presidi, «pugni de fero» & pugnette. LUCIA MAFFEI NON HA TEMPO DA PERDERE CON LA VAB: NIENTE FESTA PER I “QUINTINI” DELLE ELEMENTARI

Il professor Giuseppe Leonardi, glottologo emerito che un dì insegnò al Forteguerri di Pistoia, era solito ripetere al professor Vasco Gaiffi, maestro e luminare di tante generazioni: «Facciamoli noi i prèsidi. Siamo normali e così leviamo due posti a dei complessati inefficienti». Non aveva tutti i torti vedendo cosa fanno e disfanno questi insostituibili «dirigenti» ma forse solo del getto della loro pipì – “absit iniuria verbis”!
«Mi piace insegnare e stare dalla parte dei ragazzi … ma dopo tanti anni c’è anche la voglia di mettersi in gioco su altri piani», queste le sue dichiarazioni quando prese possesso del regno nel 2012

LA SCUOLA LA FANNO ALLIEVI E INSEGNANTI

PER BLOCCARE IL TUTTO C’È LA PRESID-CARD


L’istituto onnicomprensivo Enrico Fermi di Casalguidi

 

Meglio un morto in casa che un pisano all’uscio

Proverbio lucchese di origine medievale nato dal fatto che la Repubblica di Pisa era solita attaccare e saccheggiare la Lucchesia: per questo era meglio avere un morto in casa che un guerriero pisano alla porta


 

CASALGUIDI. Un genitore ci scrive:

L’ultima campanella ha rischiato di non suonare per i tanti bambini della quinta elementare della scuola di Casalguidi e Masotti.

La Vab, infatti, voleva organizzare il saluto finale degli alunni che il prossimo anno sarebbero passati in prima media. Un modo per ringraziare gli insegnanti per questi cinque anni trascorsi insieme al termine di un percorso di crescita importante.

La festa di sarebbe dovuta tenere nel giardino interno del plesso scolastico di Casalguidi e dell’asilo di Masotti, la Vab aveva preso tutte le misure di sicurezza dal distanziamento di un metro richiesto per gli spazi aperti, dalla presenza di un solo genitore per bambino, da percorsi divisi tra entrata e uscita, dall’uso di mascherine, guanti e la misurazione della temperatura prima di entrare all’interno del giardino stesso.

I bambini sarebbero stati fatti accomodare nel giardino seduti per terra di fronte agli insegnanti e dopo, uno alla volta, avrebbero sfilato davanti a loro per un saluto finale.

Una festa semplice e senza pericoli che però la preside del plesso scolastico ha voluto negare andando anche contro quelle che sono le disposizioni del governo in materia di regole riguardanti gli spazi aperti, dove è consentito svolgere attività nel rispetto delle norme.

La festa, che si chiamerà appunto “L’ultima campanella”, però, si svolgerà ugualmente perché il sindaco Piero Lunardi ha accolto favorevolmente l’iniziativa della Vab e insieme hanno deciso di far svolgere la manifestazione nel giardino sede della Vab in via del Redolone e a Serravalle all’interno del giardino della scuola dell’infanzia di Masotti.

 

SE UN INSEGNANTE MANCA, LO VEDI

SE MANCA IL PRESIDE, SENTI CHE SI STA MEGLIO

 

QUANDO la dottoressa Maffei (classe 1959) prese in mano il timone della scuola di Casalguidi, rilasciò al Tirreno questa dichiarazione: «Mi piace insegnare e stare dalla parte dei ragazzi … ma dopo tanti anni c’è anche la voglia di mettersi in gioco su altri piani». Era il 6 settembre 2012, otto anni fa.

In gioco la Maffei ci si è messa e molto bene, si direbbe. La carriera ha saputo farla e l’epilogo (vincere il concorso da preside) non è stato quel miracolo che veniva presentato ai lettori del Tirreno. Come ho sempre detto e scritto, non si diventa presidi se non siamo bene integrati nel sistema, realisti più del re e, se in aggiunta, non si vive di solo pane, ma anche e soprattutto di Cgil.

La preside Maffei con l’ex-sindaco Mungai

Continuo a leggere sul Tirreno di allora: «Nelle scuole dove ha militato come docente ha spesso rivestito incarichi di collaborazione con i dirigenti didattici. Da qui l’avventura del concorso direttivo e la chiamata al Fermi. Non è certo facile passare in così poco tempo dalla cattedra e l’insegnamento ad un ruolo di grande responsabilità, ma Lucia Maffei è pronta per questa nuova avventura, sapendo di poter contare su tante persone che non le faranno mancare il loro sostegno».

