quarrata, gioie & dolori. LECCETO: IL COMUNE CHE NON VIGILA UNA MINCHIA, LA GENTE CHE FA COME CAZZO VUOLE E GLI AVVOCATI INTELLIGENTI DI CITTÀ CHE INSEGNANO AI CLIENTI COME ABUSARE DEI TEMPI E DEI LUOGHI IN AREE A TUTELA AMBIENTALE. 14

Ha ragione Massimo Cacciari quando dice alla Bianca Berlinguer che l’Italia è in mano a una branca di puppasoldi di pubblici dipendenti che sono lì voluti dalla politica della familizzazione del potere: figli, nipoti, babbi, sorelle, cognati, ganzi e troie, amanti e puttane; mentre il cittadino paga e le istituzioni (fatte da gente di tale risma) si grattano i coglioni in ufficio, leggono il giornale, escono per fare colazione e, dulcis in fundo, passano in molti casi il tempo a guardare porno su internet o a giocare on line perché mezzi ludopatici…

 

Oggi vi spiego il significato di beni in comunione – e vorrei spiegarlo anche al geometrO-ingegner Iuri Gelli (al geometrO Franco Fabbri tentai di spiegarlo anni fa, ma senza alcun successo: evidentemente molti tecnici comunali quarratini hanno seri problemi cognitivi e di apprendimento – ma questa è una storia che narrerò più in qua e sempre con carte alla mano…) e al perito elettrotecnico Marco Bai, comandante della polizia municipale di Quarrata…

COMUNIONE? ALÉ, PER DIO:

QUESTO PEZZO LO FO MIO!


Per chi fosse duro di comprendonio…

 

IL CAPITOLO 14 del romanzo Il Montalbano, zona di tutela ambientale un corno si imposta, stamattina, ancora sugli usi e gli abusi di certi residenti-talèa tòlti da una serra di città e trapiantati a secco tra i sassi della collina, dove scoprono – dal momento che altri vicini-confinanti non sono sempre presenti, ma abitano stabilmente altrove e vengono solo una volta al mese a controllare le loro proprietà – che, nei momenti di solitudine, quando in giro non c’è nessuno, si può procedere direttamente allo stupro dei luogi: e allora le talèe infestanti fanno e disfanno, costruiscono cose proprie e demoliscono sia cose altrui che cose comuni senza chiedere alcun permesso né al Comune (ché tanto è cieco e sordo) né al condomino delle parti in comunione.

Oggi vi spiego – e vorrei spiegarlo anche al geometrO-ingegner Iuri Gelli (al geometrO Franco Fabbri tentai di spiegarlo anni fa, ma senza alcun successo: evidentemente molti tecnici comunali quarratini hanno seri problemi cognitivi e di apprendimento – ma questa è una storia che narrerò più in qua e sempre con carte alla mano…) e al perito elettrotecnico Marco Bai, comandante della polizia municipale di Quarrata.

Oggi vi spiego che cos’è un’area a comune, un resede che appartiene a tutti coloro che vi si affacciano e di cui qualche furbèga (= furbo una sega!), come gli Alberti-Ferri-Meoni, ha inteso appropriarsi per due motivi pratici ed efficaci:

  1. il Comune di Quarrata – abusi o non abusi edilizi è indifferente – risponde sempre e solo con un «son cazzi privati, non rompete i coglioni»
  2. certi avvocati cittadini – in questo caso Roberto Ercolani di Firenze – sostengono, come una chioccia, con arte giuiridica mariuola, i propri pigolanti pulcini; e li convincono a credere che confinanti e condòmini possano essere tranquillamente esprorpiati e spogliati dei loro diritti.
Corte a comune. Certificazione del Geom. Franco Giovannelli 1

Del resto, questo è il fantastico terzo millennio dei ladri, degli zotici, dei Palamara, dei non-presidenti della repubblica delle banane (in culo al popolo), dei democratici di sinistra, degli amici e dei parenti dei rigorosissimi grillini, dei fantastici piddìni e di chi si chiama Matteo Orfini.

Perciò, cittadini, ascoltatemi: non siate onesti e rispettosi della legge. Fate il cazzo che volete e un sindaco come il Mazzanti, che se ne fotte perché ha da pensare al burraco, lo troverete sempre. E lo troverete con intorno una schiera di emeriti ignoranti (delle leggi), che concepiscono l’amministratoze quale refugium peccatorum che garantisce pane e ciccia ai prescelti a danno dei lagerizzati cittadini comuni troppo ben educati.

Nella rappresentazione grafico-ragionata del Catasto del Comune di Quarrata, la particella 430 di Lecceto è indicata come resede o aia a comune.E il tecnico incaricato dei rilievi, il geometra di famiglia Bianchini-Lapini, Franco

Giovannelli, il 15 giugno 1993 scrisse:

Studio Tecnico
Geom. Franco Giovannelli
Via Europa 20/3 – Tal. 737182
51039 – QUARRATA – (PT)

RELAZIONE TECNICA

Oggetto: Situazione e storia della proprietà del resede di porzione di fabbricato di Lapini Bruna, posto in Comune di Quarrata frazione Mortorio loc. Lecceto.

Corte a comune. Certificazione del Geom. Franco Giovannelli 2. La foto della corte risale al 1961

Per accertare la proprietà del resede di cui all’oggetto, ho provveduto alla ricerca delle mappe catastali, dal l’impianto del nuovo catasto terreni e del nuovo catasto edilizio urbano, del Comune di Quarrata.
Al N.C.T. di detto Comune il resede della porzione di fabbricato in oggetto risulta dall’impianto essere identificata con il mappale 430 del foglio 44, e risulta inscritta alla partita speciale Aree di Enti Urbani e Promiscui.
Al N.C.E.U. del menzionato Comune, il resede in oggetto nelle planimetrie degli immobili vicini e confinanti, risulta essere corte o aia a comune, sempre identificata con il mappale 430 del foglio 44.
Da un sopralluogo effettuato risulta che il mappale 430 del foglio 44 è stato in parte occupato con un manufatto che sembra adibito a ripostiglio e/o centrale termica.
Con atto Banchelli del 31/5/75, il sig. Albanese Antonino, acquistò una porzione di fabbricato attestante a detta aia o corte, ma non ne acquistò di certo la proprietà.
Il sig. Albanese Antonino è il dante causa dell’attuale possessore del manufatto che insiste sulla corte o aia a comune.
Da ricerche effettuate presso l’Ufficio Tecnico Comunale, non risulta rilasciata nessuna Licenza o Concessione edilizia per tale manufatto.
Per miglior identificazione di quanto sopra espresso, allega un estratto planimetrico della zona ove si vede quale sia il mappale 430 del foglio 44, con contrassegnato in rosso l’ubicazione del manufatto costruito.
Con ciò credo di aver assolto all’incarico affidatomi.
Quarrata lì 15 giugno 1993.

Il Tecnico incaricato
(Geom. Franco Giovannelli)

Era stato abbastanza chiaro il Giovannelli? Bene. Se avete letto con attenzione, su una parte di quell’aia a comune qualcuno aveva costruito una stanza-caldaia o ripostiglio o lavanderia o che altro diavolo, ma senza nessun permesso del Comune: quindi c’era un abuso edilizio grosso come una stanza!

Di detta stanza, i proprietari succeduti all’originario Antonio Albanese, Bruno Alberi e Silvana Bertinelli, chiesero la sanatoria al momento in cui cedettero la loro proprietà al quartetto eccetera Alberti-Ferri-Meoni-Dainelli.

Dalla richiesta di sanatoria presentata a firma di Bruno Alberi, risulta espressamente che il troiaio-stanza si trovava su area a comune.

Logica, quindi, avrebbe voluto che quell’abuso (con cui i Bianchini-Lapini non avevano avuto nulla a che fare) fosse oggetto di massima attenzione da parte dell’Utc comunale di Quarrata e, in maniera particolare, del signor geometrO Franco Fabbri: non perché possedeva la cosiddetta palla di vetro, ma perché – udite bene, giunta quarratina e consiglieri comunali inerti – personalmente, in nome della proprietaria Bruna Lapini, io stesso avevo presentato un esposto per dichiarare l’avversione da parte di un condòmino alla concessione tarallucci-e-vino che Quarrata ha regalato e in più casi, davvero a cani & porci.

La stanza di cui si chiede il condono, qui chiamata lavanderia, è stata realizzata su parte comune. Ma il geometrO Fabbri non sapeva leggere…

Risultato dell’illuminata mente del geometrO Fabbri? Pur avvertito, pur a conoscenza del fatto che i diritti dei terzi (Lapini Bruna) erano stati fischiettosamente mandati a fanculo, il geometrO fece allegramente rilasciare la sanatoria con la formuletta-sega «fatti salvi i diritti dei terzi».

Non sarebbe più logico e giusto dirgli: «O geometrO, ma all’istituo tecnico t’hanno insegnato a leggere e scrivere oppure anche tu sei entrato in Comune a Quarrata perché eri figlio del capogruppo storico della Dc, Marcello Fabbri detto Cesare, per decenni anche presidente della Cra, Cassa Rurale E Artigiana di Vignole (oggi Banca Alta Toscana), finché dovette cedere la sedia a Giancarlo Gori? Non era sufficiente, il mio esposto, a farti capire che stavi seminando problemi nell’orto di gente che non c’entrava, poi costretta, dalla tua conclamata ignavia, a rivolgersi al giudice per sentirsi dare la ragione, dal momento che le parti a comune sono come i matrimoni in paradiso: non si vendono e non si comprano, proprio perché sono comuni, se non con il consenso, peraltro notarile, dei condòmini tutti?».

Ha ragione Massimo Cacciari quando dice alla Bianca Berlinguer che l’Italia è in mano a una branca di puppasoldi di pubblici dipendenti che sono lì voluti dalla politica della familizzazione del potere: figli, nipoti, babbi, sorelle, cognati, ganzi e troie, amanti e puttane; mentre il cittadino paga e le istituzioni (fatte da gente di tale risma) si grattano i coglioni in ufficio, leggono il giornale, escono per fare colazione e, dulcis in fundo, passano in molti casi il tempo a guardare porno su internet o a giocare on line perché mezzi ludopatici.

E non è finita qui. La concessione di quel condono, formalmente opposto al geometrO Fabbri da Bruna Lapini, ha fatto sì che il quartetto eccetera di cui sopra usurpasse ancor più una parte comune separandola dal resto con una bella cancellata, ovviamente costruita senza alcun permesso e su parte a comune. Comune avvisato e risposta immediata: «andate a fare in culo, sono cazzi vostri privati!».

Il Geom. Massimiliano Malanchi è il tecnico di coloro che, con il pieno appoggio dell’avvocato Roberto Ercolani, sostengono di essere proprietari esclusivi della particella 430. Pretese e elucubrazioni da… femminielli come Mery per sempre?

E qui entra in gioco anche la sopraffina arte giuridica dell’avvocato Roberto Ercolani, patrono del quartetto eccetera che ha convinto i suonatori di petòfono a credere e chiedere che tutta la particella 430 non sia affatto resede a comune, ma – al contrario – sia di esclusiva proprietà di Mara Alberti, manager internazionale Italia-Usa, e in usufrutto, ora, a Sergio Luciano Meoni e a Margherita Ferri, i quali, pervasi dal delirio di possessiva proprietà, ogni giorno sbarrocciano invitando gentilmente chiunque si rechi al borgo di Lecceto per sacrosante necessità (idraulici, muratori, giardinieri…) a levarsi immediatamente dalle palle: perché lì, la particella 430 è loro dominio personale. Non accidenti a Pio IX e a Garibaldi, ma a Basaglia e Pirella!

L’unica risposta sensata – al sindaco, all’Utc di Iuri Gelli di Quarrata, al ragionier Perrozzi, al quartetto eccetera e ai legali tipo Roberto Ercolani, con le loro trovate algebriche e nevralgiche a cazzo di cane – non può che essere quella di Robin Williams in Buongiorno Vietnam.

Ascoltàtela attentamente, è tagliata su misura!

Domani vi pubblico l’istanza di opposizione al condono, ignorata dal geometrO Franco Fabbri.

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Finché c’è una Costituzione, anche solo sulla carta,
io parlo e continuo a parlare


«Posso essere ancora un po’ incazzato?» dice il Marchese del Grillo a Aronne Piperno…


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