processo politico 1/appendice c. PLATONE AVEVA L’ACCADEMIA, ARISTOTELE IL LICEO: PISTOIA PUÒ CONTARE SU PROCURA E AULA SIGNORELLI. E NON MENO SULLA COERENZA DI MAGISTRATI E AVVOCATI

That’s Vanni Fucci’s Pistoia and of the pseudo-Justice hovering there. God save the Prosecutor’s Office!


Va da sé che i cosiddetti giornalisti non sono un mirabile esempio di coerenza, lealtà e buonafede come vorrebbe la legge istitutiva del loro [dis]ordine. Ma se Atene piange, Sparta non ride: non appena fissiamo lo sguardo sul comportamento degli avvocati (e del loro [dis]ordine) e dei magistrati (e del loro Csm) che, in quanto legati, per etimo, all’avverbio latino magis (che significa più; da cui il termine magister, cioè “maestro”) dovrebbero essere più meglio di tutti gli altri nel fornire luminosi esempi di lealtà, buonafede, terzietà e imparzialità a garanzia della [pseudo]uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge…


 


 

TRA IL DIRE E IL FAR, QUALUNQUE COSA SIA,

NON CI SARÀ NEL MEZZO “IPOCRISIA”?

 


 

E invece – e ve lo dimostro nei fatti e per tabulas, con documenti ufficiali incontestabili – nella procura di Pistoia, quella che, a detta del capo Tommaso Coletta, dovrebbe lavorare per la «gente comune», le cose vanno al contrario: sotto gli occhi di tutti, avvocati e giornalisti in prima linea.

 

 

Andrà a finire che Elena Giunti mi denuncerà per stalking perché sembra che ogni giorno io la colpisco non solo con la clava di Ercole, bensì pure con il suo arco, lanciandole strali? Ma se l’avvocata del Perrozzi ama perculare la corte e il giudice Luca Gaspari con una barrocciata di super-balle, avrò pure un bocconcino di diritto di prenderla a stralate (dal termine strale, freccia) per trafiggerla come merita alla stessa maniera di una anomala Santa Sebastiana, o no?

Nella sua arringa di lunedì 7 marzo – forse si stava arrotando le unghiette per festeggiare la mimosa del giorno dopo…? – mi sembra di aver ascoltato, dalla Giunti, che io, Edoardo Bianchini, malvagio stalker del suo non-dottore cliente/vittima con occhio tremulo, mi sono permesso di fare di tutto: perfino di presentare (se sbaglio perdonatemi) calunniose accuse ai carabinieri di Quarrata (luogotenente Salvatore Maricchiolo, indagator della chiava rapita), evitando addirittura le cosiddette “vie rituali” – lèggansi: denuncia, querela, esposto, polistirolo espanso, castagnole, tricche tracche & bombe a mano.
In altri termini, avrei adoperato tutto, nei miei pseudo-articoli vergati con la clava (citazione dai sostituti Curreli e Grieco), escluso l’uso dei misirizzi, le lingue di Menelik o, nella lingua del popolo, Menelìcche, personaggio verso cui gli italiani sparavano palle di piombo e non pasticche

Anche in questo caso specifico la signora Elena racconta balle. E le racconta, le narra, le presenta come verità rivelate, la sua Bibbia, mentre sono solo cortine fumogene a favore del cliente non-dottore e della procura.

Quando io, per mesi, ho chiesto al luogotenente Maricchiolo di inoltrare i miei articoli (veri: pseudo sono solo le affermazioni dei sostituti & C.) al dottor Coletta, cui peraltro inviavo le mie opere d’inchiostro anche sulla sua mail ordinaria, ho rigorosamente e sempre parlato di «ipotesi di reato» e non di fatto certo e determinato.
Perciò non capisco perché l’avvocata del Perrozzi debba ostinarsi a prendermi a pesce in faccia definendomi calunniatore seriale perché «con materia grave, piena avvertenza e deliberato consenso» e perfettamente a conoscenza del fatto che il non-dottor era “casto e puro come un fiorellin di serra», lo avrei accusato di crimini orribili, scatenando sempre di più l’istinto dell’inflessibile correttore morale che alberga nel sostituto Claudio Curreli – quello che lavora nello stesso tribunale con sua moglie e che coordina gli sbarchi dei clandestini a Pistoia e a Vicofaro e non dolo.

