quarrata & fin del pane. BUONGIORNO, LECCETO E MONTALBANO! OVVERO: SE IL PERROZZI E I “VICINI CREATIVI” MI SPIEGANO PERCHÉ NON VOGLIONO CHE NESSUNO DI NOI ABITI IN CASA PROPRIA A LECCETO, GLI CHIEDO ANCHE SCUSA. Nuova Serie, n. 1

Guardate con attenzione. In questo orticello i signori Mara Alberti, Margherita Ferri e Sergio Luciano Giuseppe Meoni, sapientemente guidati dal loro avvocato fiorentino, Roberto Ercolani, hanno sostenuto, dinanzi al giudice pistoiese Daniela Garufi, che lì c’era un parcheggio destinato a un loro congiunto/inquilino, Carlo Borgonovo… ’Sti cazzi!

 

TRA LE ERBACCE ED ANCHE PEGGIO

ECCO, SPUNTA UN BEL PARCHEGGIO!

 


 

FOTO A. Particella 340: area a comune. Ma l’auto rifiutata da tutti i residenti di Lecceto non poteva e non doveva sostare su una proprietà comune, unico spazio rimasto libero dopo l’incatenamento delle piazzole di uso comune di via di Lecceto (proprietà del non-dottor Rag. Perrozzi). Peggio, si direbbe, della “striscia di Gaza” grazie ai casini concessi del Comune di Quarrata!

 

FOTO 1. Etica del buon vicinato: «Voi ci date la vostra casetta e chiuso. In cambio, noi vi concediamo un posto auto a targa e non per sempre». Bello fare affari così! Perché così vanno avanti anche i funai…

 

CHI CREDESSE che non ho più palle da sparare per il Montalbano stuprato e per il Lecceto ridotto, come un ebreo, a larva da Lager, dopo che il Comune di Quarrata e i suoi uffici tecnici e vigileschi hanno concesso, al non-dottor Rag. Perrozzi e ai “vicini creativi”, di fare delle vere e proprie scorribande a scàpito delle norme e delle regole: chi lo credesse, scusatemi, è un emerito cretino e un imbecille senza speranza.

Dal 1995 a oggi – al sindaco Mazzanti e all’amministrazione di Quarrata (opposizioni inutili comprese) i conti glieli fo io, perché nessuno di loro ne è capace – sono passati 25 anni: tutti solo di rotture di palle, soprusi, aggressioni verbali, insulti, angherie, illeciti e quant’altro, anche se il ragioniere non-dottore sbraita che personalmente gli ho fatto violenza privata (motivo per cui ci rivedremo in aula, con mia somma soddisfazione e botte fino all’ultimo respiro); e i famosi “vicini creativi”, dopo aver rotto i coglioni per un quarto di secolo, mi fanno scrivere dal loro gentile avvocato (che li ha supportati in tutte le maniere: chiare e, non di rado, davvero poco chiare) con la scusa che si sentono perseguitati solo perché sto raccontando le infinite nequizie di cui sono responsabili e di cui, anche loro, dovranno rispondere, pur se questo è il mondo della pandem[enz]ìa in cui bisogna essere… Fratelli tutti alla Bergoglio e al salvatore Biden (o Bidet?).

Addirittura questi “creativi”, non contenti del porcaio realizzato in 25 anni di mano libera e carta bianca a tutto campo grazie ai tecnici del Comune di Burràkia; non contenti di aver fatto correre a Lecceto una task force di 10 dipendenti pubblici, allarmando tutti con la falsa notizia di un bombolone di gas che stava per scoppiare (i due che vedete in vignetta erano abituati da un bel po’ a dire, e magari anche a giurare, il falso…), hanno perfino piagnucolato lamentandosi di essere stati presi in giro su questo giornale, povere vittime sacrificali, poveri agnellini di prima lana! E cominciamo la requisitoria.

 

CASE E PARCHEGGI

GIOIE E DILEGGI

 

Vedete nell’immagine di testa il famosissimo parcheggio privato? Esso ha una storia, falsa ma ben precisa: e squallida quanto i comportamenti dell’amministrazione comunale e di certi suoi uffici.

FURBATE. L’orto fatto passare per parcheggio privato dinanzi alla giudice Daniela Garufi

Il Trio Lescano (Mara Alberti, Margherita Ferri, Sergio Luciano Giuseppe Meoni) messosi in testa di acquisire, per una girata di cappello (una permuta da tre soldi), il civico n. 14 di Via di Lecceto (“casetta” di 2,5 vani, appetibili e appetiti per propri fini e interessi di lucro – foto 1), in cambio del diritto di uso di posto auto, per 1 e 1 sola macchina (a targa precisa) e nemmeno per sempre, ma a orologeria e per tempi limitati; il Trio Lescano, dicevo, quando seppe che la proprietà Lapini non intendeva vendere e che il loro affare lucroso era irrealizzabile (non vi pubblico i documenti: ma ci sono tutti e veraci perché i Lapini/Bianchini non truffano neppure se sono truffati da certi cittadini-modello) decisero di adottare una tecnica diversa e più efficace, che, dal mio punto di vista, non esiterei a definire di chiaro stampo estorsivo: rompere i coglioni a mia figlia e al suo compagno, facendo come Conte con le zone rosse, fino al punto da costringere a cedere la “casetta” in cambio di aria fritta.

