quarrata, gioie & dolori. MA I CONSIGLIERI COMUNALI INVECE DI STARE A FILOSOFARE, PERCHÉ NON VANNO ALLE SERALI A IMPARARE UN MINIMO DI DIRITTO E DI GALATEO PER SVOLGERE LE LORO FUNZIONI PUBBLICHE? 6

L’omino che negli anni 50-60 vendeva la sua merce sul mercato, era solito dire a chi gli dava fastidio: «Ragazzo, lasciami lavorare!». Oggi che tutti sono dei politologi provetti alla professor Pasquino, si segue, di fatto, un antico proverbio quarratino che nessuno più conosce: «La potta delle cagne si rifinisce in leccature». Fatevi il giro del territorio e… mettetevi le mani nei capelli, geni dell’amministrazione!

 

Il Bidi, il Morbidone interpretato da Gianfranco D’Angelo al Drive in. Gridava sempre «mi cadono le braccia» e le mani scivolavano giù fino a terra…

A SENTIR GENTE CHE CIACCIA

DRITTE, AHIMÈ, CADON LE BRACCIA!


Via di Lecceto come fu fino all’arrivo di Mara Alberti, Gionni Dainelli, Sergio Luciano Meoni e Margherita Ferri. Nella prima settimana di settembre dal loro arrivo, le due colonne del piazzale a comune (part. 430) furono abbattute senza chiedere alcun permessi ai comproprietari. E cominciò il casino tuttora in atto…

 

IERI POMERIGGIO, dopo aver pubblicato quarrata, gioie & dolori. visi pallidi con lingua biforcuta? o dirigenti a peso d’oro, ma fatela finita una volta per tutte! 5, mi sono sentito rivolgere una domanda inquietante: «Ma a che titolo parli dei terreni e delle case di via di Lecceto? Non mi sembra che tu abbia diritti reali su quegli immobili… se scrivi per te devi avere titolo o proprietà di diritti».

Mi sono letteralmente cadute le braccia come al Tenerone Bidi personaggio di Gianfranco D’Angelo in Drive in 1986.

Se la domanda me l’avessero fatta i potatori di olivi e i lavoranti a cottimo che vanno a Lecceto, nelle terre aurifere di Leonardo Bassetti o in quelle fortificate del ragionier Romolo Perrozzi, per fare cagnara quando segano i rami e per molestare la gente con schiamazzi, bestemmie e insulti, potrei anche capirlo: non essendo né laureati e neppure dottori diplomati neppure da università svizzere on line che rilasciano lauree-cartigienica come quella di Tirana al Trota, il figlio del senatore Bossi, non me ne sarei fatto più di tanto. Erano dei poerétti…

Il problema è che a rivolgermi il brillante quesito era un consigliere comunale di Quarrata. E se tanto mi dà tanto, non mi meraviglio che il Comune del Mazzanti poggi saldamente su basi di dirigenti, profumatamente pagati, che non riescono «a trovare la strada per trovare le strade sulle carte e sulle mappe».

1987. Via di Lecceto in giù. Quando giunsero gli Alberti-Dainelli-Ferri-Meoni, finché non realizzarono lo sbancamento del monte, le loro 5 auto venivano pacificamente parcheggiate tutte e comunque sulle famose piazzole, da sempre libere, che poi il ragionier Perrozzi volle chiudere con l’avallo del geometra Giorgio Innocenti e della architetta Nadia Bellomo…

Cioè: o quarratini, la frutta è bell’e passata da un pezzo! Ormai, qui, non siamo più a fine pranzo: siamo addirittura alla cena, se non agli spaghetti delle due di notte come usano a Roma dalla sindaca Raggi.

In altrissime parole, il consigliere mi obiettava di intervenire sui porcai di Lecceto, pur non avendone legittimazione.

Ho cercato di rispondere senza perdere la calma e mi sono dovuto imporre tutti i freni di cui dispongo (altrimenti avrei già sparato a mezzo mondo), ma credo che sia il caso di ripeterlo qui urbi et orbi (forse meglio urbi e torbi) una volta per tutte.

Consiglieri comunali di Quarrata, avvocati e prìncipi del foro, giunta quarratina «del gatto con gli stivali», Marco Mazzanti, Iuri Gelli, Marco Bai; geometri vari prima in comune e ora in pensione; geometri ora in servizio effettivo di leva, neosegrataria comunale, dottoressa Grazia Razzino; benpensanti & politicamente corretti, H109, che urla e urla con il Melani toujours incazzé, ma che poi finisce col limitarsi alla famosa battuta veteres migrate coloni (coi vetri mi gratto i coglioni) e non va oltre: se io scrivo, non ho bisogno di legittimazione perché, come la Madonna, sono legittimato ab origine dall’art. 21 della Costituzione (che mi sfianco a ripetere che nessuno di voi conosce) e, a scendere, dall’art 2 della legge istitutiva dell’ordine dei giornalisti (che comunque va abolito – e la legalitaria avvocata Francesca Marini sa benissimo perché, chiedetelo a lei; e poi se lei tace, ve lo spiego io…): «È diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà di informazione e di critica, limitata dall’osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui ed è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede».