Cari compagni, la storia si legge dalle fonti, anche se voi non lo sapete perché siete nati e cresciuti nella quadrupedìa della scuola di don Milani. E l’articolo del Tirreno è una fonte, ben precisa e qualificata, da cui si estrae perfettamente «la formula che mondi possa aprirti», direbbe Montale (non il Comune del sindaco Betti, anche lui comunista doc, perlopiù reticente su quel puttanaio del Carbonizzo di Fognano) nel mondo di quei dirigenti («un ruolo di grande responsabilità») che, come il popolo del Marchese Del Grillo, «non sono un cazzo», anche se si gonfiano con un sacco d’arie, come il rospo d’Arezzo chiuso in gabbia.

Ecco la formula solita, comunista e santificata, per diventare presidi-dirigenti, che si distinguono dai professori solo perché intascano più del doppio faticando la metà, poiché la cosa più impegnativa che possano fare è applicare una circolare ministeriale al millimetro, sagagnando i coglioni ai docenti, loro «plebea forza-lavoro»:

LEGGE DELLA COOPTAZIONE BOLSCEVICA

Luigi Berlinguer. Come ministro avrebbe voluto cambiare la scuola, ma scelse di fare dirigenti tutti i mebri della Kazzen-Jugend di sinistra

La cooptazione esclude qualsiasi merito che non rientri nell’ossequio al potere, nella fattispecie del Pd:

l’aspira[polvere]nte preside deve avere «spesso rivestito incarichi di collaborazione con i dirigenti didattici» – i quali, perlopiù, sono tutti ideologi del Radical Rolex Club ciggiellico-capalbiano; il che significa che sono sempre e comunque pronti ad applaudire il re in mutande, dicendo che il vestito invisibile che indossa è un capolavoro come il manto del papa quando andava in sedia gestatoria

titolo di preferenza sarà la militanza in Cgil & dintorni nonché l’aperto schieramento in un partito democratico e antifascista (al massimo si può scendere a un M5S come l’Azzolina, ma solo se i grillini sono al PoDere, sennò, no)

in subordine – ove gli aspiranti non siano atei e stalinisti – si diventa presidi se si è fatto il superiore dalle suore e se si è tesserati del catto-comunismo.

«Non è certo facile passare in così poco tempo dalla cattedra e l’insegnamento ad un ruolo di grande responsabilità»: è la solita tromboviolinata della stampa organica nei confronti del potere; che è come un cono crema-e-cioccolato, e che deve essere trattato in un solo modo: linguate in tondo, perché non sgoccioli sulle mani e sui vestiti.

Deve essere stata colpa delle mascherine, Vab! La prossima volta state più attenti

I presidi sono così fondamentali, nella vita delle scuole, che tutta la sinistra che oggi ha paletti e tiranti nei presidi Kazzen-Jugend 2020, negli anni dal 68 in poi, voleva abolire la carriera del preside (allora erano tutti fascisti a prescindere) per sostituirla con presidi eletti democraticamente. E ora fatevi una domanda intelligente, se ce la fate: quando il preside non c’è, la scuola si ferma o viaggia anche meglio perché nessuno rompe i coglioni a chi lavora in classe?

Non entro nella polemica «no acquasanta a scuola», faziosamente faziosa tra preti e mangiapreti, di cui la Maffei, professoressa di matematica, è stata protagonista sin da sùbito: sono solo cagate pazzesche, da Fantozzi.

Credo, però, di aver capito perché la dirigente scolastica ha detto no alla Vab. Deve aver visto che, dentro la Vab, ci doveva essere qualche infiltrato di Livorno e non devono esserle piaciute punto le mascherine acquistate per la festa delle quinte elementari (giudicate voi dall’immagine).

FINALINO CON BOTTO

Palamara e Malafede, benedetto a chi ci crede!

Qualche giorno fa, alla media diretta dalla signora Maffei «I ragazzi della scuola secondaria di primo grado “E. Fermi” di Serravalle hanno incontrato, giovedì 28 maggio, Alessandro Gallo. Una “lezione” di educazione alla legalità on line con 200 alunni collegati: Gallo, scrittore e uomo di teatro, ha raccontato la sua storia: predestinato per tradizione di famiglia alla Camorra ha cambiato rotta e destino, dimostrando che si può fare».

Una videoconferenza assolutamente lodevole, ma gestita alla maniera dei matematici: seguendo un metodo teorico. Consigliabile, la prossima volta, scendere in terra e collegare, alla chat didattica, anche altri due personaggi fondamentali per capire il valore della legalità: il signor Luca Palamara e lo s-ministro della giustizia Malafede che, senza opposizione alcuna dal Pd, ha mandato in vacanza a casa 500 mafiosi.

Altrimenti i bambini verranno educati solo alla visione del Pd, quel partito-zombi che Mattarella tiene in vita solo grazie alle pompe di ventilazione da Covid-19.

Bravo il Lunardi. Nonostante i casini che ha da tutte le parti, questa l’hai fatta bene. E va detto.

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Diritto di cronaca, critica, satira, tricche tracche e botti di capo-danno

Solo un comunista può credere a quello che dice un altro comunista


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