processo politico 19. PLATONE AVEVA L’ACCADEMIA, ARISTOTELE IL LICEO: PISTOIA PUÒ CONTARE SU PROCURA E AULA SIGNORELLI. «SANTITÀ… È MORTA LA GIUSTIZIA!»

«Chi sa, fa. Chi non sa, insegna. Chi non sa nemmeno insegnare, dirige. Chi non sa nemmeno dirigere, fa il politico. Chi non sa nemmeno fare il politico, lo elegge» tanto per citare papa Sisto VI


Seguite e ascoltate attentamente il video dal minuto 3:15


A PISTOIA LA GIUSTIZIA È IN CORTO CIRCUITO


 

La Nazione-Pistoia, 3 maggio 2022

 

Poiché il 3 maggio la velineria della procura della repubblica di Pistoia ha spinto La Nazione e Il Tirreno a pubblicare le pene richieste da Curreli contro chi scrive e contro Alessandro Romiti; una notizia dell’inutilità per due fondamentali motivi:
—  perché l’aula non era aperta al pubblico e dunque è stata data all’esterno, per così dire, in corso d’opera e con fini non pienamente legittimi
perché ovviamente sembra essere stata data con la sola pubblica utilità di avvelenare i pozzi e nient’altro (il sostituto Grieco potrebbe spiegarmi qual mai fosse “l’interesse pubblicistico” a lui sì caro, per una cosa destinata unicamente all’aula, almeno per ora?)
ora tutta la provincia sa una cosa che ci sarà, non ci sarà, chi non muore lo vedrà.

Dal punto di vista personale e da quello di questo giornale, che è nato appunto per contrastare l’opacità delle «autorità costituite», non ho niente da togliere o da aggiungere a quanto è stato benevolmente – quanto inutilmente e strumentalmente – divulgato. Sono e resto per la trasparenza: cosa che non sembra piacere, in primis, proprio ai magistrati della procura pistoiese.

E poiché ormai più che evidente è innegabile che la procura (ma direi, in partenza, il sostituto Claudio Curreli, seguito da altri e ovviamente per altri obiettivi) si è messa in testa di voler ottenere aprioristicamente la mia condanna todo modo:

qui invito tutti ad ascoltare attentamente il discorso del Marchese del Grillo a papa Pio VII, specialmente nel punto in cui, dal minuto 3:15, per giustificare l’idea della messa funebre in contemporanea in tutte le parrocchie di Roma, garantisce al pontefice di essere pronto a finire a Castel Sant’Angelo, in galera, a condizione che, insieme a lui, finiscano, sempre in Castel Sant’Angelo, … e l’attore pronuncia in fila i nomi di coloro che, «autorità costituite», lo hanno aiutato a compiere il misfatto delle campane a morto.
Sordi/Onofrio, in altre parole, invoca l’uguaglianza delle pene in ossequio del principio della corresponsabilità e correità dei suoi, da lui corrotti, sostenitori nell’iniquità.

Todo modo è un romanzo scritto da Leonardo Sciascia (autore non certo di FdI, della Lega o di Casapound) per denunciare la corruzione del potere: che in Italia, da sempre, è cosa normale e accettata in silenzio più o meno da tutti. Ma qui, ora, mi interessa un altro dei romanzi del siculo fumatore accanito: A ciascuno il suo.

E proprio perché ciascuno abbia il suo, qui dico, confermo e sottoscrivo, come un neo-Marchese del Grillo, che anch’io, Edoardo Bianchini, 41 anni e mezzo di servizio negli enti locali e nell’istruzione (media, liceo e università); filologo, traduttore e scrittore (non di cazzabubbole come le Cronache di Agrùmia, ma di cose depositate anche presso la democratica e di sinistra Accademia della Crusca), sono pronto a subire pene da parte dell’amministrazione della giustizia, forse un po’ troppo subornata dalle gàbole del dottor Curreli; pene sotto forma della peggior specie, stile annullamento e mortificazione dei diritti umani e del cittadino, a condizione, però, che in galera, per 4 anni o quel che fosse e/o sarà, mi séguano:

il sindaco di Quarrata Marco Mazzanti che, per ignavia e analfabetismo politico-amministrativo-sociale, invece di risolvere un problema lapalissianamente facile, ne ha creato un tumore quasi non più decifrabile

— la giunta (in ciabatte) di Quarrata, con tutte le sue tesserine dell’Anpi antifascista, ma con al suo interno un assessore all’urbanistica che costruiva abusivamente stanzoni dietro la sua abitazione (parlo di Simone Niccolai); e un’assessora alla Legalità, peraltro avvocata a questo punto di silenzi e “dei nostri stivali” (intendo la signora Francesca Marini)

i signori Iuri Gelli, Marco Bai, Andrea Casseri, Emanuele Gori, Caterina Biagiotti, autori o di falsi pubblici o di depistaggi e sviamenti di potere

il dottor Luigi Guerrera, segretario generale del Comune-cumulo di illeciti, in quanto, pur responsabile dell’anticorruzione all’interno dell’ente, se n’è ben catafottuto di verificare puntualmente ogni mia segnalazione (come del resto ha fatto la procura), seguendo il nobile principio giuridico noto attraverso il brocardo «arrosto che non ti tocchi, lascia che bruci»

La ricordate questa locandina?