Se il «rito» (massonico ungherese o cos’altro?) è d’obbligo nella SIP (Santa Inquisizione Pistoiese), domus aurea del rispetto della legge in rigorosi termini di tipo costituzionale come la Giunti auspica, cosa dire della sua disinvolta collega d’ufficio, la signora avvocata Giovanna Madera, prima curatrice dei mei atti persecutorii contro il suo dott. truffaldino (amava descriversi, senza esserlo, dottore – non scordiamolo).

I capolavori del rispetto del «rito» dell’avvocata Giovanna Madera, prima difenditrice di Romolo Perrozzi

La Madera scriveva un sabato a mezzanotte e una domenica intorno alle 21, d’agosto, non al Maricchiolo di Quarrata, ma addirittura a tutti i santi protettori (Curreli, Gambassi, impiegate della procura etc.) come si può leggere dai documenti allegati.

Personalmente non mi sono mai permesso di rivolgermi – e poi nei toni confidenziali usati dalla Madera – ai magistrati e agli uffici penali della procura: forse perché, rispettoso delle istituzioni più di quanto riesca a pensare la Gip Patrizia Martucci, ho – grazziaddìo – una educazione, non fin troppo paritariamente comunista come quella di oggi, grazie alla quale è consentito muoversi con disinvolta, per quanto rozza, tracotante sicurezza da cassiera della Coop che dà a tutti del tu e ciao.

Era, la Madera, in confidenza con le persone in indirizzo per poteri a loro rivolgere a quelle date e a quelle ore? A chi sa leggere e interpretare l’italiano, gentile avvocata Giunti, credo di sì. Quasi certamente.

Ma nonostante tutto, cos’è successo alla sua indaffarata collega d’ufficio? Non è successo una minchia neppure dopo la segnalazione delle di lei scorrettezze al vostro beneamato [dis]ordine degli avvocati, che, con somma cura, ha deciso di non procedere in sede disciplinare contro l’avvocata disinvolta “perché ormai gli atti nelle procure si presentano così”: sparandoli per Pec e tutti indistintamente anche il sabato di agosto a mezzanotte e la domenica alle 21!

C’è qualcosa che non torna, gentilissima. O le cose valgono per tutti o, se ciò non accade, avvocati e magistrati si comportano nelle varie situazioni non seguendo il criterio di uguaglianza (art. 3 Costituzione), ma il criterio del cognome, dell’opportunità opportunistica, della simpatia, dell’interesse che si ha per una persona o per un caso e, insomma, a seconda dei casi e delle persone attuali. In altri e più espliciti termini, alla Giolitti: quelli che rompono i coglioni vanno fritti. Altro che processo che sappia di Costituzione!

Questa considerazione vale, in maniera specialissima, gentile signora avvocata Giunti, per il suo illustre cliente non-dottor Perrozzi sotto il trattamento di Giovanna Madera.
Noi di Linea Libera veniamo presi a pesce in faccia mentre facciamo delle correttissime segnalazioni, voi, al contrario (dico Giovanna Madera, ma non solo), avete il Green Pass procurale? Perché? In quanto donne, in quanto predilette, in quanto politicamente consanguinee di alcuni magistrati o che altro?

Il sostituto Luigi Boccia tentò di bocciarci per irritualità un nostro inoltro (che poi andò avanti avanti perché lo avevamo presentato ancor prima in forma rituale alla polizia postale: ci penserà Claudio Curreli a mandare tutto al macero, con l’istinto materno di protezione nei confronti di una certa signora Milva Maria Cappellini, moglie di ex-Vpo, Andrea Alessandro Nesti); ma il sostituto Curreli, collega di Boccia, già prima aveva accettato, a cuor superleggero, le illazioni-Madera e le aveva direttamente adottate, tamquam veritas, come vere, nei capi d’imputazione del maxiprocesso-millequerele messo su come il milleproroghe dei governi non eletti e dell’illegalità costituzionale.

