quarrata. “CARISSIMI PARROCCHIANI.. ”, LA LETTERA DI DON FAUSTO CORSI DAL BENIN

La chiesa di Santa Maria Assunta di Quarrata

QUARRATA. Affidato al viceparroco don Ugo Feraci domenica scorsa durante le Messe a Quarrata è stato letto uno scritto di don Fausto Corsi, datato 28 settembre e rivolto a tutti i parrocchiani. Il  sacerdote, parroco di Quarrata dal 2011, si trova dal 30 luglio scorso a Cotonou, la città più popolosa del Benin e sarebbe dovuto ritornare in Italia proprio in questi giorni.

Prolungherà invece ancora per un pò di tempo la sua esperienza in Africa “d’accordo con il Vescovo” che ringrazia per la comprensione e la sensibilità dimostrata, “come padre e come fratello maggiore nella fede”.

Un testo forte e toccante da cui traspare al di là dei “chiacchericci” di questi giorni alzatisi sulla vicenda all’indomani della lettura della missiva, il profondo senso di stanchezza e la volontà di trovare “altre unità di misura” con cui misurare il mondo e la vita.

Un testo che per il momento farebbe pensare anche alla scelta difficile di ascoltare e vivere il Vangelo e il regno di Dio dalla parte delle “panche”.

Il testo integrale — che riportiamo di seguito – dovrebbe servire a fugare ogni dubbio e a riportare la vicenda su un binario di realtà, lontano dalle ricostruzioni fatte sui social.

Cotonou, 28 Settembre 2017

Carissimi parrocchiani,

vi scrivo dal Benin, in Africa, dove dallo scorso trenta Luglio sto vivendo una esperienza molto particolare. Una di quelle che, ve lo confesso, forse mi mancava da tempo.

Conoscete tutti la mia ritrosia ai viaggi, e per me una scelta del genere non è stata esente da molti dubbi e perplessità. La decisione di un viaggio e di un soggiorno del genere, ve lo avevo detto prima di partire, non era spinta da motivi missionari: non rientra nei miei carismi.

Don Fausto Corsi

La scelta era dettata da motivi di stanchezza e di riflessione: andavo in cerca di “altre unità di misura” con cui misurare il mondo e la vita. E qua ne ho trovate molte, senza dubbio, e molto diverse da quelle nostre occidentali: ne più giuste, né più sbagliate; semplicemente diverse.

Un mio vecchio professore di università, era solito dire “incontrerete spesso uomini e donne che su qualche punto non hanno ragione; ma ricordate sempre che avranno sicuramente le loro proprie ragioni”.

Una verità che mi sono sempre portato dietro e che applico anche qua, e che mi aiuta sempre a scoprire sfumature e contorni che mai avrei potuto delineare o pensare.

Qua in Benin mi sono riposato, anzi per dirla tutta mi sono anche dato un pò da fare. Per ingannare il tempo mi son messo a imparare a lavorare il vimini (che qua non è vimini, ma son piantacce che non conosco): cinque ore al giorno. Caldo, umidità, primi dolori alle mani, chiodi, colla, fili che si intrecciano. E silenzio, e senso di piccolezza, di ordinaria, insignificante piccolezza. Tutto insieme, tutto mescolato.

Lo so che forse non mi capirete, ma io ci sto bene.

Vi sarete accorti in questi anni che non è nelle mie corde la capacità di dirigere, governare, e forse anche presiedere. Le volte in cui l’ho dovuto fare, credetemi, l’ho fatto con enorme sofferenza, strappandomi di dosso l’impossibile.

Ho tentato con voi di annunciare il Vangelo e il regno di Dio ma, a quasi cinquant’anni, mi accorgo che ho bisogno ascoltarlo e di viverlo da codesta parte, come ho potuto dire al Vescovo, cioè “dalle panche”.

Lo so che la mia vita deve essere improntata al servizio, e che esser preti è prima di tutto servire i fratelli.

Ma sono arrivato al punto che farlo, vorrebbe dire per me vivere una vita estraniata da ciò che sono nel profondo. Vorrebbe dire giornalmente alzarmi e indossare la maschera di colui che deve, per amor degli altri, non essere se stesso.

Prendetelo per egoismo, ma non riesco più, a questo punto, a non stare “sulle panche” e vivere da lì il mio esser cristiano, e seppur indegnamente essere ancora in qualche modo portatore del Vangelo.