il luogotenente Salvatore Maricchiolo, comandante dei CC di Quarrata, che, pur avvisato quotidianamente delle mie doglianze e dei miei dubbi non su reati certi, ma su ipotesi di reato che ogni cittadino ha il dovere di segnalare, non mi ha mai convocato per saperne di più come credo che, in veste di polizia giudiziaria e con i poteri della stessa, avrebbe non solo potuto, ma ancor prima dovuto fare con immediata diligenza e cura; e a seguire

il sostituto Claudio Curreli che, anziché intervenire e stoppare sul nascere i miei – secondo lui e la sua, a mio parere, incompetente miopia giudiziaria – «disegni criminosi», li ha lasciati lievitare e crescere, ricorrendo in séguito alle distrazioni della Gip Patrizia Martucci la quale, disorientata (lo dichiara lei stessa nei suoi provvedimenti) dalla mole dei dati raccolti (peraltro solo miseramente indiziarii), affastellati senz’ordine né nesso, e in un susseguirsi procombente, compulsivo e confuso, ha finito per emanare provvedimenti poi risultati illegali, in punto di diritto, al vaglio e alla alla valutazione del Tribunale del Riesame

il PM Tommaso Coletta per non aver saputo, a mio parere, vigilare e controllare puntualmente la confusione di elementi messi in campo dal sostituto Curreli

il sostituto Giuseppe Grieco che, non pur una sola volta, prevenuto nei confronti di me che scrivo, si è presentato in aula con scarsa preparazione sui temi dell’accusa e mi ha pure svillaneggiato chiedendomi delle mie idee politiche e della vita privata di me e di mia figlia; indi – in maniera a mio parere ancor più grave e colpevole ove non dolosa, perché, intervenendo su una contestazione di una ammenda da 150 € che riguardava sempre mia figlia, ne ha chiesto e ottenuto, dal giudice Alessandro Azzaroli, la condanna a gg. 15 di carcere per presunzione di colpevolezza assolutamente non provata in quanto supportata dal luminoso principio, caro e molto utilizzato dalla procura pistoiese, della «inaudita altera parte»; e aggiungendo, peraltro, a spregio, che (relata refero nel senso e non nelle parole) “da mia figlia non c’era da aspettarsi di meglio, visto l’esempio del padre”.
Grieco, forse, giudica e opera secondo i princìpi del nostro ordinamento o, visto quanto precede, col rotolo della legge mosaica in mano e il manuale del rabbino seguendo la norma giudaica secondo cui «le colpe dei padri ricadono sui figli»?

— tutti gli altri, infine, i quali, nel corso della raccolta delle indagini (?) in pratica non effettuate, hanno aiutato, per dolo o colpa grave, a indirizzare l’idea della colpevolezza verso una prognosi nefasta e degna solo di un paese in cui la Costituzione o non esiste o, come diceva il mio capufficio in Comune, è stata appesa al chiodo del WC.

A tutti i campioni della giustizia che sanno tutto e fanno tutto di talché le cose vadano avanti libere onde possano giungere a rete secondo i loro capriccio e volontà, voglio ricordare che, nel nostro ordinamento, esiste anche un art. 40 cp, che recita
«Nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se l’evento dannoso o pericoloso, da cui dipende l’esistenza del reato, non è conseguenza della sua azione od omissione»;
un articolo che, però, specifica espressamente, con un suo secondo comma, che: «Non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo».

Per cui, se nessuno dei sopradetti nominati mi ha ascoltato mentre avvisavo e avvisavo e avvisavo con la massima insistenza le «autorità costituite»; e mi ha lasciato, per propria negligenza e colpa (omissione, appunto) compiere – come da imputazioni – i molteplici «disegni criminosi» addebitàtimi da Curreli & C. (li ricordo in fila: calunnia, violenza privata, atti persecutori e stalking, minaccia, diffamazione ripetuta e continuata a valanga, salvo se altri), è equitativamente logico e giusto ritenere che tutti debbano subire le pene per me richieste a seguito della commissione – da parte mia – dei reati da loro lasciati cagionare senza neppure un pallido tentativo di impedirli.

È infine necessario e imprescindibile rammentare tutto questo al giudice Luca Gaspari, in quanto ognuno dei citati sembra, a mio parere, ricadere perfettamente sotto la disciplina dell’art. 40, comma 2, codice penale.

Faccia inoltre, il giudice dottor Gaspari, dichiarare a Curreli, a motivo di giustizia e dovere di trasparenza, se ci sono, ci sono stati e quali siano i rapporti di lui, o della moglie Nicoletta Curci, con il ragionier non-dottor Romolo Perrozzi; e da chi il predetto ragioniere, che si spacciava per dottore senza esserlo, abbia ottenuto curatele nell’ultimo decennio; gli faccia inoltre dichiarare se conosce e come conosce il dottor Andrea Alessandro Nesti, ex Vpo della procura, e/o la di lui moglie Milva Maria Cappellini.
Ciò dal momento che tutti tacciono da sempre dinanzi a queste mie richieste qualificanti e influenti sul rispetto della piena legalità o incompatibilità del processo in corso.

Ripassatevi anche questa lezione e cercate di capire se il sostituto Curreli ha capito davvero qualcosa nella vicenda o se ha invece aperto un UCAS, Ufficio Complicazioni Affari Semplici…

Il giornalismo alla Montanelli, a mio parere, si fa così. Se ne faccia prendere coscienza, per favore, anche ai sostituti di Pistoia che non conoscono l’articolo 358 del codice di procedura penale, e tuttavia – come la gente e l’anonima vecchia della famosa Bocca di rosa di Fabrizio de André, «sentendosi come Gesù nel tempio, dà buoni consigli se non può più dare cattivo esempio» –, pretende di insegnare, senza averne titolo alcuno, a chi sa già leggere, scrivere e fare giornalismo dal 1967, in che termini deve essere confezionato il buon giornalismo d’autore. 

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]


E PER CHI MUORE DI CURIOSITÀ

QUESTE PER CURRELI SAREBBERO LE VITTIME

 

Nei prossimi giorni resoconto analitico per ogni nominativo


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