Non basta – ed è lei stessa, avvocata Elena Giunti, a insegnarmelo; e il dottor Boccia e la medesima procura di Genova, anch’essa discutibile quanto a rispetto delle procedure –; non basta che un avvocata si dichiari “difensora di un fu Mattia Pascal qualsiasi”, per poter disporre del diritto di saltare il «rito» (massonico ungherese o cos’altro?) e sparare fatti determinati tamquam veritas.

E questo processone (politico) è stato confezionato e perfezionato da un Curreli-carpentiere che ha inchiodato tavole, travi e correnti, solo sulle affermazioni della presunta parte offesa, visto che l’art. 358 c.p.p. risulta, incontestabilmente e palesemente, sempre violato. Alla faccia della Costituzione, signora Giunti; e del giusto processo in contraddittorio!

Sono senz’altro più brutto e più vecchio della signora Giovanna Madera: ma i cittadini (avvocati compresi) non sono sempre e comunque uguali dinanzi alla legge? Insomma: perché il suo non-dottor non mi querela perché io mi chiedo, in maniera allusiva e costante, se Romolo Perrozzi e Claudio Curreli si conoscevano o direttamente o, indirettamente, per interposta coniuge (Nicoletta Maria Curci)?

Perché nessuno vuole rispondere alle domande su Curreli, sui rapporti fra lui, Perrozzi e famiglia Nesti, e sulle attività che il sostituto svolge in Terra Aperta in relazione all’ingresso di clandestini nella provincia di Pistoia?

Il verificarsi di questa situazione che inficerebbe, e per sempre, tutto il processo di formazione dei capi di imputazione (ma quali, però, se non ci sono mai state indagini come Costituzione comanda?) anche nell’ipotesi che la coppia Curreli-Curci avesse deciso di separarsi legalmente o di divorziare. Mi sono spiegato, signora Elena? Mi ha seguito con la sua collega Madera?

Provi a immaginare, avv. Elena Giunti, anche solo per un istante, cosa accadrebbe se, in ipotesi, nel corso di altri processi, saltasse fuori che Curreli e Perrozzi hanno avuto rapporti diretti e/o per interposta coniuge in relazione a consulenze di Ctu e/o curatele! Ci pensi bene. O se, per caso, visto che io – come lei pensa – ho la palla di vetro di Otelma, “vedessi” che anche il dottor Coletta ha ricevuto e utilizzato, in altri casi, informazioni desunte da mail private per indagini di suo, per così dire, “interesse”.

C’è sempre, a un certo punto della via, un sasso che non vedi (in greco, questo sasso che ti fa cadere si chiama scandalo), aromatizzato all’essenza di palamara. Ho l’impressione, gentile signora Giunti, che, tutto sommato, un «giudice sfinge», checché lei dichiari diversamente su Facebook, le vada più che bene: a genio.

Buona serata a tutto l’apparato pistoiese della giustizia. Ma non è detto che la famosa pacchia di Salvini duri in eterno. Ogni impero ha la sua caduta a portata di… scandalo. 

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]


 

Ma la Costituzione interessa davvero?

 

Commemorano un morto: la Costituzione

Continuo a insistere (anche se ciò dà fastidio a molta gente): Curreli e Perrozzi si conoscevano da prima, direttamente o per interposta persona? Perché nessuno del Tribunale di Pistoia risponde?

E si conoscevano anche il Vpo Andrea Alessandro Nesti e Milva Maria Cappellini con Curreli e non solo, oppure no? E con i carabinieri della polizia giudiziaria – addetti alle indagini del caso-Misericordia Agliana – si conoscevano il signor Corrado Artioli e la sua avvocata Ilaria Signori?

Perché, per farla finita, nessuno di loro mi denuncia per queste specifiche domande che si innalzano sempre più robuste e senza risposta sulla base di interrogativi inquietanti che restano incessantemente ignorati?


La Procura della Repubblica e i PM pistoiesi hanno operato con stretto rigore obbedendo al dettato dell’art. 358 c.p.p.?


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