protetti & perciò senza pudore. SISTEMA-ITALIA ALLA BASE DELL’ASL TOSCANA CENTRO. L’UFFICIO STAMPA DIFFONDE “TROMBOVIOLINATE”, MA L’IMPUNITÀ È SICURA PER PRASSI E PER LEGGE

Tempo fa l’informazione-propaganda d’azienda di Paolo Morello Marchese ci dette a intendere che a Pescia, a casa della dottoressa Sara Melani, due équipes chirurgiche avevano compiuto un miracolo. Era tutta una bufala: ora dimostrata anche dal silenzio riservato alle nostre richieste di “certificazione” Foia. Ma l’Asl può tutto: i suoi giornalisti camminano sereni lungo la via aperta per il signore. E chi grida nel deserto fa la fine di San Giovanni: perde la testa…
Ci sembra di averlo scritto, ma – per essere precisi al millimetro e fare un vero lavoro da giornalista – abbiamo chiesto anche l’accesso Foia ai registri della sala operatoria di Pescia: una richiesta come quella che i fedeli rivolgono a dio – il quale, solitamente, non ama dare risposte…

VOI NELL’ASL ABBIATE FEDE:

SOL SI SALVA CHI CI CREDE!


Contraddizioni. Come credere a chi rappresenta interessi in contrasto? Eppure la disciplinare dei giornalisti la ha assolta e santificata… Amen!

 

NE ABBIAMO fin sopra i capelli di ripetere sempre le stesse cose e di vedere che, in questa terra di così ineccepibile beatitudine come la Toscana, la sinistra è salva a prescindere per prassi e per legge, mentre chi – come noi – non condivide il proprio culo con il Partito Dominante, subisce persecuzioni a vista, minacce, querele, insulti e ogni altro genere di ignominia.

Il sistema del Pd toscano è così incrostato e tanto incancrenito, che può permettersi di tutto, tanto sa che ci sarà sempre una toga rossa di Palamara che gli parerà le spalle con un ombrello di incerato verde come quello dei pastori di un tempo.

L’Asl Toscana Centro di Paolo Morello Marchese può permettersi anche di pagare, come portavoce del direttore generale, una giornalista, Daniela Ponticelli (sempre lei, ahinoi!), che dichiara, poi, di non aver mai svolto il mestiere del portavociato né per Roberto Abati né per Paolo Morello Marchese. Una funzione per cui era pagata, senza averla mai svolta: ma allora… perché la pagavano, scusate? E fossero anche solo 10 €, quella cifra sarebbe stata comunque percepita in maniera truffaldina o per averne un sia pur minimo vantaggio sotto il profilo dell’informazione di azienda.

La funzione che, invece, ha svolto questa signora (da tutti chiamata dottoressa, ma che dottoressa proprio non è), è stata quella di sorvegliante-spia-kapò del Lager di Paolo Morello Marchese: addetta alla raccolta dei pensieri eretici dei dipendenti che, nonostante la Costituzione che i comunisti di oggi hanno sempre in bocca e in culo, se esprimono delle opinioni non gradite agli PDèi, possono, se toccano i nervi del Marchese e di certe “mestruazioni di alta nobiltà a quattro quarti”, essere represse con provvedimenti disciplinari che, come nel caso del cislino di questi giorni, arrivano fino al licenziamento da parte dell’azienda.

Dottor Giuseppe Fiore, diabetologo a Pescia. Aveva il torto ti pensare e di dire ciò che pensava. Punito perché il Pd è infallibile come Bergoglio

Allora, cari comunisti di oggi; post-comunisti al Rolex e alla cattolica comunione dei fedeli credenti nell’accoglienza; comunisti di fascia alta con ville e palagi dove si legge Famiglia Cristiana; comunisti tirati su per adozione dai capi-cupola e fatti crescere in provetta a omogeneizzati antisalvini (“che ha ragione, ma va ammazzato”, come scriveva il tonno Palmera): dovete dire, con in testa il cappuccio a cono degli asini, che differenza passa tra voi e quelli che un tempo chiamavate con disprezzo i padroni dalle belle brache bianche: tra voi, che con un licenziamento togliete la vita a una famiglia, e quelli che, nell’800, mandarono via i miei quadris-trisavoli dalle Cerbaie in quanto rivoluzionari,  socialisti e pericolosi.

