processo politico 10. PLATONE AVEVA L’ACCADEMIA, ARISTOTELE IL LICEO: PISTOIA PUÒ CONTARE SU PROCURA E AULA SIGNORELLI. AUTORITARISMO E DOTTRINA DEL POTERE

Mi ha divertito molto un’affermazione del sostituto Giuseppe Grieco in aula, quando ha detto che normalmente legge questo giornale, Linea Libera, perché – lo riferisco a senso e non alla lettera – lo stile scorre potente nella mia scrittura. Grazie, dottor Grieco! Lei mi ha fatto sentire importante come Alec Guinness nel personaggio Obi-Wan Kenobi, il vecchio maestro Jedi di Guerre Stellari. Ma non mi basta…


 Tutti sono «uguali» ma pochi lo sono davvero


C’È CHI CREDE E CHI NON CREDE

POI CHI VEDE E CHI NON VEDE 


 

Non lo avrei mai creduto

 

Non avrei mai creduto che, alla fine della mia vita, sarei stato costretto ad essere molto più di sinistra di quel craxiano riformista che mi pregio di essere e di cui sono convinto di non dovermi vergognare, come dovrebbero tutti i cambia-casacca (una volta si diceva voltagabbana) di questo mondo di ladri.

Arrestato ai domiciliari per 104 giorni da una procura che si occupa di un decreto penale (una caccola, una cispa in un occhio – mi riferisco al dottor Coletta e al decreto penale contro il luogotenente Sandro Mancini), ma non vuole vedere una Chernobyl come Vicofaro; una procura che anzi favorisce e lascia vivere un ammasso indistinto di ignoti, provocando problemi di ogni genere a un intero quartiere della città, e consentendo a un sostituto Pm, Claudio Curreli, di coordinare con Terra Aperta, gli ingressi dei clandestini senza battere ciglio.

Questa «autorità costituita» dà ogni giorno prova della sua partigianeria, dividendo i cittadini in caste: chi pòle (dicono a Pistoia) e chi comunque non pòle e forse solo perché è italiano.

Don Biancalani è fra quelli che pòlano. E pòlano pure gli avvocati (o almeno alcuni avvocati). Pòlano anche i giornalisti purché non scassino la minchia: quelli che scassano la minchia come chi fa del giornalismo vero, ci pensa Curreli a farli rinviare a giudizio per difendere interessi tutti da chiarire con il signor ragionier non-dottor Romolo Perrozzi, Ctu del tribunale di Pistoia; favorito (perché le cose sono quelle che sono e non altro) dal Comune di Quarrata: prima della sindaca Sabrina Sergio Gori (l’inutile) e poi del Marco Mazzanti, Okkióne I di Burràkia.

Guardate semplicemente quello che pubblico e provate a negare l’evidenza. Lo so che alla procura di Pistoia non batte il cuore (nel senso di: non si vergogna) e che lo ha già fatto con gli arresti della Gip Patrizia Martucci. Ma credete che l’impero possa colpire ancora senza che un qualche cavaliere Jedi si opponga?

Mi ha divertito molto un’affermazione del sostituto Giuseppe Grieco in aula, quando ha detto che normalmente legge questo giornale, Linea Libera, perché – lo riferisco a senso e non alla lettera – lo stile scorre potente nella mia scrittura.

Grazie, dottor Grieco! Lei mi ha fatto sentire importante come Alec Guinness nel personaggio Obi-Wan Kenobi, il vecchio maestro Jedi. Ma non mi basta.

La Gip Patrizia Martucci mi fa arrestare anche se non ho violato alcuna delle sue prescrizioni scritte e finisce per favorire non il ritorno alla legalità, ma il ragionier non-dottor Romolo Perrozzi, Ctu del tribunale di Pistoia e cittadino benvisto del Comune di Quarrata. Io ho sete di giustizia, dottor Grieco, non di chiacchiere. E chiedo e voglio la legalità, ma non la vostra legalità – che è, a mio parere, in buona sostanza, illegalità impunita e impunibile. Invenzione di corte.

A Pistoia la prima a discriminare, ad essere incostituzionale, a non rispettare la legge cui è soggetta, è la procura: checché ne pensi il dottor Coletta con le sue verbose promesse di «lavorare per la gente comune».

Volete negare questa realtà oggettiva nota a tutti come la luce del sole?