Via Lecceto in giù. Confrontatela con la foto che segue e fatene una attenta analisi. È interessante in relazione alla manipolazione di un paesaggio soggetto a diversi vincoli ambientali, no? E non siamo ancora a nulla…

Se le cose stanno così – e, come vedete, le cose stanno così – e se la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure (ancora art. 2 Costituzione che non conoscete, ripeto), nessuno si azzardi a venire a rompermi chiedendomi di mostrare la mia legittimazione a parlare di quello che voglio, quando voglio e come mi pare.

Sulle cose che dico e scrivo, c’è un solo tipo di sindacabilità: dimostrare senza ombre di dubbio che sto dicendo cazzate e non verità oggettive. Ora sapete tutti che io non parlo se non ho prove certe, che di solito pubblico; perciò: smettete di rompere i coglioni e, invece di cavillare, tirate fuori gli ugnelli e da buoni non formichieri, ma formicolieri, scavate nel formicolaio del Comune e tiratene fuori tutte le formicole che ci sono dentro. Altrimenti che opposizione sareste?

È così, infatti, che si rende servizio alla comunità, non facendo i sofisti della minchia e perdendo il tempo in teoria e tecnica dell’acchiappanuvole. L’Italia è già di per sé un paese pieno di sofisti ed è per questo motivo che basta un comunista vestito da grillino come Conte per bloccare un paese col solo timore di una influenza malcurata con l’intubazione.

Via di Lecceto dopo che era passato il caterpillar, ma solo agli inizi… La strada vi sembra la stessa? E le piante? Addirittura in fondo, sulla destra, è stata sbancata la gobba della collina. Guardate bene la prossima foto…

Se parlo di Lecceto, se parlo di Lucciano, se parlo della Catena, se parlo di via Bottaia, se parlo di via Palaia o di via del Pozzo, voi avete – cari consiglieri di maggioranza abituati ad alzare la mano senza pensare; e di opposizione, abituati a dire di no senza ragionare – un unico dovere: perdere il vostro tempo prezioso per andare sui luoghi a vedere di persona.

Schiodate le vostre chiappone dalla cadrega (e sia chiaro che io non solo leghista) e andate a vedere: e se fate un’interrogazione sulle questioni da me evidenziate, non limitatevi a chiedere la risposta scritta che non serve a un cazzo.

Chiedete a Mazzanti e ai solerti dirigenti e funzionari interessati al tema, di venire in consiglio e, per trasparenza, di calarsi ammodìno i pantaloni dinanzi a tutti perché tutti vedano, e in pubblico, se le loro mutande sono candide o pisciose.

È così che si fa la democrazia. È così che Berlinguer tuonava con la sua questione morale; e fu così che il Pci Luciano Caramelli (e la sua spalla Bertocci) impedirono che il centrosinistra di Amadori (Dc più Psdi, socialdemocratici) portasse a termine, a Silvione (ma lo sapete dov’è?), sulla salita di Montorio, la lottizzazione che avrebbe trasformato la sinistra della collina, salendo lungo il Rio della Trave, in un puttanaio di smembramenti e dissacrazioni simili a una violenza carnale.

Ecco una bella immagine dello sbancamento a destra a scendere in via di Lecceto. Ora guardate la strada da un’altra prospettiva. E riflettete...

Il fatto è che voi non sapete nulla di nulla di questo territorio su cui ognuno ha cacato, in séguito, dove e come ha voluto. E coi timbri del Comune!

Oggi, cari difensori della fede democratica, vi fo vedere almeno una parte dei luoghi così come erano prima e come sono dopo l’arrivo da tanta brava gente straniera e pellegrina alla Tiberio Bardi.

E ricordate, una volta per tutte, che io non ho bisogno di legittimazione per parlare: solo perché, a livello costituzionale, in quanto giornalista, in quanto professionista che ha superato l’esame di stato per essere legittimato a svolgere indagini e inchieste come credo e ritengo opportuno, incarno di per me lo spirito dell’informazione utile non a me soltanto, ma a tutta la collettività di Quarrata e non solo.

Ora osservate via di Lecceto all’insù e pensate a cosa può essere successo. Ma non è ancora la situazione finale di questi ultimi giorni del 2020…

E ora divertitevi con i vostri giochetti di parole incrociate da Settimana enigmistica.

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Articolo 21 Costituzione italiana. Imparàtelo a memoria!

 

PROVERBI
Ognun faccia il suo mestiere
Il buon marinaio si conosce nelle tempeste
All’opera si conosce il maestro
Chi non sa fare, lasci stare
Chi vuol far l’altrui mestiere, fa la zuppa nel paniere


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