quarrata, gioie & dolori. LECCETO E ROGNE. IL PERROZZI DAL PIGLIO DECISO TIENE STRETTO IL SUO PARADISO: E IL BIANCHINI, SCENDENDO DA MARTE, METTE IN GIRO LE SUE FALSE CARTE?

Questo geniale ragioniere, che a un certo punto si è anche fregiato del titolo di dottore, non ha mai risposto a una domanda cruciale: dove, come e quando si è laureato; se in Italia o all’estero; se in un ateneo riconosciuto o in uno simile alla famosissima Scuola Radio Elettra di Torino dei miei anni 50…

 

Questo promemoria viene da persona quarratina, attendibile e “vicina al palazzo”. Ovviamente si deve essere rotta i corbelli dell’arroganza di tanti cervelli squinternati della pubblica dis-amministrazione. E promette anche altri promemoria. Se dio vuole c’è sempre qualcuno che parla alla fine…

 

IL RAGIONIERE SEMBRA LA CIVETTA

«TUTTOMÌO-TUTTOMÌO» GRIDA E BALBETTA

Nota filologica. Per i contadini come me – oriesi, liccetani, luccianesi e collinari – il verso della civetta è: «tuttomìo-tuttomìo» (non ci crede nemmen dio)


 

Non habemus imaginem ad inlustrandum semideum. Non c’è foto del semidìo… Vi dovete contentà’…

 

IL PERROZZI dal piglio deciso è ancora al centro dell’attenzione. Ci si è messo da sé, perché, personalmente, io ritengo che in ciò sia davvero molto bravo. Spero che abbiate letto l’immagine di testa di questo mio intervento: ma ora ve la spiego in breve.

Un signore, che intende mantenere la funzione di fonte anonima (che, secondo legge, gli compete), mi ha fatto avere alcune sue considerazioni in merito alla situazione/discarica di via di Lecceto a Montorio. E ha scritto:

promemoria.

il rag. perrozzi sembra sia già andato in procura con piglio deciso, afferma che edoardo pubblichi documenti manomessi, vale a dire tolga parti di lettere, documenti al fine di far risultare cose non vere, inoltre il perrozzi accusa edoardo di sovrapporre documenti a doc, facendo difatto dei foto-montaggi che secondo lui non corrispondono al vero, ma sarebbero falsi a tutti ali effetti.

Risus abundat in ore stultorum ovvero: gli stupidi ridono sempre

il Gelli sembra il più tranquillo, ride sempre, consiglia a tutti di lasciar perdere, compreso al sindaco.

al prossimo promemoria.

p.s. il nuovo segretario, non sembra fare niente, almeno che io sappia.

grazie. anonimo!!!!!!!

Non posso assolutamente dare per certo tutto quello che è scritto nel promemoria: ma sicuramente posso scrivere alcune mie considerazioni e valutazioni in materia. Con la doverosa premessa del se quello che è scritto nel promemoria è vero. Non venite, poi, a rompermi i coglioni dicendo ma lui ha detto… Io dico condizionando il mio dire al se quello che è scritto nel promemoria è vero.

Come studioso del Manzoni, mi sento di ricordare che il vero esiste di due tipi: quello storico e quello poetico. O, in altri termini: il vero oggettivo e il cosiddetto verisimile, che perfino la Cassazione riconosce come apprezzabile anche nei processi ai giornalisti.

Bene. Che il Perrozzi sia andato in procura con piglio deciso non solo è verosimile (e quindi credibile) ma anche oggettivamente vero. L’ultima volta dovrebbe esserci andato – e se non in procura almeno dalla polizia giudiziaria (carabinieri?) – è il 1° ottobre scorso per consegnare l’ultima querela: lo hanno anche visto.

Perché il sor Perrozzi che fa l’offeso e si sente vilipeso; il nobil homo ch’è incazzato e si dichiara diffamato; il ragioniere e non il dottore, che escandesce a tutte l’ore, evidenzia, a mio insindacabile avviso, dei comportamenti schizòidi per i quali spesso straborda ed esonda.

O sor Perrozzi… Senza offesa per i rospi!

Un esempio classico è quando torna dal lavoro; gli girano i coglioni per i fatti suoi; e urla dal suo “castello dell’innominato” contro mia figlia, che cerca di allontanare da sé ogni volta che la incontra: potrei garantire che lei non solo non porta sfortuna altro che a se stessa, ma non è neppure strega, perché, nel caso lo fosse, il ragioniere sarebbe stato trasformato in rospo (e i rospi mi perdonino) e già da un pezzo.