Ormai – e basta guardare i documenti – è evidente che il PM lavora per la «gente comune» scelta però da lui e dai suoi sostituti. Lavora permettendo a Curreli di fare ciò che vuole con chi e per chi molto probabilmente conosce bene (perché nessuno risponde per dirci e giurarci che Curreli non conosce Perrozzi, neppure attraverso la giudice Nicoletta Curci, sua moglie? Perché nessuno ci dice se conosce, in qualche modo, il Vpo Andrea Alessandro Nesti, mentre ne difende e scrimina a spada tratta l’aspirante scrittrice Milva Maria Cappellini, alias Blimunda o MMC Cantini, sua consorte?).

È evidente che il PM lavora senza battere ciglio e lasciando indisturbato il suo sostituto, anche sapendo che Curreli opera in materie affini a quelle della moglie Nicoletta Curci e nello stesso tribunale. E qui hanno tutta l’aria di essere corresponsabili/irresponsabili anche l’Ordine degli avvocati e le Camere Penali locali, tutti muti come pesci. Povero don Ciotti e la sua pseudo-Libera dalle mafie!

Ormai – e basta guardare i giornali – è ovvio che il PM di Pistoia ha interessi altri e diversi, rispetto a temi e problemi di vera importanza generale e natura pubblicistica come pretenderebbe il dottor Giuseppe Grieco.

Così l’allucinante realtà di Vicofaro – cara al papa, al Pd, agli antifascisti su carta velina, al fu Enrico rossi, alla venerabile [in]Curia romana e pistoiese – ne è prova.

In quel paradiso di cacca & piscio i cittadini normali non hanno cittadinanza riconosciuta.  Lì la legge è quella della Carola che sperona/non-sperona le motovedette della guardia di finanza: a quella legge si assoggetta il PM.

Autorità costituite della Gip Patrizia Martucci, ficcàtevelo in testa. Se arriveremo allo scontro – e ci arriveremo, anche secondo il pensiero di Michele Santoro (mai avrei pensato di trovarmici in accordo!) –, non sarà colpa dei sovversivi Bianchini, Romiti & Linea Libera: ma di magistrati che a tutto sono soggetti fuorché alla Costituzione della Repubblica Italiana e alle sue leggi.

Ecco perché il compito del giudice Luca Gaspari è il più ingrato, chiamato com’è a condannare per salvare la faccia a chi di faccia non ne ha avuta; o ad assolvere chi, dal 1989 è un perseguitato del tribunale di Pistoia, sia in civile che in penale – e tuttavia resta ancora saldamente in piedi.

La domanda è: merita salvare la faccia a chi ha di continuo violato l’articolo 358 del codice di procedura penale «pro amicis et amicis amicorum»?

E siamo ancora a… tombola!

Sulla questione Vicofaro, su cui non mi sono mai esposto finora, è arrivato il momento di dire due o tre cosette semplici.

La benemerita Assemblea permanente antirazzista antifascista/Vicofaro si è mai resa conto del fatto che fascismo e razzismo non finiscono alle porte della chiesa di don Biancalani? Ha mai compreso, in termini storici, che le protezioni di cui gode il don, sono, esse stesse, prova di razzismo politico e fascismo istituzionale? Se lo chiede o no il vero motivo per cui il procuratore Coletta condanna il maresciallo Sandro Mancini e permette al suo aiutante Claudio Curreli di fiancheggiare, con Terra Aperta, il biancalanismo dilagante? È democrazia, questa? È antifascismo? È Costituzione? O è solo puzza di corruzione e mafia?

La benemerita Assemblea permanente antirazzista antifascista/Vicofaro si è mai resa conto del fatto che, per aver chiesto legalità, la santa procura di Coletta che lavora per la gente comune mi ha inflitto 104 giorni di arresti domiciliari puramente afflittivi e repressivi?

Evidentemente i residenti di Vicofaro non sono «gente comune»…

Se lo chiede mai se in Italia la magistratura onora la Costituzione o di fatto ha okkupato il potere in maniera intollerabile?

È vero che, come qualcuno sostiene, io sono poco diplomatico come persona e come giornalista: ma se avessi voluto essere diplomatico, mi sarei laureato in Scienze Politiche e avrei cercato di intraprendere la carriera diplomatica. Non avrei scelto di fare l’uomo libero.

Libero. Capito procura della Repubblica? Libero e incazzatissimo per come codesta istituzione tradisce – e lo dico senza mezzi termini – il dettato dell’art. 54 della Costituzione.

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]


Belli i princìpi, ma poi arriva la realtà…

Avvertite anche gli avvocati del maxi-processo politico partendo da Diletta Lastraioli, Giovanna Madera
e dulcis in fundo Elena Giunti


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