L’espressione non è fine, ma è realistica come quella di un Dante nell’Inferno: è la stessa carne ed è la stessa merda. Solo che voi – e senza mezzi termini – siete doppiamente colpevoli perché vorreste dare a intendere che difendete e non ammazzare la gente comune la quale, senza un lavoro, non può vivere e non può garantirvi una poltrona bella comoda in parlamento o nelle partecipate in cui giocate all’ingrasso.

La signora Daniela Ponticelli, iscritta come pubblicista all’ordine della Toscana, è stata salvata almeno tre volte (prima o poi pubblicherò tutto, che i cosiddetti colleghi vogliano o no; minaccino o no) dalle commissioni di disciplina di giornalisti con il cuore (e il cervello) a sinistra. Eppure tutto quello che di lei era stato segnalato, era e resta documentalmente e testimonialmente dimostrato: ma è evidente che le toghe rosse non sono solo in «Casa Palamara/Palmera»; sono in tutti i sacramenti: battesimo, cresima, eucarestia, penitenza, estrema unzione, ordine/ordini e matrimonio (mistico chiesa/Pd).

La terza volta, all’inizio di quest’anno, era metà gennaio, il salvataggio è avvenuto con delle manovre che, al confronto, quelle del Csm, impallidiscono: una vergogna, un insulto, uno sputo in faccia a dio e scritto, nero su bianco, da laureati in giurisprudenza (e ci meravigliamo di Conte?) e gente che per 40 anni ha perfino fatto servizio alla procura della repubblica di Firenze nelle file della polizia giudiziaria.

Sara Melani, direttrice dell’ospedale di Pescia

Bene. Questa impunità politico-istituzionale di sinistra ha talmente gonfiato l’ardire borioso della signora Ponticelli che, qualche mese fa, ci venne perfino a raccontare la storia delle due équipes chirurgiche che, a Pescia – terra della dottoressa Sara Melani, anch’Ella (V. Feltri) carriera lampo-zip –, avrebbero eseguito operazioni di alta chirurgia senza soluzione di continuità. Riguardatevi queste stronzate nel testo originale. Stronzate perché l’etichetta di Mostarda di prugne che applichi su un vasetto di merda, non ne nobilita affatto il contenuto.

Complimenti alla serietà delle commissioni di disciplina dell’ordine dei giornalisti, che di un porcellino d’India, in metafora, hanno fatto una nutria se non addirittura un capibara: i due interventi, di cui ci parlò trionfalmente la signora Ponticelli, si svolsero non in sequenza e senza soluzione di continuità, ma a distanza di 5 giorni l’uno dall’altro.

Ci sembra di averlo scritto, ma – per essere precisi al millimetro e fare un vero lavoro da giornalista – abbiamo chiesto anche l’accesso Foia ai registri della sala operatoria di pescia: una richiesta come quella che i fedeli rivolgono a dio – il quale, solitamente, non ama dare risposte…

In pratica, la Ponticelli, responsabile dell’ufficio stampa dell’Asl Toscana Centro, può scrivere tranquillamente anche che i ciuchi volano, perché se lo fa, troverà comunque una commissione di disciplina dei giornalisti pronta a dire che ciò che ha scritto è vero e inoppugnabile.

Ma se questa è la situazione, a che cazzo serve un ordine (come il Csm, manovrato a dovere da  Palamara) e una commissione di disciplina, che le giustifica qualsiasi comportamento corrotto? E perché restare in un ordine che, peggiore delle vecchine dei vespri di un tempo, ti condanna perché scopre il sessismo in un termine, tromboviolinata, che deriva da uno strumento che esiste e che si chiama, appunto, tromboviolino?