L’auto, che qui vedete nella foto A (la Ypsilon BR733ER) e che già il non-dottor Rag. Perrozzi aveva escluso dalle sue (illegittimamente recintate) terre con passo carrabile (concessione data… a cippa de cazzo) iniziò a parcheggiare in via di Lecceto a fianco del muro esterno della “magione” Perrozzi-Compagnucci, civico 1. Da qualche parte doveva essere pur messa, non credete?

Eppure non andava bene nemmeno così: perché (come fu detto anche a me più di una una volta) col parcheggio accanto alla villa si poteva rovinare il muro della “domus aurea” dei novi padroni. E dove altro si poteva parcheggiare, allora? Fra le mele come i loti quando devono maturare?

Foto 2. Ma se il Borgonovo aveva sempre parcheggiato qui, all’inizio di via di Lecceto! Perché fingere e far credere al giudice che il suo parcheggio era altrove?

La proprietà Lapini, perciò, vista l’emergenza, autorizzò il padrone della Ypsilon a parcheggiare sulla particella 430, corrispondente all’area a comune di Lecceto.

Lì non dava noia a nessuno, perché il passo era garantito a chiunque. E lo potete vedere dalla foto A. Il sor Perrozzi aveva chiuso tutto; la famiglia reale di Pescina si sbizzarriva a far intervenire carabinieri e vigili urbani per far multare la Ypsilon BR733ER, e al compagno di mia figlia non restava altra via che scendere sulla particella a comune.

Notate, anche, che il Trio Lescano aveva a disposizione, per sé e i suoi, due aree a parcheggio: una situata all’inizio di via di Lecceto (foto 2); e una aldilà del famoso sbancamento che ha generato il collassamento del dosso di alberese, che attualmente sta premendo (anche se il Comune non vede nulla) contro il civico 10 di via di Lecceto.
Quanti posti auto c’erano per i “creativi”? Almeno tre in cima a Via di Lecceto; almeno 7-8 aldilà dello sbancamento “furbo” aperto in fondo alla strada, poco prima della parte a comune.

 

DARE NOIA A OGNI COSTO

SIA D’INVERNO CHE D’AGOSTO

 

Ma se non si dà noia a chi non dà noia, a chi si deve dar noia per dare noia a gratis? Questo, innegabilmente, il pensiero dei tre: il Quartetto Cetra, infatti, nel frattempo, si era assottigliato perdendo uno dei membri, Gionni Dainelli.

Perciò a cosa pensarono Mara Alberti, Margherita Ferri, Sergio Luciano Giuseppe Meoni con l’aiuto, fertile, del loro legale, il signor avvocato Roberto Ercolani di Firenze? Inventarono che, al di là della Ypsilon BR733ER, parcheggiata sull’area a comune e che non dava noia a nessuno, c’era un parcheggio destinato a un loro (non ben chiaro se) parente o inquilino, sistemato al civico 16 di via di Lecceto: che e proprio e solo doveva lasciare la sua auto.

significa il fazzoletto d’orto dinanzi al quale ora hanno piazzato il cartello parcheggio privato scritto a mano (riosservate l’opera d’arte giottesca nella foto di testa).

E così inizia il calvario della rottura di palle: «Non ci cedete la casa che noi vogliamo per gli affari nostri? E noi vi rendiamo la vita impossibile, così cederete; è questione di tempo!».

FOTO 3. Ecco come veniva utilizzato il famoso parcheggio privato destinato a Carlo Borgonovo…

Il creativissimo Sergio Luciano Giuseppe Meoni (falegname muratore architettore e quant’altro) apre, allora, la fabbrica del duomo.

E in poco tempo realizza, nell’orto da cavoli e carote, un apposito cosiddetamente parcheggio.

Vi ho già raccontato – da un’altra parte – che avevo scritto al comandante dei vigili, Oliviero Billi; e che lui, sfavato (bel pubblico dipendente, eh? Non somiglia un po’ al suo successore Bai, quando sfavatissimo riattacca il telefono in faccia alla gente che lo chiama?) rispose per mail di aver fatto un sopralluogo (non ha parlato con nessuno; non ha avvertito nessuno; non s’è visto, non s’è sentito) e di non aver trovato nessun parcheggio. Del resto era vero, perché quello era solo un orto degli olivi!

Cosa voleva trovare, il Billi? Ne voleva uno come quello della Coop di Agliana? Sempre così: a Quarrata/Burràkia o sono ciechi o sordi o perdono le carte…

Siamo in stagione di bel tempo. Dopo un po’, il 24 ottobre 2008, scatta una causa sparata dall’avvocato Ercolani (scarica e leggi il pdf) con cui i “vicini creativi” con l’aiuto del loro fertile legale, chiedono al giudice di emettere un’ordinanza contro il proprietario della famosa Ypsilon BR733ER; e che gli si vieti di parcheggiare lì, sull’aia a comune, dove non dà noia a nessuno, perché da lì deve passare il parente/inquilino Carlo Borgonovo che, peraltro, fino a quel momento ha sempre, e assai più comodamente, parcheggiato la propria auto nel parcheggio dei “creativi” situato all’inizio di via di Lecceto (foto 2).

