PROPOSTA DI PERMUTA CON FABBRICATO ABUSIVO. CURIA E COMUNE CI PROVARONO

la lettera della Curia
la lettera della Curia

PISTOIA. Veniamo finalmente a ricostruire la genesi di quell’ipotesi del fu parcheggio in San Bartolomeo. Un’ipotesi che una nutrita schiera trasversale di procacciatori di affari aveva comunque tentato di alimentare, anche in maniera illusoria e irrealistica, portando avanti per anni e nell’ombra tutta une serie di procedure formali dissoltesi poi, in un paio d’anni, come neve al sole.

Dobbiamo subito premettere che l’attuale amministrazione comunale e il Vescovo Mansueto Bianchi si sono trovati le pratiche già avviate e non sono, quindi, in alcun modo in relazione con la concezione originaria del parcheggio. Allo stesso modo anche il parroco di San Bartolomeo, don Luca Carlesi, entrato in servizio nel 2004, ha ereditato una serie di canali e dinamiche già precedentemente aperti.

Abbiamo ritrovato, nell’archivio di uno dei più abili orticoltori toscani, che dal ’64 ha anche ricoperto quasi ininterrottamente il ruolo di assessore, vicesindaco e consigliere comunale, e che ha scolpita nella mente la cartina degli acquedotti pistoiesi, questo importante documento che pubblichiamo. Si tratta della bozza di una permuta, risalente all’aprile 2006, stipulata tra l’architetto Marco Marlazzi, allora Dirigente di Area del comune di Pistoia, e il canonico Paolo Firindelli, allora Direttore dell’Ufficio Diocesano per gli Affari Economici della Curia Vescovile.

La proposta (scarica permuta)era che il Comune cedesse  alcuni locali, 185 metri quadri posti in via del Bottaccio, affinché la parrocchia potesse riunirli alle restanti e contigue proprietà di pertinenza di San Bartolomeo, in un’ottica evidentemente funzionale alla presunta possibilità del parcheggio sotterraneo. In cambio, l’ente con sede in palazzo di Giano, avrebbe ottenuto  la sede della Pro-loco di Sammommè (ex casa del Fascio) da parte della parrocchia di quella frazione, e un’area con capannoni lungo via Montanina, in località Gello, da parte della parrocchia omonima.

In un secondo luogo era poi previsto che le due parrocchie extraurbane cedessero i beni in questione alla parrocchia di San Bartolomeo affinché quest’ultima li scambiasse, tramite il meccanismo della permuta, col Comune. L’amministrazione di allora, guidata dal sindaco Renzo Berti,  intendeva utilizzare il “fabbricato artigianale” posto in via Vecchia Montanina per allestire un parcheggio a servizio degli abitanti della zona, ma a qualcuno era sfuggito un piccolo dettaglio: si trattava di un “bene” abusivo e non condonato. Ripetiamo: si proponeva al Comune, che pareva disposto ad accettarla, la permuta con un fabbricato abusivo. E anche in questa circostanza si ha conferma che noi italiani siamo davvero eccezionali e creativi…

Il consigliere comunale in questione aveva più volte esortato, nel suo mandato, a non procedere con una simile permuta, perché la Corte dei Conti avrebbe potuto intervenire chiamando in causa i responsabili dell’illecito. Il messaggio era stato anche ribadito il 20/11/2011 durante il forum aperto alla cittadinanza su L’antico orto monastico di San Bartolomeo in Pantano e il suo destino. È in commercio una pubblicazione, edita da Settegiorni Editore, che documenta appunto gli atti della giornata, che vide tra l’altro un’inaudita partecipazione di gruppi di cittadini, associazioni culturali e ambientaliste, tutti animati da un sano spirito di civismo e cittadinanza attiva.

Emerge in definitiva, da questo primo documento, una rete nebulosa di faccendieri, molti dei quali, forti del proprio inamovibile e garantito incarico nel palazzo, abile nel suscitare, come è stato fatto,  chimeriche aspettative in cittadini necessariamente ignari e disinformati e nella parrocchia di San Bartolomeo, che è stata per anni mandata allo sbaraglio, facendo leva e approfittando magari delle contingenze e dei nobili propositi che animano una comunità parrocchiale.

Emerge anche che la rete di faccendieri riusciva addirittura a bypassare i normali adempimenti burocratici richiesti ad un privato cittadino o alle aziende interessate a investire nel territorio: ne abbiamo la conferma sia dalla lettera dei geologi toscani (qui), dove si indicano evidenti falsificazioni di documenti, sia dai due verbali delle prime Conferenze dei Servizi del 2011, quelle che stabilivano la fattibilità formale del parcheggio e ora prese a pretesto per  rivendicare improbabili risarcimenti.

Infatti nel primo verbale, pubblicato qui, l’amministrazione provinciale pronunciava le ultime parole famose il terreno oggetto di intervento non appare interessato da fossi o canali esistenti: ma come, non era stata proprio la Provincia  a finanziare lo studio sistematico delle gore con relativa pubblicazione?  Nel secondo verbale il funzionario comunale Angelo Biagini fa invece cautamente presente che il reticolo idraulico locale è costituito dalla gora cittadina, e allora ci domandiamo: come mai Publiacqua era stata esclusa da questo fondamentale consesso vincolante per qualunque decisione da prendere?

Ribattiamo: perché non interviene nel merito proprio Publiacqua, che ha l’obbligo di realizzare l’ammodernamento delle infrastrutture fognarie nel centro storico e nella zona di San Bartolomeo, assai sprovviste su questo fronte, e di completare l’adeguamento idraulico nelle stesse aree?

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