Uno strumento caro al potere: il tromboviolino o violinofono. Ecco l’oggetto che ispira sessismo: infatti è evidente che somiglia a un… vibratore!

L’ordine dei giornalisti è, di fatto, una congrega e come tale va non modificato, ma cancellato – ovviamente insieme a qualsiasi altro ordine, compreso quello dei Cappuccini o delle Carmelitane (anche calzate), o quello cardinalizio o presbiteriale, se in chiesa si fa politica e si parla di Salvini anziché di Vangelo.

Vi piacerebbe che fosse finita qui! Purtroppo non è così: e la vergogna non si limita a questo, poiché al peggio non c’è mai fine. L’incrostazione della corruttela è tale che, per nascondere sotto il tappeto non solo la polvere del salotto, ma anche la merda del cane di casa, c’è, all’interno dell’Asl del Marchese, una connessione così stretta tra i vari organismi e uffici che, insieme, formano un vero sistema ben rodato, spudoratamente visibile ed esibito.

Lavorando in tandem, ma anche in tre o quattro o più, dalla direzione aziendale del Morello dipende la commissione di disciplina del dottor Biagini (quale garanzia di terzietà, se dipende dalla direzione?) e, a scendere, troviamo l’ufficio stampa, diretto dalla signora Ponticelli, che all disciplinare risponde per la sanificante repressione della libera espressione delle opinioni.

È un trenino come quello che da Alghero porta a Sassari: a scartamento ridotto; e che sbrendola su ogni curva. Ma la sbrendolata maggiore (e la prova del marcio in cui galleggia) questo trenino del Biagini la dà se tu, per errore, segnali (e documenti, ovviamente) che la Ponticelli scrive delle cazzate grosse come le abbattute torri gemelle.

Lì vedrete l’apoteosi della vera sorveglianza anticorruttiva. La risposta sarà: «Questa commissione di disciplina è un organismo che dipende dalla direzione e non prende in considerazione le segnalazioni che non vengano dal Morello in persona o altri notabili di nobile schiatta».

Ve lo spiego con un esempio. Ammettiamo che voi siate degli ebrei del campo di Birkenau e che una Kapò vi prenda a manganellate tanto da troncarvi le gambe in più parti.

Arbeit macht frei anche qui. Non c’è bisogno di andare in Polonia

Vi portano alla Krankenhaus; e un medico militare, feroce come Josef Mengele, vi chiede cosa è successo alle gambe spezzate. Denuncereste mai la vostra amabile Kapò, dinanzi al comandante Rudolf Höß, sicuri che la responsabile del comportamento efferato verrebbe punita?

Per questo, pur se inutilmente, vorremmo dare un buon consiglio molto equilibrato a S.E. il Granduca Enrico Rossi: la smetta di spendere quattrini per mandare treni e treni di studenti ad Auschwitz onde addottorarli sul nazismo e sull’olocausto.

Può portali, con molta meno fatica e spesa, nelle sue tre Asl toscane: dove il nazismo è la realtà di tutti i giorni.

1 Vedi richiesta accesso civico per chirurgia Pescia
2 Articolo-Fake di Daniela Ponticelli
3 Risposta della Commissione di Disciplina del Dott. Roberto Biagini

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Finché c’è vita ci deve essere Resistenza e libera opinione

Erasmo: «Gente, mi sono… Rotterdam!»

 

Sono due i principali ostacoli alla conoscenza delle cose: la vergogna che offusca l’animo, e la paura che, alla vista del pericolo, distoglie dalle imprese. La follia libera da entrambe. Non vergognarsi mai e osare tutto: pochissimi sanno quale messi di vantaggi ne derivi [Erasmo da Rotterdam, quello che elogiava la pazzia].


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