 

COINCIDENZE & FLATULENZE

 

FOTO 4. La testimonianza di Sergio Luciano Giuseppe Meoni dinanzi al giudice Daniela Garufi a Pistoia

 

La causa viene assegnata alla dottoressa Daniela Garufi (all’epoca a Pistoia; oggi a Firenze).

Alla partenza – lo abbiamo visto dopo – c’è sùbito un rinvio perché il ricorso al giudice non risulta notificato in tempo utile all’interessato: fatto è – però – che l’interessato dice di non aver mai ricevuto notifica o non avrebbe fatto la figura del “pesce lesso” che si lascia condannare in contumacia – perché in contumacia fu condannato!

Il padrone della Ypsilon ha avuto solo la notifica della soccombenza in causa, con precetto a pagare le spese, in data 4 dicembre 2008. Regalo inoltràtogli, a mo’ di panettone, dall’avvocato dei “creativi” Roberto Ercolani.

Così la Ypsilon BR733ER venne cacciata dall’area a comune (la particella 430) per finire a mezzo chilometro di distanza, lungo via Carraia, verso il Nelli, al bordo del bosco, in salita, e oltre una pendenza del 15-18%.

Buoni vicini e buon vicinato, non credete? E piangono perché si sentono vittime? E di cosa? Di aver fatto il cazzo che hanno voluto con i bolli di approvazione del geometrO Franco Fabbri e dell’architetta Nadia Bellomo?

FOTO 5. Dal contratto Alberti-Ferri-Meoni etc. Ma quello era orto-uliveto, non parcheggio!

Ora, con la calma dovuta, leggetevi, scaricandolo da qui, il precetto dell’avvocato Ercolani.

Ma soffermatevi sulla testimonianza del “creativo” Sergio Luciano Giuseppe Meoni (foto 4 sopra), che confermava la presenza dell’auto, ma solo con l’intento di finalizzarla al sostegno della falsa tesi del parcheggio privato che non c’è mai stato (e mai ci sarà) là dove i “confinanti creativi” dicevano e dicono che è con l’appoggio del loro avvocato.

Seguite questo documento (una pagina del contratto di acquisto dell’orto da parte di Alberti-Meoni-Ferri-Dainelli – e foto 5) e dite onestamente: la richiesta di far rimuovere la Ypsilon da lì, si basava sulla verità oggettiva dei fatti o su un pretesto che concretizzava anche un falso dichiarato al giudice per ottenere vantaggi illeciti e non dovuti?

 

LA LEGGE NON È AFFATTO

UGUALE PER TUTTI

 

Chiudo qui con alcune altre informazioni. Volendo – e se ne avrò voglia – pubblicherò anche gli altri documenti della vicenda che tocca le punte massime delle acque luride di spurgo da depuratore.

Nella speranza di fare chiarezza e di arginare la trafficheria dei confinanti, fu presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Pistoia con i dati che avete letto qui sopra.

Fu inviata anche una raccomandata direttamente alla dottoressa Garufi, la giudice interessata, a cui sarebbe spettato per legge il dovere di far perseguire i responsabili del “progetto criminoso”, come scrivono i pubblici ministeri e i loro sostituti nelle carte che ci inviano dentro le famose buste verdi degli atti giudiziari.

Il risultato? Lo vedete oggi, cari lettori/elettori del Comune di Burràkia che, con tutte le stronzate dei suoi uffici tecnici e di certi suoi vigili che spesso non vigilano, si diverte sì, a giocare al computer, ma solo per disegnare – come nel film il figlio di Sordi – delle emerite cippe de cazzo!

Buona serata ai democratici che muoiono di Covid, ma godono per l’elezione di Biden (o Bidet…?) salvaterra.

 

Edoardo Bianchini
[direttore@linalibera.info]
Art. 21 Che non importa a nessuno

 

MA QUESTO NASO È A PINOCCHIO?

 

Marco Mazzanti a Tvl raccontò che sono solo squallide beghe di confini fra vicini. Che non ci sarebbero mai state, però, se il suo grande Comune non avesse dato licenze assurde e inammissibili a babbo morto!

 

Caro sindaco Mazzanti, altro che questioni private, come hai detto a Tvl!
Le questioni private – su cui nessuno ti chiede un bel niente – le avete innescate tutte voi, a danno dei cittadini, con i vostri tecnici permissivi, cialtroni e non di rado impreparati, che hanno ingessato tutto il Montalbano e anche molte parti della pianura.
Ora è arrivato il tempo di rimediare e di rimettere a posto i troiai che avete combinato.
Siate uomini e amministratori, per una volta! Smettete di fare i Ponzi Pilati e confessate i vostri peccati.
Delle bandiere cittadine e delle tessere dell’Anpi non sappiamo cosa farcene.
Vogliamo il vero rispetto della legalità pubblica, perché questo è il dovere morale al quale non potete sottrarvi in nessun modo.


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