PRONTUARIO (SEMI) SERIO SUL NOSTRO TIPO IDEALE DI PRESIDENTA DEL SENATO

«Avremmo preferito quindi una signora degna di alte riflessioni, di nobili abitudini, di sandali indossati durante la visita col Papa e di velo sul capo durante l’incontro con un imam. Sarebbe stata ovviamente favorevole ad ogni tipo di boicottaggio intervenuto nella Val Susa ed avrebbe espresso la propria vicinanza a quel proletariato che lotta in un post su Facebook scritto durante un viaggio a 500 km/h su un Frecciarossa ultimo modello»
L’ex presidente del senato Pietro Grasso

PISTOIA. Sarebbe stato più carino se, nel rispetto della tradizione tramandataci dal Grasso, la sua successora fosse stata non Maria Elisabetta Alberti Casellati bensì una donna facente parte del gruppo-minoranza femmine. Brividi.

Avremmo desiderato ardentemente ritrovarci il Senato presieduto da una donna non laureata in giurisprudenza ma che con senile disinvoltura discetta di femmicidio (ignara della mostruosità giuridica), possibilmente immigrata, possibilmente di carnagione scura, se possibile proveniente da una famiglia di disperati, poveracci che hanno mangiato chessò, arido terriccio africano e bevuto putride acque stagnanti come neanche Bear Grylls saprebbe fare.

In questo nostro sogno erotico, il villaggio della famiglia della signora deve essere stato devastato da una megamultinazionale occidentale arrivata lì per trivellare, portando non progresso ma l’avidità dell’uomo bianco, costruendovi un’oasi ad uso esclusivo degli impostori ove si si tiene costantemente un continuo party a base di ostriche, champagne e puttane.

La signora, per questi evidenti motivi, deve portarsi dietro indicibili incubi e ricordi dalla sua amata terra profanata dall’uomo bianco che, non contento di tanta violenza, quando lei aveva vent’anni o giù di lì, la invitò a casa sua per un non meglio precisato massaggio alla schiena. Si fece trovare in accappatoio, se lo tolse e propose alla sventurata ragazza un cunniligus o qualcosa di simile, dietro l’elargizione di favori professionali.

Lei, oggi, molti anni dopo quell’ulteriore terrificante esperienza, denuncia al mondo intero come quell’essere spregevole (bianco) abbia osato proporle uno scambio di favori e lei, terrorizzata dal colore della sua vestaglia, sia stata costretta ad accettare. Deve essere una, insomma, che la gavetta per diventare paladina dei diritti della donna se l’è fatta tutta.

Poi, se possiamo andare oltre, la avremmo voluta omosessuale o tendente all’omosessualità: lei è etero, altrimenti nel suo villaggio la avrebbero decapitata, ma adesso si è scoperta amante della causa omosex: chi siete voi, ci dice la paladina, per non accontentare e richieste del mondo lgbt? D’altronde è altresì vero, aggiunge con sofisticata astuzia, che il femminicidio avviene esclusivamente nelle coppie etero.

Avremmo preferito quindi una signora degna di alte riflessioni, di nobili abitudini, di sandali indossati durante la visita col Papa e di velo sul capo durante l’incontro con un imam. Ah sì, quasi dimenticavamo: l’islam. Ella deve prodigarsi più di tutti per la importazione della cultura islamica in Italia, visti i forti progressi che stanno avvenendo al suo interno in fatto di diritti della donna: in Arabia Saudita potranno guidare l’automobile.

Cos’altro poi… di contorno, ella deve impartire lezioncine sul riscaldamento globale e sull’inquinamento

Lo schiaffo del politicamente corretto.

durante un volo sul suo jet privato che, coi suoi quattro motori, brucia ottomila tonnellate di carburante ogni ora. Potrebbe anche, in estate, comodamente seduta sulla sdraio drink in mano, predicare l’accoglienza purchessia dalla prua del suo yatch a largo della Sardegna, luogo incantevole da cui neanche con un telescopio si riescono ad intravedere i clandestini che sbarcano.

Sarà ovviamente favorevole ad ogni tipo di boicottaggio intervenuto nella Val Susa per impedire la costruzione del treno a grande velocità: lei esprimerà la propria vicinanza a quel proletariato che lotta, e il post su Facebook lo scriverà durante un viaggio a 500 km/h su un Frecciarossa ultimo modello, scompartimento extra-lusso, flûte riempito di Cristal da un negretto proveniente da un certo villaggio africano in passato devastato da una sospetta megamultinazionale occidentale, di nostra (e sua) memoria.

In fine, la nostra presidenta dovrebbe querelarci per diffamazione aggravata a mezzo stampa per il presente articolo, chiedendoci non meno di un milione di euro di risarcimento. Dovrebbe quindi mandarci sul lastrico, ghignare e il giorno dopo partecipare ad una conferenza mondiale sulla libertà d’espressione e sullo stato del giornalismo d’inchiesta.

Invece adesso, che palle, ci ritroviamo al Senato una persona seria.

[Lorenzo Zuppini]

Sostenete questo quotidiano con un piccolo contributo attraverso bonifico intestato a

«Linee Stampalibera» Iban IT08V0306913833100000001431 su CariPt di Porta San Marco-Pistoia. Riceverete informazioni senza censure!

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento