quarrata, gioie & dolori. A LECCETO, SUL MONTALBANO “ZONA DI TUTELA AMBIENTALE”, IL COMUNE DI QUARRATA PERDE LE STRADE: ANCHE QUELLE SU CUI DA SEMPRE AVEVA TENUTO LA FONTANA PUBBLICA E I PUBBLICI LAVATOI. 9

E i cittadini di Quarrata, devono ringraziare di essere, spesso e volentieri, presi per il culo da questa baracca di gente che racconta – con solare evidenza – fischi per fiaschi, lucciole per lanterne e cavoli per carote?

 

Lecceto di Montorio. Quando le strade, oggi scomparse perché chiuse dal ragioner Romolo Perrozzi, erano pubbliche e transitabili da tutti e assolutamente utilizzate anche dal Comune per i servizi di fontana pubblica e di pubblico lavatoio ad uso della gente del luogo. Erano gli anni 60. Ma l’Utc comunale perde le vie per la strada come i Pm di Massa incapaci di ritrovare 428 milioni di euro grattati all’Asl sotto l’assessorato di Ernico Rossi, il Gran-Buca di Toscana…

CON CANCELLI E FIL SPINATO

IL CASINO È ASSICURATO

MANCAN SOLO UN CÀN MASTINO

E LA CANNA DI UN CECCHINO!


 

Vista dall’aia Perrozzi verso Nord-Est. Lungo la linea Rossa oggi c’è una poderosa cancellata che chiude ben tre strade interpoderali. Quella gialla è la prima. Riuscite a vedere mia nonna che lava al fossino comunale?

 

Si vede che mia nonna sta lavando al fossino pubblico comunale? Erano gli anni 60. E sopra al tino c’era la fontana pubblica di Lecceto (acquedotto del Nelli)

 

LA FOTO e le foto, che vedete in questo articolo, risalgono ai primi anni 60; a quando, cioè, in zona Lecceto – quella ignorata e devastata o fatta devastare dall’ufficio tecnico del territorio del Comune, che ora non ritrova nemmen le strade di uso pubblico che c’erano – abitavano: Federigo Carbone (con i figli Giovanni e Carlo e la moglie Irma, provenienti dal paese di Lapìo provincia di Avellino); suo fratello Emidio Carbone, con la figlia Angela e con la sua nuova compagna; la famiglia Ramazzotti (Spartaco e Mariannina, coi figli Romolo e Mirella); due famiglie Butelli: la prima, i vecchi Giovanni e Amelia (genitori della Mariannina); l’altra, formata da Pino e dalla moglie Marinella con la figlia Renata e, qualche anno dopo, con il figlio maschio Massimiliano. I Butelli-Ramazzotti venivano da Campaldaio di Treppio, nel Comune di Sambuca Pistoiese.

Dalla parte storica di mia madre Bruna, c’erano Dante (mio nonno) con la moglie Giulia Nannini; e Tullio, mio bis-zio che, in età più che matura, si era sposato con la zia, Rina Sarchielli. Dei Sarchielli era anche Giotto, fratello della zia Rina, che era tornato di casa lì con la madre Teresa, nella casa che oggi appartiene a Giacomo Martini e Paola Gori. I Sarchielli, dopo avere abitato a Artimino, venivano tutti da Casini di Quarrata, proprio sotto-Stella.

Contateli tutti quanti. Rileggetevi il mio articolo di ieri e tenete presente che, fino all’arrivo di Bruno Alberi e Silvana Bertinelli (da area cortonese-perugina – ora defunti), non ci sono mai stati né liti né screzi di sorta fra gli abitanti del posto. Una vera e propria bolla di tranquillità.

In illo tempore, come dice il Vangelo, sapete dove era situato il servizio di acquedotto pubblico del Nelli, che riforniva Montorio? Si trovava – e ci stette per sempre e c’è ancora, sebbene sepolto, ma con tutte le derive per le case di Lecceto: quindi il ragionier Perrozzi ha anche una bella servitù sotto il suo augusto lato B, senza saperlo – insieme al lavatoio pubblico, sulla strada di transito pubblico che ora si trova dietro la maestosa cancellata privata del ragioniere, realizzata con la santa approvazione dei geometri dell’Utc di Quarrata che, non c’è dubbio, nel rilasciare permessi è facile che si dimentichino (come in questo caso) di guardare dentro alle cose.

Situazione odierna dopo le fortificazioni, le cancellate e l’interruzione di tre strade inerpoderali aperte a tutti da tempo immemorabile

Di fatti così, di roba di questo genere, ne ho un’intera antologia e ve li pubblicherò tutti in lode e gloria del signore e del suo santo nome. Così si dimostra quello che Federico Rampini ha detto l’altra sera da quella topona radical chic della Veronica Gentili che gentilmente puppa a Berlusconi e al contempo ne dice peste e corna: il Rampini, infatti, incazzatissimo, ha sostenuto che i pubblici impiegati sono il cancro dell’Italia. Riferisco e non voglio querele, vabbène?

Ora fate conto che Gesù vi abbia spalmato il fango con il suo sputo sugli occhi (Vangelo di Giovanni 9, 6) e che abbiate recuperato la vista. Osservate bene le foto e fate occhio locale alla donna che lava al lavatoio sulla strada che oggi è all’interno delle terre della Rocca di San/Leo-Perrozzi.

