processo sichi. ASCOLTATI ALTRI TESTI DEL PM

Questa mattina, 8 novembre, nell’aula penale di piazza Duomo. Presente l’imputato accanto al suo difensore Pamela Bonaiuti
Luigi Boccia
Luigi Boccia

PISTOIA. Cinque ex operai forestali e 3 amministratori sono stati sentiti questa mattina, 8 novembre, dal collegio formato dai giudici Gaspari, Martucci e Bizzarri per il processo nei confronti dell’ex economo della Comunità Montana Giuliano Sichi.

Si parla dei due procedimenti (riuniti nella scorsa udienza) contro l’imputato: l’accusa di falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale (procedimento 926/2015, quello dei tagli boschivi) e l’accusa di peculato per aver sottratto dalle casse dell’ente almeno 1 milione e 143 mila euro dal 2001 al 2011 (854/2014).

Per quasi cinque ore di udienza, i testi dell’accusa, rappresentata dal pm Luigi Boccia, hanno parlato a lungo di capitolo di bilancio, contabilità, spese economiali, anomalie di mandati e reversali per l’acquisto di legna da ardere. Tra le altre cose, anche lo spostamento di una parte dell’archivio (quello più vecchio) in un immobile detto “Vivaio” di Maresca.

Il processo, dopo innumerevoli rinvii, aveva preso vita lo scorso 14 giugno con l’audizione dei primi due testi del pm, Cristiana Baldassarri, che lavorava all’istituto finanziario insieme a Sichi, e Daniela Bartoli, rappresentante dell’ufficio di segreteria e poi dell’ufficio del personale.

Un’escussione lunga e cavillosa quella di stamattina, dove l’avvocato Pamela Bonaiuti, difensore del Sichi, dopo le domande del pm, ha chiesto ai testimoni indicazioni mirate su ciò che avveniva all’interno della Comunità Montana. L’avvocato ha chiesto poi ai testi Lorenzo Fini ed Enrico Bernardini, ex operai forestali, se fossero a conoscenza di un furto di alcuni documenti dall’archivio della Comunità Montana nel 2011, furto di cui la dottoressa Cristiana Baldassarri aveva fatto denuncia. Fatti sui quali i due testi hanno ammesso di avere ricordi vaghi.

Presenti in aula anche Graziella Cimeli e Flavio Ceccarelli in rappresentanza del Comitato recupero ammanco Comunità Montana.

Secondo quanto emerso dalla testimonianza di Bernardini sembra che ci fossero delle irregolarità nei mandati, rilasciati dal Sichi, anomalia della quale era stata subito informata, sempre a detta di Bernardini, Rosa Apolito, ex dirigente della Comunità.

“Sconvolto e commosso” le parole di Bernardini, descrivendo il suo stato d’animo di quei momenti.

E, per quanto riguarda la legna da ardere, questa veniva pagata tramite bonifico o riscossa in contati dagli operai forestali, i quali, secondo quanto emerso in udienza. Dopo di che rilasciavano una bolla agli acquirenti e la Comunità Montana emetteva fattura, che poi veniva inviata per posta, solo in un secondo momento.

Il processo proseguirà a dicembre.

[alessandra tuci]

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