privacy, ma come ce pare. UN’AVVOCATA CI SEGNALA UNA VIOLAZIONE E PROPRIO DENTRO IL PALAZZO DI GIUSTIZIA

Riportiamo due eloquenti immagini prese nell’ingresso al secondo piano del Palazzo di Giustizia. Va tutto bene così?


 

Così è, se vi pare…

 

PISTOIA. Una avvocatessa (muy indignada) ci dà due immagini per segnalare una clamorosa evidenza di fascicoli “abbandonati” al secondo piano del palazzo di giustizia di Pistoia.

La serie di faldoni riportano nome e cognome, oltre ai numeri del registro generale di alcuni procedimenti penali, che saranno sicuramente chiusi e destinati all’archivio, vogliamo immaginare e sperare: anche perché ci dicono che sono lì da almeno un mesetto.

I faldoni sembra che non sono custoditi e potrebbero essere presi da qualunque passante da consultare con comodo, violando il presupposto di privacy.

Enon è solo questa la nota critica, anche se potrà sembrare un abuso di “lieve entità”.

Faldoni abbandonati di vecchi processi penali. 1

Faldoni abbandonati con nomi di imputati e numeri di cronologico dei processi penali. 2

Avete provato a chiedere un certificato di 335 cp? Ci vuole parecchio tempo, ma se non vi chiamate Ferdinando Betti no. Bastano 4-5 giorni: perché tutti i cittadini sono uguali dinanzi alla legge. Avete fatto una richiesta, dopo diciotto mesi, per un fascicolo “dimenticato” dai procuratori evidentemente distratti da cose a loro più care?

Insomma, l’episodio potrà apparire come di lieve entità, ma in realtà, come ci spiega la professionista, è l’espressione diretta della disorganizzazione che vige negli uffici giudiziari pistoiesi e che si riflette sull’ultimo anello della catena, il più debole, cioè il cittadino, spesso chiamato a processo per reati insussistenti o esasperati da una pubblica accusa che, a Pistoia, sembra avere una dote di accanimento e severità sconosciuta nelle altre procure italiane. Insomma il cerino resterà in mano alla “gente comune” tanto cara al sig. Coletta, che aveva dato tante rassicurazioni al momento del suo insediamento.

Chiaramente, questa situazione di “disservizio organizzato” è ben apprezzata e gradita dalla categoria degli avvocati che sono chiamati dai cittadini sottoposti alle azioni di una giustizia “ingiusta” a farsi pagare delle profumate parcelle: e questo è dimostrato dall’inerzia che la categoria e le stesse Camere penali mostrano di tenere sull’annoso problema.

Questo episodio è un argomento emblematico, uno “spot” che permette – se mai ce ne fosse bisogno – di capire perché andare a votare sui referendum della Giustizia con tutti “Sì”.

Il 12 giugno, si vota per un tentativo di riordino di una giustizia che non sia strumento di fazioni politicizzate (sentitevi qui lo scontro Carlo Nordio/Domenico Gallo, nella trasmissione del 13 maggio scorso, dal minuto 20).

Alessandro Romiti
[alessandroromiti@linealibera.info]


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