pro-life. GIANNA JESSEN A PRATO

Anche gruppi di religiose presenti ad ascoltare Gianna Jessen

PRATO. La cosa che ci ha colpiti di più, oltre al fervore e al trasporto dei partecipanti, è stata l’insolita presenza di un gruppo di religiose che sicuramente erano immerse nella più accurata attenzione delle parole della traduttrice e ce le immaginiamo mentre pregano per le istanze di vita che sono state predicate.

Gianna Jiessen si presenta con un sottotitolo che lascia chiunque attoniti: sopravvissuta all’aborto.

Un aborto maldestro (con la tecnica della soluzione salina) che però l’ha comunque lasciata leggermente disabile nella deambulazione, ma integra nell’animo e munita di una fervente intelligenza che oggi viene posta al servizio di chi non potrà e non può parlare.

La sala gremita con oltre 400 partecipanti

Se vale il principio: chi salva una vita, salva l’umanità potremmo affermare che Gianna è con la sua esperienza e per paradosso, la raffigurazione in carne e ossa di un “campo di sterminio”, essendone lei una sopravvissuta.

La sala gremita di sinceri ammiratori venuti anche da Bologna per ascoltare Gianna è stata immersa nella narrazione di appena mezz’ora della profetessa americana del pensiero pro-life che ha gettato la platea in un silenzio davvero religioso, o forse è meglio dire spirituale, per come denso di angoscia.

Le lunghe pause della narrazione di Gianna, valevano molto di più delle parole precedute, avendo per oggetto una vicenda umana con esiti agghiaccianti, dove la combinazione degli eventi – dice lei, guidati dalla mano di Gesù – le  ha permesso di vedere salva la vita, con questa e altre testimonianze da intendersi in favore dei più deboli, ogni giorno ancora oggi, sterminati.

Profonda l’angoscia che si è diffusa tra la platea, quando Gianna ha – con agghiacciante disinvoltura – narrato del suo incontro con la madre biologica (che l’avrebbe voluta uccidere all’acerba età di 17 anni) avvenuto oltre venti anni fa dopo una manifestazione pubblica come quella di Prato. Gianna ha precisato che l’aveva perdonata, ma non intendeva rivederla mai più.

Poi l’episodio è stato stemperato dal dolce ricordo della madre adottiva, spentasi quattro anni or sono a oltre 90 anni.

Partecipare a una serata con Gianna è una prova di sofferenza, che impegna chiunque a scuotere la coscienza sopita e aprire una finestra nell’obliò della piaga dell’aborto, scendendo in un pozzo di inquietudini e angosce che possono essere sedate solo con forti dosaggi di Carità cristiana.

Chi non ne ha, non potrà dunque capire il contesto e la portata del dramma che è universalmente diffuso, con l’aborto, ma solo giudicarlo in un ambito formale di un distorto evento socio-sanitario.

Tra il pubblico, alcuni valorosi testimoni della cultura pro-life, Emanuele Giacomelli di Montale, Massimiliano Barni di Prato, Angelo Zampini e numerose le mamme che hanno tre/quattro figli, autentiche testimoni di una fattiva esperienza per la vita.

[Alessandro Romiti]

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