Fra l’altro costui – sto parlando del conte di Pescina (AQ) – tollera che, dalle sue auguste terre del sacramento gente estranea si permetta di urlare all’indirizzo di persona innocua, epiteti come: troia, puttana, roba da Tso e simili cose. Ma questo accade sempre quando, a chi è hater per natura, tutti lasciano crescere a dismisura la fiducia nei propri diritti (e rovesci) senza fargli capire che, come uomo, è polvere e in polvere tornerà.

Il signor Perrozzi Rag. Romolo, figlio di un carissimo amico mio, Alberto Perrozzi (affettuosamente da chiamato Albertone), è nato con geni e cromosomi opposti al padre, di cui non ha mai posseduto né la signorilità né la perfetta educazione e il rispetto per gli altri. E questi sono fatti e non quattro cazzi in padella Findus.

Questo geniale ragioniere, che a un certo punto si è anche fregiato del titolo di dottore, non ha mai risposto a una domanda cruciale: dove, come e quando si è laureato; se in Italia o all’estero; se in un ateneo riconosciuto o in uno simile alla famosissima Scuola Radio Elettra di Torino dei miei anni 50.

E s’incazza pure se gli viene rivolta la domanda: ma chiedere di un titolo di studio è lecito; e rispondere su un titolo di studio non è cortesia: è un dovere di legge. Lui non lo fa: e se non lo fa, perché non lo fa? Ce lo spiega per favore? So è forse “laureato” a Tirana come il famoso Trota?

Non so se, in tutte le querele che mi ha riservato con particolare affetto, cura e attenzione, abbia detto, o no, che io pubblico documenti falsi. Ma se lo ha fatto, credo che alla fine passerà dei bruttissimi quarti d’ora, che a Lecceto possono essere definiti, molto più icasticamente, cazzi acidi, cazzi amari o cazzi sua. Perché, se mi accusa di falso, è un calunniatore, dato che i miei documenti sono sani come i ceppatelli della Montagna Pistoiese.

Il nostro Marco Ferrari, sighero in bocca, con un notevolissimo ceppatello. Studiate, nobili cittadini della nobile Itaglia!

E se non sa cosa sia un ceppatello, può farselo spiegare dall’ex-capo Renzo Dell’Anno, famosissimo Pm esperto di funghi e ammogliato in San Marcello: quel distinto signore che faceva andare la procura come fosse unta, perché era esperto in archiviazioni. Anche qui non incazzatevi: la realtà storica è quella che è. Ve lo ricordate che lo misero alla porta con neppure un voto a favore da parte del Csm?

Torno ai fatti. Se davvero il sor Perrozzi ha scritto, nelle sue informative di doglianza, che io pubblico carte false, se ne assume in toto tutte le sue responsabilità. In aula – se chi di dovere non fermerà il treno mandando doverosamente il ragioniere al banco degli imputati per ipotesi di calunnia – le carte canteranno come i cori angelici intorno al Signore: e di noi due soltanto uno resterà in piedi. E non credo proprio che potrà essere chi ha chiuso tre strade interpoderali necessarie alla cura dell’ambiente e due piazzole che erano, da sempre, di disimpegno per la via Vicinale di Lecceto. Per chi non lo ricordasse: via di lecceto è quella strada che, fra il signor Gelli (nome non tanto fausto, tutto sommato…) e il signor Bai, hanno perso e non hanno ritrovato mai.

Vorrei ricordare al principe dell’Aquila, che in 53 anni di giornale, non una volta che dico una, sono risultato colpevole di falsificare documenti e prove – come lui pare asserire secondo il promemoria. Non credo che altrettanto si possa dire della sua amabile categoria di ragioniere commercialista, di solito adusa fare la parte dei trova truffe per far risparmiare i propri clienti furbetti.

Un film molto istruttivo per tutti…

Gli consiglio vivamente di vedere e studiare con attenzione la stupenda figura di Louis De Funès, ragioniere di Totò in I tartassati (1959): l’arte è profetica e maestra di vita. Con questo non sto dicendo che il sor Perrozzi falsifica le carte a favore dei suoi clienti: gli sto dicendo semplicemente di non rompere i coglioni né a me, né a mia figlia, né alla gente che le ruota intorno e che ha il diritto di andare a Lecceto quando e come vuole.

