quarrata, gioie & dolori. LECCETO/STRAGE DEL TERRITORIO E DIARIO DELLA CAPRA. «SE NELLA PREISTORIA C’ERA UNA PALAFITTA, NEL 1997 PUOI FARCI TRANQUILLAMENTE UN PALAZZO COME SUL CANAL GRANDE: E SENZA CONDONO». 16.3 e

«La capanna per la quale non è stata presentata istanza di condono edilizio, di cui all’esposto successivo, da visionatura di apposite aereofotogrammetrie dell’istituto Geografico Militare relative all’anno 1948, in possesso dei proprietari, risulta essere esistente a quella data e pertanto non è stata fatta oggetto di condono»

 

La baita di Heidi viene tirata su a meno di tre metri dalla parete della proprietà del civico 12; non è stata riadattata, ma costruita ex novo senza permesso; è stata tirata su senza sanatoria e senza condono: insomma l’hanno fatta bella, nòva e completamente abusiva, ma…

DOVE IN CIELO S’ALZAVA UN PARTENONE

OR SI PUÒ FARE UN CAMPO D’AVIAZIONE?


La famosa risposta del fu-comandante Oliviero Billi. Di meglio non avrebbe fatto neppure Sabino Cassese

 

QUANDO DICO che troppi geometri (plurale di geometrO) fanno molto male alla salute, credetemi: è la pura, sacrosanta verità.

Tornate un attimo indietro alla famosa capanna marrone-merda tirata su a Lecceto, senza licenza edilizia e senza richiesta di condono, e capirete perché il Comune di signor Marco Mazzanti (si può dire? Lo dico ugualmente) “fa schifo”.

A Quarrata si favorisce, non di rado, chi è fuori regola, e si perséguitano i cittadini che chiedono il rispetto delle norme. Sarà perché questa è, in buona sostanza, l’etica dei post-comunisti radical-capalbio-bibbiani? Chissà? Può anche darsi.

Ma soprattutto, nel Comune della Legalità, dove c’è un’avvocatA assessorA alla Legalità (Francesca Marini); dove si fa anche la marcia (forse dal verbo marcire) della Giustizia con tanti bei nomi della retorica del potere legale; osservate attentamente il metodo con cui i funzionari (nel caso specifico il fu-comandante della polizia municipale, il geometrO Oliviero Billi, oggi consigliere della Lega ad Agliana con un campione di sindaco laureato in legge: Luca Benesperi); il metodo con cui, dicevo, i funzionari connettono le loro celluline grigie di Hercule Poirot.

Il cosiddetto Quartetto Cetra (Mara Alberti, Gionni Dainelli, Sergio Luciano Giuseppe Meoni, Margherita Ferri) il 31 maggio 1996 (visualizza contratto) acquistano – da Nella Lapini, biscugina di mia madre Bruna Lapini – una casetta di due stanze e due piccoli appezzamenti di terreno (uno a orto: che poi il Meoni giurerà falsamente, dinanzi alla giudiciA Daniela Garufi, essere un parcheggio [forse delle lumache? – n.d.r.]) e un altro composto di due o tre campetti a seminativo-arboricolo. Non più né meno di una caccola di proprietà.

Leggetevi bene tutto il contratto da cima a fondo, per favore. E ditemi se, da qualche parte, trovate menzione di capanna/capanno/ripostiglio per attrezzi africoli o altro. Non se ne fa menzione nella maniera più assoluta perché, più che di una capanna, si tratta di un cascame cadente con pareti incannucciate che però non esistono più. Riguardatevi l’immagine di apertura e vedrete il cielo oltre la capnnuccia di Betlemme.

Il Quartetto aveva acquistato la capanna di Ezechiele. Era una casa molto carina | Senza soffitto, senza cucina | Non si poteva entrarci dentro | Perché non c’era il pavimento | Non si poteva andarci a letto | In quella casa non c’era il tetto | Non si poteva fare pipì | Perché non c’era il vasino lì…

Cosa ha comprato, in pratica, il Quartetto Cetra? Un bel cazzo di nulla, secondo la nostra legge civile: perché solo il titolo fa fede (quello che cioè c’è scritto in contratto) e nessun’altra cosa.

Cionondimeno, i signori rompicoglioni seriali di cui sopra, improvvisamente tirano su una casa di legno attrezzatissima e con perfino una telecamera anti-lupo mangianonne. Sono fissati o sono voyeurs di vocazione?