Prolungherò quindi ancora per un po’ di tempo la mia esperienza qui, d’accordo con il Vescovo che ringrazio per la comprensione e la sensibilità dimostrata, come padre e come fratello maggiore nella fede.

Cotonou

Ringrazio tutti voi per la pazienza che avete avuto in questi cinque anni, per avermi fatto crescere e aiutato nella poliedrica e bella realtà parrocchiale di Quarrata.

Vi ringrazio per avermi accolto e accettato nei miei limiti e debolezze.

Ringrazio don Ugo, prezioso fratello e collaboratore, che mi dispiace aver sobbarcato di così grande lavoro in questi due mesi.

Vi lascio con quelle parole che sempre mi rimangono impresse; quelle di un san Giovanni Evangelista che si dice, ormai vecchio, ripetesse un po’ rimbambinito “figlioli, vogliatevi bene”.

Ecco; è quanto mi auguro per tutti voi.

Io continuerò a pregare per tutti voi, qua da lontano, ma vicino nella comunione.

Un abbraccio, in Cristo.

don fausto 

[Andrea Balli]

 

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2 thoughts on “quarrata. “CARISSIMI PARROCCHIANI.. ”, LA LETTERA DI DON FAUSTO CORSI DAL BENIN

  1. SIA LODATO GESU’ CRISTO
    La “ Chiesa Cattolica Romana” al suo interno, si ostentano teologie in dissenso, in particolare dopo la morte di Papa Giovanni Paolo II e con le dimissioni di Papa Benedetto XVI.
    Con Papa Francesco lo sconcerto è palpabile, La “Teologia della liberazione non è più una grave eresia …” né era uno dei più critici, diventato Papa, inversione totale.
    Con la lettera Don Fausto Corsi, mette a nudo i suoi problemi con coraggio, di uomo e sacerdote di 50 anni, tocca le corde di ogni essere umano, allo stesso tempo è incomprensibile, forse quel ripetere né è la chiave:
    “ …ho bisogno ascoltarlo e di viverlo da codesta parte, come ho potuto dire al Vescovo, cioè “dalle panche”. …”
    Un Sacerdote, di cultura, in particolare sociale che dice:
    “ … Conoscete tutti la mia ritrosia ai viaggi, … ”.
    La conoscenza si fa anche viaggiando.
    Si contraddice:
    “ … La scelta era dettata da motivi di stanchezza e di riflessione: andavo in cerca di “altre unità di misura” con cui misurare il mondo e la vita. E qua ne ho trovate molte, senza dubbio, e molto diverse da quelle nostre occidentali: ne più giuste, né più sbagliate; semplicemente diverse. … ”
    Non aveva bisogno di andare lontano, bastava sedesse in una panca di una chiesa diversa, quale, nelle panche di Vigofaro, Pistoia e Tobbiana di Montale.
    Bella la frase :
    “ … Un mio vecchio professore di università, era solito dire “incontrerete spesso uomini e donne che su qualche punto non hanno ragione; ma ricordate sempre che avranno sicuramente le loro proprie ragioni”. … “
    Incomprensibile (per me) passare il suo tempo lavorando … non era utile, forse solo a se stesso:
    “ … Lo so che forse non mi capirete, ma io ci sto bene. … ”
    Queste (sotto) tue parole mi hanno ricordato la conclusione della mia esperienza lavorativa, a 63 anni:
    “ … Vi sarete accorti in questi anni che non è nelle mie corde la capacità di dirigere, governare, e forse anche presiedere. Le volte in cui l’ho dovuto fare, credetemi, l’ho fatto con enorme sofferenza, strappandomi di dosso l’impossibile. … ”
    Si prendono le responsabilità caro Fausto, quando si a cultura e conoscenza, comandare è facile, farlo bene e per il bene del prossimo e per la nostra famiglia è difficile, da non dormire la notte, una volta ho mollato, sono stato un vigliacco è ancora oggi mi …
    Un consiglio, da un vecchio di 82 anni, torna alla tua parrocchia, alla tua età mi fermavo solo per dormire … puoi ogni tanto cambiare chiesa, passare dal pulpito alla panca.
    Vorrei che mi rispondessi, anche in privato.
    SEMPRE SIA LODATO GESU’ CRISTO.
    Pier Vittorio Porciatti

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