prima della bufera. GLI DÈI PREFERISCONO IL RELIGIOSO SILENZIO

«Se siamo stati settant’anni  senza guerra in Europa, lo dobbiamo al fatto che l’Europa è andata a scaricare le bombe dappertutto nel mondo»
Un film agghiacciante

TROVO gente per strada, al supermercato, in treno, che mi chiede perché ho smesso di scrivere: e devo dire che un po’ mi lusinga, ma ancor più mi imbarazza.

Sono ancora vivo, ma rispondo con convinzione che questo non è il momento di scrivere, perché ci sono troppi lestofanti che non sanno leggere, troppi politici cialtroni e troppi profittatori che ci stanno succhiando sangue e midollo “alla faccia – avrebbe detto Totò – del bicarbonato di sodio”.

L’Italia di oggi mi fa venire in mente un  film apocalittico che forse pochi hanno visto, ma che meriterebbe maggior considerazione da parte di tutti: La venticinquesima ora.

Anche lì, se non sbaglio, c’è uno scrittore che smette di scrivere perché avverte l’arrivo del cataclisma nazista.

Lo stesso càpita a me da ormai quasi due anni: riconsidero la storia d’Italia, che ho vissuto dal dopoguerra alla caduta del muro di Berlino, e le “mutazioni” che sono giunte dopo: oggi viviamo in una terra che non ha più niente di patrio e che è una pianura pannonica arrembata da Attila e dai suoi uomini (con il massimo rispetto per loro, sia chiaro).

Abbiamo una nazione che non è nazione, ma un’accozzaglia di genti sia italiche che europee ed extraeuropee; abbiamo – e lo sappiamo tutti, ma fingiamo di non saperlo – un parlamento che è, in buona sostanza, illegittimo grazie a una legge da vin rosé (ma forse meglio “ruspo”); abbiamo un presidente (?) della repubblica che, da perfetto giudice sostituzionale, si è fatto eleggere da un parlamento da lui stesso definito, poco prima, illegittimo se non illecito; abbiamo due papi, uno vero e un… supplente; abbiamo due governi, uno leghista e uno non-si-sa-bene-cosa; abbiamo avuto ministri, analfabeti o quasi, alla pubblica istruzione; abbiamo avuto quattro governi non votati da nessuno, ma imposti per diktat dal presidente che applaudiva i russi a Budapest; viviamo in un’eterna contraddizione fra il bene e il male, senza che gli uomini che dovrebbero fare chiarezza e giustizia, capiscano, sappiano e vogliano lavorare per quello per cui sono pagati: e l’unica cosa che ci propinano sono le puttanate, identiche su ogni tv, che finiscono con l’ammazzarci di “spettacolismo demenziale”, giornate intere di frittelle in tv (pranzi, cene, torte, spreco di ciccia e di cibo), stronzate di ogni genere che rappresentano alla perfezione un mondo – come lo definì un caro amico – “sconclusionato”.

Perché scrivere? I giovani non sanno leggere, gli adulti non vogliono leggere: e una volta che si sono dette quattro demenze sull’accoglienza o sui pregiudizi di genere o sul sessismo o sulle parole create alle elementari da maestrine della Cgil, stile “petaloso” e “felicizia” (che tanto è piaciuto a Mattarella!) siamo a cavallo. E ve li immaginate tanti somari a cavallo? Mitico, direbbe Homer Simpson.

Dunque, amici, meglio tacere. L’oracolo di Delfi agli ateniesi che si lamentavano del fatto che, pur facendo tanti sacrifici e feste agli dèi, raccoglievano meno successi degli spartani che non celebravano feste grandiose, rispose che gli dèi preferivano il “religioso silenzio”.

Siamo in un paese-barcarotta senza remi né timone: ci dobbiamo aspettare solo la fame (sia fisica che spirituale), una nuova guerra – prima fra poveri e poi fra popoli –, un secolo buio di ingiustizie sociali, sopraffazioni, discriminazioni e angherie.

Se siamo stati settant’anni  senza guerra in Europa, lo dobbiamo al fatto che l’Europa è andata a scaricare le bombe dappertutto nel mondo.

Ora dobbiamo pagare per quello che è stato fatto, anche se noi non siamo colpevoli.

Solo dieci persone del pianeta vogliono tutto questo: hanno tutte le ricchezze nelle loro mani e se le tengono, proprio nel momento in cui, mai come ora, sarebbe sacrosanto ridistribuire tutte le risorse a vantaggio di tutti con un principio aritmetico ferreo e ineluttabile.

Ma la pigrizia è troppa: e l’ignoranza ancora di più.

[Edoardo Bianchini]

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