proteste: ANTICENERITORISTI ALLA CORTE DEI CONTI

Un movimentato sit-in davanti alla sede della Corte dei Conti del comitato fiorentino antinceneritorista per sollecitare l'azione della Magistratura contabile

 

FIRENZE. Un gruppo di manifestanti ha tenuto un colorato sit-in davanti alla sede regionale della Corte dei Conti di Firenze, presso la quale è stato depositato un esposto per il presunto danno erariale che sarebbe stato indotto dalla mancata attuazione della raccolta differenziata dei rifiuti nell’intera area metropolitana, già indicata dal Decreto Ronchi del 2006 e ampiamente ignorata dalle amministrazioni di sinistra che, siedono prevalenti dell’assemblea di Ato Centro Toscana.

L’argomento è tutt’altro che facilmente catalogabile sul piano delle conseguenze per il presunto danno economico alle casse pubbliche, per come ci ha spiegato il Procuratore generale della Corte Dott.ssa Acheropita Mondero, da noi intervistata questa mattina stessa e della quale riportiamo una immagine, di archivio.

Infatti, la definizione dei criteri di organizzazione del servizio di smaltimento non è mai stata imposta da una legislazione cogente  univoca sul piano nazionale e dunque, le varie inerzie e/o omissioni prevedibili per lo smaltimento dei rifiuti hanno una connotazione di area vasta, con indirizzi spesso disarticolati tra i vari enti e/o Amministrazioni comunali, con la ramificazione – se non dispersione – di responsabilità.

Il Comitato antinceneritorista manifesta davanti alla Corte dei Conti

È inoltre da ricordare che il nuovo “Codice di Giustizia Contabile” prevede (articolo 54) un’archiviazione degli esposti che non dispongono di “requisiti di specificità e concretezza”, non escludendosi nel caso di fattispecie – addirittura – l’ipotesi di una manifesta infondatezza.

Infatti, è da considerare attentamente che una riduzione dei costi di smaltimento è dimostrata universalmente, laddove si è attuata la raccolta differenziata (la tariffa si riduce anche del 30%): ma ciò non è affatto una dimostrazione automatica di danno erariale.

Infatti, il maggior onere indotto dalla dannosa tecnica dell’incenerimento, viene “scaricata” dal gestore sulla tariffa di igiene comunale, indicizzata secondo criteri armonizzati dall’Ato e dunque, applicata sulle bollette dei cittadini.

Il danno economicamente conseguente, non sarebbe dunque a carico delle Amministrazioni pubbliche, ma sulla comunità degli utenti cittadini – cornuti e mazziati per l’inquinamento e il maggiore costo sofferti – eliminando così ogni ipotesi di considerazione da parte della Magistratura contabile.

[Alessandro Romiti]

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