Ma anche di piantarla di fare come cazzo vuole perché lui è lui e noi non siamo un cazzo. Non siamo un cazzo, ma non vogliamo neppur essere presi a calci in culo da chi, avendo fatto i quattrini, si gonfia come un coglione affetto da orchite. Chiaro?

Ha detto che confeziono carte false? Benissimo: lo vedremo in aula e con tutte – e dico tutte – le conseguenze del caso.

Capitolo Gelli. Non so che dire e non intendo dire. Non di rado gli sciocchi ridono e, per quanto ho avuto di rapporto con il cognato di Dario Parrini (un nome, una garanzia), con ogni probabilità portato a casa nostra da un sindaco Mazzanti sugli attenti e agli ordini del Pd; anche lui, prima della fine, dovrà dare più di una spiegazione: può contarci. Altro non aggiungo, per umana pietà. Gli effetti dopo, come il Covid. Fossi in lui, inizierei a ibernarmi in quarantena…

Capitolo Mazzanti. Anche qui taccio. Troppo bravo ragazzo, ma di campagna. Come Pozzetto starebbe meglio su un trattore a arare il campone del Morettone all’ingresso di Quarrata. E non gli farebbe neppur male spalare la lettiera delle vacche in un bell’allevamento, piuttosto che andare a destra e a manca a fare le solite passerelle di rappresentanza e magari senza mascherina, finendo poi con l’elogiare il suo elettricista che ha messo a capo della sue guardie comunali degne – per la Lega (o per la… Sega?) di ricevere encomi speciali.

La dott.ssa Grazia Razzino, segretaria generale; ovvero «Il cavaliere inesistente» di Italo Calvino…

Capitolo Grazia Razzino. L’ho detto e lo ripetuto: i segretari non si comprano al mercato del sabato o alla fiera delle vacche. Uno stato serio – e l’Italia fa schifo – i segretari li manda e li pianta saldamente fra le mele alle amministrazioni: non consente loro di sceglierseli per affiliazione politica, simpatia e raccomandazione di partito infilando quintali di euro nelle loro tasche perché, mangiando a crepapelle, non abbiano né il tempo né il modo di dire a un sindaco smetti di fare il bischero.

Cosa devo aggiungere di più? Se fossi in questi personaggetti (De Luca) e se quello che mi è stato inviato fosse vero, io dormirei sonni pochissimo tranquilli. Non so se sono stato chiaro. Ci risentiamo al prossimo promemoria e intanto… ciucciatevi il calzino!

Domani torno a commentare altre bestialità cazzerecce di Oliviero Billi.

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Art. 21, il Comune è un gran “casuno”!

 

E questo cartello fu tolto di mezzo… Chi è stato a toglierlo? Jurij Gagarin di ritorno dallo spazio?

 

O giunta dei «partigiani in ciabatte di Quarrata»… C’avete addosso il tumore e invece di andare dal chirurgo a farvi scattivare a modino, bevete i mojito al Papeete con un Salvini che ride perché pensa d’essere in una «botte de fero»?
Ma allora è vero che nonostante il tonfo del trio Lotti-Palamara-Mattarella, il Pd manovra ancora tutta la magistratura!
Che se dice, ingegner Iuri, fiducioso in atti impuri…?
Gelli, me lo dice chi è che ha tolto in cartello Comunale del Montalbano dal suo posto? O dura troppa fatica?
Una curiosità interessante per tutti. Monsieur Perrozzi è al terzo avvocato: gli altri due che fine hanno fatto?
Avevano forse capito l’antifona da quanto avevo loro risposto e se la sono data a gambe prima di sostenerlo in una guerra che potrebbe risultare un inservibile e inutile spargimento di merda sul cliente?

Infine: la signorina Perrozzi, quella che vive con il padre a Lecceto, aveva già preannunciato le azioni punitive del babbo al nostro Alessandro Romiti quando una domenica pomeriggio, recatosi in loco e fermatosi in strada, si era sentito chiedere «Ma lei che ci fa qui? Che cerca? Cosa vuole…» e cose simili. Perché… padroni del baccellaio si nasce – o si diventa come Mastro don Gesualdo del Verga…
Anche i quadrizzòccoli se studiano, capiranno.


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