Chi li ha autorizzati all’opera? Nessuno. La venditrice, Nella Lapini, aveva provveduto a chiedere la sanatoria/condono per il cascame di cui stiamo parlando? No. Perché non lo aveva fatto? E perché i serial balls-breakers non avevano eccepito niente nel contratto di acquisto? Evidentemente quella specie di “pollaio” era un cascame-rudere insignificante. Eppure il Quartetto Cetra capisce che può servire per rompere le palle al confinante: e innalzano la baita-Loacker marrone-merda. Ovviamente senza darne notizia né al confinante né al Comune di Quarrata. Del resto a Quarrata (e non solo) si fa così.

La baita di Heidi viene tirata su a meno di tre metri dalla parete della proprietà del civico 12; non è stata riadattata, ma costruita ex novo senza permesso; è stata tirata su senza sanatoria e senza condono: insomma l’hanno fatta bella, nòva e completamente abusiva, ma…

E dalla capanna di Ezechiele si passò alla baita-Loacker di Heidi perché lì, nel 1948, c’era un capannotto incannucciato… Viva la Legge (del Menga)!

Ma quel genio del geometrO di capo dei vigili, Oliviero Billi, che prima di diventare capo-vigile era stato agente addetto agli abusi edilizi (e non aveva mai mosso un dito), ha, anche stavolta, il ditino paralizzato e scopre, cazzo del cane! (diceva la signora Novak, ungherese), scopre che:

«La capanna per la quale non è stata presentata istanza di condono edilizio, di cui all’esposto successivo, da visionatura di apposite aereofotogrammetrie dell’istituto Geografico Militare relative all’anno 1948, in possesso dei proprietari, risulta essere esistente a quella data e pertanto non è stata fatta oggetto di condono»

Insomma: perché sono nati i palazzi lungo il Canal Grande a Venezia e non sono mai stati condonati? Perché nella preistoria, nel Neolitico, lì su quelle sponde d’acqua puzzosa e marcia, c’erano delle palafitte! Roba da logica di Bersani con i suoi giaguari e le sue mucche nel corridoio!

Secondo la stessa “logica einsteiniana”, siccome la Chiesa di Santo Stefano a Lucciano sorge dove prima (nel 1300) sorgeva un castello dei Panciatichi, perché non tirare su, sulla piazza, un condominio di 12 piani onde recuperare le volumetrie che, sicuramente, il castello possedeva?

A mio modesto parere, si arriva qui e ci si ferma. Anche se non basta, perché una risposta di questo genere non meriterebbe, senza mezzi termini, uno sputo in un occhio? Se non altro perché

1. poggia le sue saldissime fondamenta giuridiche su «aereofotogrammetrie dell’istituto Geografico Militare relative all’anno 1948, in possesso dei proprietari» (documenti di parte: bella roba!)
2. il Comune non ha mosso un ditone del piede per accertare se, in epoca successiva al 1948, quella capanna fosse sparita e e fosse stata poi ricostruita
3. il Comune non ha fatto una beata minchia per controllare se la superficie coperta fosse la stessa esatta o si fosse ingrassata
4.
il Comune non ha fatto un’emerita minchia per controllare se una costruzione di quel tipo fosse compatibile con il rispetto delle norme ambientali previste dall’autorità regionale responsabile dell’ambiente e del paesaggio

Detta più semplice e diretta: il Billi non fece un cazzo, né un cazzo fece fare al Comune. E così fu favorita la libera iniziativa privata di fare tutti i cazzi che si volevano, a danno dei confinanti. Funzionava così – ma forse ancora non è diverso…

Ma Quarrata è il Comune che marcia per la Giustizia…

Attenzione, però! Non è finita qui. La storia è andata avanti a lungo e – checché ne dica e ne pensi il geometrO-ingegner Iuri Gelli, capo dei capi dell’Utc comunale –, per tutti gli aspetti marrone-merda che presenta, è destinata a durare ancora un bel po’.

Qualcuno si chiederà: ma che c’entrano le capre in tutto questo? Rispondo: c’entrano… c’entrano. Contrariamente al modo di ragionare dei comunali quarratini, se ce le ho messe non vuole affatto dire che erano lì nel Medioevo e che ci possono perciò ritornare. Le capre son o altra roba.

Abbiate fede e pazienza. Vi spiegherò tutto a tempo debito e «Ci rivedremo a Filippi», come disse il fantasma di Giulio Cesare al suo assassino Bruto.

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Art. 21. Scrivere liberamente è ancora consentito
o è diventato un crimine di lesa maestà?

 

Sabino Cassese. Giudice emerito della Corte Costituzionale

 

Il cittadino può essere incazzato con una serie di funzionari pubblici che operano secondo princìpi di diritto applicati alla maniera del barroccino del famoso Lavarini di Pistoia?
Sopra c’era scritto:
«Si presta e non si presta a seconda dei casi e delle persone attuali»
.
Finissimo principio di diritto, non c’è che dire! A tanto non arriva neppure Sabino Cassese…


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