quarrata, gioie & dolori. LECCETO/ABUSI EDILIZI. SE UN VICINO MOLESTO TRASFORMA UN ORTO DI CAVOLI IN UN PARCHEGGIO E CHIAMI I VIGILI, COSA TI VIENE RISPOSTO? «MA VAFFFF…!» 16.1

Quando avevo 4 o 5 anni, i miei mi portavano a Viareggio al mare. Si andava in via Vittorio Veneto da due signori che erano diventati amici, Lorenzo e Ada Domenici, e che mi adoravano perché loro non avevano figli. La casa era in una fila e, sul retro, aveva un orto con pergolato; un orto adiacente al altri orti, in cui viaggiavano altri bagnanti. Una volta una signora fiorentina, mentre litigava a bestia con il marito, se ne uscì con questa battuta: «Grazie, padrone! T’ho portato le mele!»

 

La proprietà Lapini/Pegoraro deve cedere (attenzione a questo verbo), a sue spese, la propria casetta che permetterà agli Alberti-Meoni-Ferri di riunire per quattro quarti i loro immobili e, quindi, di valorizzare, e non di poco, il loro patrimonio? E in cambio basta un posto auto?

SE UNA CASA TU MI DÀI

UN POST’AUTO IN CAMBIO AVRAI


Neppure per George Soros una casa può avere lo stesso valore di un misero posto auto…

 

QUESTA puntata della storia del Montalbano, stuprato con la connivenza del Comune di Quarrata e dei suoi funzionari, va divisa per forza in alcuni sottocapitoli.

Segue, infatti, un impianto di assolutamente evidente sequela di atti emulativi che – se avrete la bontà di leggere – capirete che trapassano, in vari modi e tempi, dalla molestia alla vera e propria violenza privata: una di quelle cose che i magistrati penali aborrono e cercano di levarsi di culo affermando (con comportamenti che vanno dal silenzio reticente alla illogicità manifesta): «Sono cazzi privati, non rompete le palle a chi ha da fare ben altro».

E la voglia è quella di chiedere: cos’altro, di grazia? Grattarvi i coglioni? Andare in ferie in Brasile? Ritrovarvi con gli amici al Club del Napoli? Salvare gli amici e mettere in croce i rompipalle che bussano alla porta della procura? Ma procediamo con ordine costituito.

LA PREISTORIA

Ho detto – e continuo ancora a ripeterlo – che sulle piazzole di via di Lecceto, rivendicate come proprietà assolutissima dal ragionier Romolo Perrozzi, l’ultimo arrivato e – per i suoi comportamenti – il proprietario più arrogante dell’ex podere di Cecco Bellini (Fattoria Baldi-Papini di Montorio) – da sempre ci fu, c’era, c’è stato, e non può essere cancellato da nessun cartello di «passo carrabile», un uso pubblico ultrasecolare destinato indistintamente a tutti. Punto e basta.

Seguite con attenzione le date:

1. da sempre, e fino all’acquisto del podere di Cecco Bellini da parte di Paolo Cavalieri di Prato (Carmignano, 26 luglio 1945), le piazzole, di cui sto parlando, sono state libere, aperte e di uso pubblico

2. dall’acquisto di Paolo Cavalieri, risalente al 23 febbraio 1984 (atto Notaio Stefano Balestri in Prato) e fino alla vendita di Cavalieri a Romolo Perrozzi e Antonia Compagnucci (atto Notaio Grazioso 23 dicembre 1996) le piazzole furono e restarono sempre aperte e libere

Lecceto Perrozzi. Ecco che fine ha fatto la piazzola est che era da sempre di uso pubblico, anche se il ragioniere lo nega…

3. dall’arrivo dei Perrozzi-Compagnucci (1996) e fino al maggio del 2008 (tempo in cui l’architetta Nadia Bellomo con il geometrO Giorgio Innocenti decise – nonostante tutti gli avvisi loro fatti pervenire per scritto – di creare muri di Berlino in specie di passi carrabili); e cioè per oltre dieci anni, quelle piazzole restarono ancora libere e aperte a tutti indistintamente: tutti continuammo a sostare, fermarci, fare manovra dove ciò era sempre stato possibile e pacifico.
Gli stessi Mara Alberti, Gionni Dainelli, Sergio Luciano Meoni, Margherita Ferri, prima di realizzare ben due parcheggi per le loro auto su loro terreni, hanno indisturbatamente e pacificamente parcheggiato sulle piazzole perròzziche, insieme a loro amici, parenti, visitatori e quant’altro. Così pure hanno fatto i Martini-Gori senza problemi.

