QUANDO L’AMMINISTRAZIONE FA ACQUA SE NON PEGGIO

Palazzo Pallavicini-Rospigliosi: «L’incredibile e triste storia della candida Erendira e della sua nonna snaturata»
Le disposizioni dell’arch. Spilotros
Le disposizioni dell’arch. Spilotros

PISTOIA. Vi ricordate il nostro articolo L’Italia che non può salvarsi. Sentenze violate alla luce del sole, di Lorenzo Cristofani, pubblicato il 30 ottobre 2014 alle 11:52 e – secondo il collaudato costume pistoiese – rimasto senza commento alcuno?

Vi proponevamo una riflessione su come vada il mondo in questo sarcofago così amato da Bertinelli e da lui medesimo definito (solo nella brochure elettorale, però) “città di tutti”.

Una riflessione attraverso la quale perfino un cieco, un orbo e un sordo avrebbero potuto capire come sono andate certe pratiche edilizie e certi permessi rilasciati (mi pare di ricordare) senza alcun controllo o ancor prima dell’effettuazione dei lavori necessari medesimi.

Ora è recentissima – risale al 30 ottobre – la decisione dell’arch. Spilotros di sospendere gli effetti dell’abitabilità per quel palazzo, rilasciata il 2 agosto del 2000: cioè 14 anni fa e di agosto, quando nessun vede e controlla nulla.

Nel frattempo non so bene quanti e quante famiglie hanno abitato – e continueranno ad abitare – il nobiliar palagio, nonostante l’irregolarità amministrativa in cui esso versa da quasi tre lustri.

Ma che volete che sia, per i pistoiesi? È solo una caccola rimasta attaccata a un buco del naso: naso che, avendone due, di buchi, continuerà a respirare come se niente fosse.

Chi se ne accorgerà, infatti, di quel che è successo? L’essenziale è scrivere le carte e poi… si può passare sopra anche alle sentenze, alle ordinanze, alle sospensioni e… alla fame alla peste e alla guerra delle Rogazioni.

Sentenza di Roma, pag. 1
Sentenza di Roma, pag. 1. Nessuno ci ha fatto  caso: tutti hanno fatto finta di niente…

Un esempio solare? Prendete – e lo ripeterò fino alla nausea e fino a che avrò fiato, anche se a Pistoia non garberà affatto – la storia Aias-Bardelli-Apr-Maic-Maria Assunta in Cielo.

Anche in quel caso, ci fu di mezzo un’ordinanza del Tribunale di Roma (terza sezione civile – ri-ri-ri-rivedete) a cui il patron di Tvl è andato bellamente in tasca a spregio, anche, del «dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio», e con l’esimio aiuto di dirigenti regionali e il santo crisma di Enrico Rossi, spalmato sulla bolla di circa 15 milioni di euro nostri (se non più) prima dal signor Sacarfuggi – che ci insegna, oggi, come valutare i bilanci dell’Asl 3 perché non si creda, noi poveri cretini, che 50 milioni di € di Pistoia mancano (eppure non dovrebbe insegnarci un bel niente se a Massa non si accorse di 420 milioni che erano evaporati!); e ora, dopo quell’ordinanza sbeffeggiata, una sentenza comunque immediatamente esecutiva (ri-ri-ri-rivedete), sempre del Tribunale Civile di Roma-terza sezione, è stata appesa al chiodo del cesso perché l’Asl 3 continua a versar olio santo nelle mani di una Maria Assunta in Cielo che s’è sobbarcata di succedere a Luigi Egidio Bardelli quando e mentre si stavano verificando gli effetti della medesima sentenza esecutiva di Roma di cui ho parlato.

Vi sembra, forse, che questo sia l’aria che tira in un Paese civile e legalitario, o il modus operandi più tipico di una “teocrazia di se stessi”, ago della bilancia a prescindere di ciò che succede e viene dalle autorità i cui ordini sono definiti tassativi dalla legge e dai codici?

La metafora più giusta per questa città-sarcofago è forse quella della Vergine di Norimberga: ti infilano dentro e chiudono il coperchio irto di punte acuminate. E alla legge? Alla legge si va nello zipèppe.

Vergine di Norimberga
Vergine di Norimberga

Una volta ci insegnavano che il dipendente pubblico non doveva essere accurato come un buon padre di famiglia, ma come un ottimo padre di famiglia. E ci dicevano che un dipendente pubblico sapeva presuntivamente tutto ed era perciò responsabile di tutto quel che faceva. Ma questo succedeva quando, per entrare nel pubblico, si doveva «giurare».

Evidentemente ai cervelli dell’oggi ha fatto tanto male l’ignoranza istituzionalizzata del 68 e seguenti: hanno smesso di leggere e non giurano più per questo.

Solo che il dramma resta: chi pagherà, ora, per tutto il casino che è stato fatto con quel benedetto nobiliar palagio Pallavicini-Rospigliosi? Chi vigilerà? E… quis custodiet custodes?

Ma soprattutto: tutto questo è giusto o è un vero, inammissibile insulto per il povero, comune cittadino?

Scarica: Pallavicini-Rospigliosi-Spilotros

Sostenete questo quotidiano con un piccolo contributo attraverso bonifico intestato a

«Linee Stampalibera» Iban IT08V0306913833100000001431 su CariPt di Porta San Marco-Pistoia. Riceverete informazioni senza censure!

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento