. 12]).

A questa mia domanda, cortesemente rispondeva scrivendo di “non poter esprimere valutazioni in ordine a casi nei quali potrebbe essere chiamato a pronunciarsi (l’Ordine degli Avvocati – n.d.r.) nell’espletamento delle proprie funzioni disciplinari” [**].

Correva l’Anno Domini 2014, mese di maggio.

Come si evince dalla lettura degli articoli allegati, la richiesta di chiarezza interna all’Ordine, che lei rappresenta, si coniugava alla giusta e doverosa esigenza degli utenti che all’Ordine, cioè ai suoi iscritti, si rivolgono quotidianamente per libera scelta o per necessità.

Mi risulta pure che in alcuni procedimenti giudiziari di pubblica rilevanza, e che hanno occupato le pagine di cronaca locali e nazionali, tale principio non sia stato rispettato o lo sia stato solo parzialmente, tanto che il Procuratore della Repubblica di allora ebbe a notiziare ufficialmente l’Ordine che era in corso una precisa attenzione del suo Ufficio, credo, proprio in merito al disatteso comportamento di cui all’art. 37 del codice deontologico o, forse, addirittura relativo a comportamenti ben più rilevanti perché “conditi” da denunce.

Se sono in errore, la pregherei di significarmelo, affinché io possa fare pubblica e doverosa ammenda.

Comunque, sia che la Procura della Repubblica abbia “messo gli occhi” o meno su certi comportamenti, io insisto nelle domande a suo tempo formulate nei precedenti articoli, e chiedo se le funzioni disciplinari intraprese dal suo organo interno di disciplina abbiano portato a qualche risultato o meno.

Tutto ciò chiedo – e se ne avessi il potere pretenderei di saperlo –, anche perché ho la sensazione, sgradevole, che di certi personaggi o di certi comportamenti non si debba parlare perché… “cosa nostra è”.

La risposta di Alibrandi
La risposta di Alibrandi [2014]
Al contrario io sostengo che è “anche” cosa nostra, del cittadino che ha diritto di scegliere, dovendolo poi giustamente pagare un professionista che sia tale e che operi secondo canoni di indubitabile e dimostrabile correttezza.

E su questi comportamenti ha il dovere e l’obbligo di vigilare un Ordine, quello appunto quello degli Avvocati, che nel suo stesso interesse deve dimostrare che i tanto decantati princìpi di democrazia e di rispetto delle regole, prima ancora che enunciate e difese all’esterno, in dibattiti e convegni per lo più autoreferenziali e, ancor più, nelle aule di giustizia, permeano naturalmente, e senza minimi dubbi, gli studi professionali e le persone che vi operano attraverso un comportamento, oltre che codificato dal proprio albo, rispettato con la serietà che tale onerosa professione comporta.

Non conosco, né mi interessa, quale sia l’iter di accertamento relativo all’inosservanza dell’art. 37 del codice di deontologia professionale e le sue procedure; a me sembra che sia per quanto concerne la vicenda Comunità Montana, sia per quanto concerne la vicenda Cip e Ciop, forse – dico forse – l’art. 37 può essere stato interpretato come carta straccia e l’obbligo di astensione letto come Cicero pro domo sua.

Come vede, egregio Presidente, entro proprio nello specifico; lo faccio con spirito di servizio verso la Legge e la Giustizia, quella maiuscola e senza debordanti decolté, affinché si possa tranquillamente continuare ad affermare che la Legge, che regola i comportamenti umani, è correttamente intesa e interpretata, oltre che dai Magistrati, dai suoi custodi deputati, cioè gli Avvocati.

Questo è quanto. Buon lavoro!

 

[*] – Vedi:

[**] – Vedi:

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