Cosa accade, dunque, fra il 2007 e il 2008? Il fatto inaudito e particolarmente pericoloso è che mia figlia e il suo compagno decidono di andare ad abitare nella proprietà Lapini-Pegoraro: via di Lecceto 12 etc.

Abbracci e baci, lì per lì, da parte dei vicini confinanti (Mara Alberti, Margherita Ferri e Sergio Luciano Meoni) maaa…. Ma a una condizione precisa, si scopre in séguito: «Fa’ come vogliamo noi o altrimenti ti rendiamo la vita impossibile». Sembrano favole, ma ci sono lettere e tracce scritte di piena e solare evidenza. Tanto ve le pubblico, state calmi.

Qual è il problema in buona sostanza? È che la signora Mara Alberti e i suoi anziani usufruttuari (Margherita Ferri e Sergio Luciano Meoni) hanno in mente un ben preciso obiettivo.

Poi finisce che si fanno le cose a bischero sciolto

Poiché la loro unità immobiliare, piena di mende e vizi per un condono concesso dal geometrO Franco Fabbri a bischero sciolto, costituisce i tre quarti dell’antico fabbricato secentesco di Lecceto, ma l’ultimo quarto appartiene ancora ai Lapini-Pegoraro, le creativamente vivaci talèe colà trapiantate, iniziano a credere di poter ottenere quella proprietà dei Lapini-Pegoraro per un cosiddetto giro di cappello (e se le cose non dovessero andare… ci penseranno loro a sagagnare i maroni = scassare la minchia, ai confinanti, fino a metterli in ginocchio e costringerli a cedere.

I fatti – anche grazie alla struttura tecnico/analfabeta del Comune di Quarrata – si cristallizzano in un merdaio di ricattini, picchette, ripicchette, rompimenti, minacce, urla e offese e, insomma, vergogna varia ed eventuale.

Per evitare cancrene (quelle che poi sono puntualmente arrivate anche grazie ai geometri comunali e alla polizia municipale quarratina), la proprietà Lapini/Pegoraro decide di tentare una soluzione pacifica e, nella primavera del 2008, l’avvocato Bernardino Sirca di Firenze (di parte Lapini/Pegoraro) incontra sul posto l’avvocato Andrea Marino Merlo di Bagni di Lucca (di parte Mara Alberti, Sergio Luciano Meoni e Margherita Ferri). C’erano tutti e c’ero anch’io, di persona persolamnete – direbbe Catarella.

UNA GRAN BELLA TRATTATIVA…

Di cosa si discorre? Semplice:

Cancelli e nano Loacker. Dàteci una servitù di passo dal vostro parcheggio al nostro terreno intercluso, e noi vi concediamo la piena proprietà dell’aia a comune da voi usurpata con cancelli e stanze insanabili…

1. l’orto-giardino dei Lapini/Pegoraro è un fondo intercluso. Perciò Alberti-Ferri-Meoni vedano di concedere una servitù di passo per permettere ai Lapini/Pegoraro/Bianchini di accedere alla loro terra con l’auto/le auto di famiglia.

2. In cambio, senza andare troppo nel sottile, i Lapini/Pegoraro sono disposti a sciogliere la comunione sulla particella 430, aia a comune, lasciandola di piena proprietà agli Alberti-Feri-Meoni, ivi compresa la lavanderia/ripostiglio, impropriamente condonata dalle capre geometriche dell’ufficio-condoni di Quarrata, ma realizzata su area a comune e, perciò, incondonabile senza il consenso ti tutti i condòmini.

Personalmente credo che anche uno scemo, un deficiente, un cretino, un idiota, un cetriolo di mare (quella cosa informe che non ha cervello, ma solo la bocca e il culo) possa immediatamente capire che, se da una parte gli Alberti-Meoni cedevano un diritto, ma di solo passo (massimo 10-15 metri) per permettere ai Lapini/Pegoraro di entrare nel loro fondo intercluso, dall’altra, ottenevano un bel beneficioso vantaggio: diventavano pieni proprietari di una notevole porzione di aia a comune, già da loro usurpata e goduta; e potevano restarsene chiusi nei loro cancelli abusivamente realizzati con la successiva regolarizzazione perfetta della loro vitale lavanderia/ripostiglio, dove lavano i panni ma hanno anche la caldaia del riscaldamento per l’inverno.

L’avvocato Andrea Marino Merlo, giovane guidato dal senso della misura e delle proporzioni e, più che mai, dal buonsenso, si mostrò da sùbito favorevole a questa soluzione efficiente e più che equa, che avrebbe tagliato la testa al toro e posto fine alla “Guerra dei Roses”.

THE GREAT IDEA

Ma poiché, purtroppo, l’intelligenza (la facoltà, cioè, di sapersi adattare alle circostanze e alle condizioni di vita) o c’è per natura o non c’è, la gentile signora manager italo-americana, la madre di tutte le proprietà e rivendicazioni senza senso, Mara Alberti, dette prova del suo innegabile valore e della sua capacità manageriale indiscutibile con la controproposta che segue – e che sega le gambe perfino ai cavalli:

1. la proprietà Lapini/Pegoraro – dice la Mara – cede (attenzione a questo verbo), a sue spese, la propria casetta che permetterà agli Alberti-Meoni-Ferri di riunire per quattro quarti i loro immobili e, quindi, di valorizzare, e non di poco, il patrimonio

2. in cambio, la proprietà Lapini/Pegoraro avrà (oh stupore!) 1 posto auto 1 in uno dei parcheggi (ne hanno due) Alberti-Meoni-Ferri: ma, per grazia di dio e non perpetuamente e con il vincolo della targa. In altre parole solo per una e una ben precisa auto – e stop.

«Grazie, padrone! T’ho portato le mele!»

Cosa voleva la signora Mara? Anche una fettina di culo, forse? O un biglietto per Bora Bora, dove ti pare di star drénto, ma se’ fòra?

Quando avevo 4 o 5 anni, i miei mi portavano a Viareggio al mare. Si andava in via Vittorio Veneto da due signori straordinari che erano diventati amici, Lorenzo e Ada Domenici, e che mi adoravano perché loro non avevano figli.

La casa era in una fila e, sul retro, aveva un orto con pergolato; un orto adiacente al altri orti in cui si vedevano altri bagnanti.

Una volta una signora fiorentina, mentre litigava a bestia con il marito, se ne uscì con questa battuta: «Grazie, padrone! T’ho portato le mele!».

Per anni mi sono chiesto il significato preciso di quelle parole. Dal 2008 a Lecceto e da quell’incontro con la signora manager in poi, la cosa mi è diventata estremamente chiara.

DA LECCETO A PIRANDELLO

Scriviamo una scena da dramma di Pirandello, l’autore più giusto per le implicazioni psichiatriche che si rilevano nei suoi testi spesso e volentieri. Il dramma ha per titolo Le mele della signora incazzata.

Una proprietaria-padrona (Alberta Mari) chiama, a parlare di problemi di diritti e confini, un condomino delle aree in comunione in parte da lei usurpate (Laparo/Pegorini) e, volendo fare le nozze coi fichi secchi di Soros – cioè strozzare chi ha più bisogno, perché ha un fondo intercluso – pretende che quel comproprietario, a sue spese, le doni una casa in cambio di un uso, limitato nel tempo e per un solo veicolo indicato a targa, su un parcheggio di cui la padrona Alberta Mari dispone. Chiaro a tutti?

Ecco allora che la proprietà Laparo/Pegorini, mentre sprizza scintille di gioia, stende immediatamente a terra un tappeto islamico da preghiera; vi si mette sopra in ginocchio a buco ritto ed esclama: «Grazie, padrona! T’ho portato le mele!».

Senza parole

È chiaro a tutti, ora, come stavano andando le cose? Se siete curiosi, domani pubblicherò il capitolo 16.2. Aspettate e leggerete altre amene invenzioni e sorprese da buon vicinato.

Domanda rompipalle: ma la pubblica amministrazione, la capreria geometrica, è lì per l’interesse generale e mediato/bilanciato o è invece un bizzoso modo di pensare, arrogante e imbecille, che altro non fa che acuire gli scontri sociali e far finire la gente dinanzi ai giudici – altra pubblica amministrazione che, non di rado, è un vero e proprio – si diceva negli anni 60 – Ucas, cioè Ufficio Complicazioni Affari Semplici?

Ripeto: domani pubblicherò il capitolo 16.2. Intanto pensate: vi piace il… presepe?

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Non è mai troppo tardi per raccontare la verità e per riparare agli erroridi una pubblica amministrazione
che ogni giorno sacrifica le persone normali favorendo gli stronzi.

La prima volta si perdona, la seconda si bastona.


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