La vedete tutti? Quella è la mi’ nonna, Giulia Nannini. Partita piccola per Rio de Janeiro con il padre Francesco Nannini, detto Cecco, e la moglie Emilia, morti di fame dell’Italia da poco unita e in cerca di tozzo di pane altrove.

Impararono, però, a fare la fame anche a Rio. Non c’erano andati come qualche comunista di oggi, danaroso, per farsi costruire un figliolo su misura perché il padreterno non gliene dà di suo. Lì i Nannini di Terra Nostra, raccoglievano il caffè e continuavano a morir di fame, abitando in una casa di mota.

La mia nonna Giulia, con la sua sorella maggiore Niccolina, ebbe anche un fratello (Donatello, detto Donino, che poi tornò di casa a Prato e che, a 93 anni, veniva a Quarrata in bicicletta a portarci i biscotti di Mattonella del Mattei, i brutti bòni e il Filone di Prato con i canditi) e una sorella (Sinìra).

Guardate di nuovo anche questa mappa. Ora riuscite a vedere come stanno le cose? In rosso le strade libere al pubblico troncate dalle recinzioni “private”

Poi sua madre Emilia iniziò a dire – come nei romanzi della Allende o di Márquez, che “voleva morire a casa sua, nella sua terra”. E il nonno Cecco raccattò figlioli e stracci e, dopo un viaggio on piroscafo di quasi tre mesi, sbarcò a Genova. Da Genova tornò a Montorio e, pochi mesi dopo, la nonna Emilia si ammalò e lasciò il marito e i figlioli alla zia Niccolina, che fece da mamma a tutti e morì di diabete negli anni 50.

La mia nonna Giulia, grande, sposò Dante Lapini ed ebbe due figlie: la Bruna, mia madre, e la Lorenza, morta da piccola.

Abitava a Lecceto, la Giulia. E quando lavava i panni a quel lavatoio là che vedete, mai e poi mai si sarebbe immaginata che un giorno, qualche geometro e qualche ragioniere, insieme a qualche perugin-fiorentin/pratese sarebbe arrivato a stravolgere una situazione di fatto che, verificatasi e mantenutasi da sempre da tempo immemorabile, era di per sé diventata (ma i geometri-ingegneri del Comune di Quarrata cosa capiscono nel complesso? Forse solo lo stipendio che gli piove in tasca e che fa incazzare Rampini) una situazione di sostanziale diritto che passa sotto una classificazione di usi e costumi locali.

Le tre strade chiuse dal ragionier Perrozzi – checché ne giuri Iuri – erano da sempre aperte e transitabili per tutti. Lo stesso vale per l’aia perrozziana: in essa, infatti, confluivano, e da essa defluivano, tre interpoderali pubbliche e di uso pubblico di cui ho parlato fin troppo, ma di cui continuerò a parlare quanto mi pare.

Ora riflettete bene se ho diritto o meno di parlare di casini al pongo impastati a mano dal nostro beneamato Comune. E riflettete anche su come risponda un dirigente (non faccio nomi, ma solo cognomi: il Gelli) il quale, capo di tutto l’ambaradan, invece di parlare con chi urla e avvisa di certe innegabilissime storture, risponde come risponde con un sostanziale «cazzi vostri, gente, ciao!».

Documento ufficiale dal sito del Comune di Quarrata. Retribuzione dell’ingegner Iuri Gelli, anno 2019

Eppure questo signore, che dovrebbe sapere tutto ed essere in grado di gestire tutto, prende – a fine anno e anche dalle mie personali tasche – la bellezza di 70.250 euro più 8.080 euro come retribuzione di risultato. Se non sapete cos’è questa voce, fatevelo spiegare da Marco Mazzanti che se lo è assunto, il Gelli; e gli ha voluto affidare il territorio quarratino, Montalbano compreso.

Personalmente – e credo di averne tutto il diritto – mi pongo una domanda. Il risultato che ha ottenuto l’ingegner Gelli nel corso del 2019 (anno a cui si riferisce lo stipendio di cui ho parlato sopra) qual è stato in concreto?

E qui parla Rampini, notoriamente di sinistra filopiddina…

Forse quello di perdere tre strade di uso pubblico, un’aia di uso pubblico, due piazzole di sosta di uso pubblico ingollate dall’ultimo arrivato e consegnàtegli, con una stretta di mano e un bacio accademico, da un ufficio tecnico che non riacquisterebbe la vista neppure con lo sputo di Gesù?

E i cittadini di Quarrata, devono ringraziare di essere, spesso e volentieri, presi per il culo da questa baracca di gente che racconta – con solare evidenza – fischi per fiaschi, lucciole per lanterne e cavoli per carote?

Magari uno dei prossimi giorni vi illumino d’immenso sulla servitù di acquedotto che corre nella recintatissima Rocca di San Leo-Perrozzi…

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Art. 21 Costituzione

 

Non fate querele, uomini della friendly administration politically correct! Seguite con scrupolo l’art. 54 della Costituzione: «1. Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.
2. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge».
Quelli della vecchia scuola fascista di Gentile non sono tonni come voi credete che siano.


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