quarrata, gioie & dolori. PRENDETE APPUNTI: D’ORA IN POI VI RACCONTO CHE COSA È SUCCESSO SUL MONTALBANO DI MONTORIO. 1

Una storia lunga e complicata che inizia negli anni 90 e che dura tuttora grazie alla mancanza di cura e di attenzione nei confronti della gente. Quarrata favorisce chi arriva per ultimo e discrimina chi è troppo educato e chiede le cose con educazione. E cominciamo anche con i nomi, i cognomi e gli indirizzi…

 

Gianni Nocera (M5S) e Fiorello Gori (Gruppo Misto) hanno presentato una interrogazione su una precisa denuncia: peccato che abbiano dimenticato di sentire la nostra opinione. Speriamo almeno che vadano in via di Lecceto e restino intrappolati da tutte le catene del ragionier Perrozzi: capirebbero di più e meglio la questione…

O QUARRATINO, TE SEGNALA PURE:

MA LE ZUCCHE ’N COMUNE LE SON DURE!


 

PREAMBOLO

PRIMA di iniziare qualsiasi discorso per entrare, come un érpice, nel campo da arare, devo necessariamente premettere una cosa che nessuno può smentire.

La leggenda che Edoardo Bianchini sia un rompicoglioni, inavvicinabile e insopportabile, è, semplicemente, l’invenzione di una narrazione fatta apposta solo per diffamare quattro generazioni familiari che non hanno mai avuto né debiti né liti di sorta, se non quando (anche grazie al pessimo tribunale di Pistoia e a vari suoi giudici scadenti, superficiali e impreparati) sono state defraudate di una casa acquistata ma che non aveva condono.

Chi scrive, poi, è l’essere più mite e paziente di questo mondo: e la prova certa di questa realtà inoppugnabile, è il fatto che è dagli anni 90 che sta segnalando – sempre senza risposte, se non a presa di culo da parte del Comune di Quarrata e della cosiddetta legge (del Menga?) – una serie infinita di irregolarità mai volute vedere dai funzionari pubblici della polizia municipale e degli uffici tecnici dell’edilizia e dei lavori pubblici. E ora avanti con la storia.

 

INTERROGATE, FRATRES!

Gianni Nocera, M5S

 

STAMATTINA l’essere bruto, che firma questo pezzo e che narra una storia direttamente vissuta, ha avuto in dono la foto del Tirreno che avete letto in apertura.

Se dovessi dire che il sangue non mi è andato alla testa, mentirei: e siccome non sono un giornalista di Pistoia, di quelli che al giudice del lavoro vanno a dire di non aver mai visto in redazione uno che ha fatto una pagina per quattro anni di fila (quest’altra storia ve la racconto, però, in un’altra occasione), la prima cosa che mi ha fatto girare i coglioni è stata la certezza che i due attori delle brillante richiesta, Gianni Nocera (M5S) e il geometro Fiorello Gori (Gruppo [Fritto] Misto a seconda dei casi), prima di farsi belli con le piume del pavone, avrebbero dovuto contattarmi direttamente.

E dico dovuto perché avrebbero dovuto farlo senza se e senza ma: in primo luogo perché non sono mai passato per Quarrata con un uomo in bocca come un cane; poi perché, il cittadino a cui neppure Il Tirreno fa cenno, non è un ignoto, ma scrive sui giornali da 53 anni; ha un proprio giornale, la sua identità era ben chiara e nota dal fatto che, con l’inoltro della documentazione da parte del Comune, sia Gori che Nocera avevano entrambi nome, cognome, indirizzo, mail, riferimenti a Linea Libera con cui – è evidente – non sto curando un interesse personale, ma sto portando alla luce tutta la cacca di un Comune che, partito con le migliori intenzioni su edilizia e territorio da parte di Luciano Caramelli negli anni 70-80, è finito in una perfetta buca di bottino.

Fiorello Gori, Gruppo Misto. Il cosiddetto geometro

Gianni Nocera, che è in Guardia di Finanza, non potrebbe fare un rapporto ai suoi superiori senza aver parlato con le persone implicate in un certo caso. Allo stesso modo il geometro Fiorello Gori, tecnico di lungo corso, per almeno una quarantina di anni di lavoro in Comune (lavori pubblici o edilizia? Dica lui), come Craxi, ammazzato ad Hammamet, non poteva non sapere come il Comune comunista, socialista, del compromesso storico (epoca Marini) e poi del compromesso democristian-marghe-camomillico (S.S. Gori e fino a Mazzanti), si è più o meno mosso in questo quarantennio.

Credo, dico e sostengo che anche il fatto di non avere inviato l’interrogazione a Linea Libera, sia sufficientemente indicativo del fatto che la palla al balzo è stata còlta non per affrontare, esaminare a fondo e risolvere un problema vero e importante di questa gestione amministrativa, ma per servirsene come leva a fini partitocratici.

Se Bergoglio alza il telefono e chiama la gente comune, non vedo perché due consiglieri (altri lo hanno fatto, gentili signori!) non debbano prendere notizie fresche direttamente dalla fonte e non da quel tubone d’amianto della amministrazione Mazzanti che, sicuramente, risponderà con una enorme scorreggia d’aria purificata: il Bianchini è scemo. Cosa, scusate, che vedremo poi con la calma dovuta.

NOI NON SAPEVAMO NULLA

 

MI SEMBRA di sentire tutti quelli che finiscono dinanzi al giudice. Eppure una certa Katiuscia o Catiuscia il 25 di luglio (il giorno dopo rispetto al coniglio [proprio coniglio, non è un errore] comunale, ha inviato tutto: quanto ci voleva a chiamare l’autore dell’esposto? Ma non usa…

E seconda domanda: perché spedire la notizia a chi non ne era il diretto padrone? O i due consiglieri temono che il Bianchini sia un Polifemo che mangia i greci crudi?

Un posto dove si vive bene, diceva Sabrina Sergio Gori

Il modo di comportarsi dei politici oggi è questo (politici per modo di dire, beninteso). Poi se un giornale non li chiama quando di mezzo ci sono loro, sono i primi a scagliarsi contro la fascistità dei giornalisti. Sono tutte scuse, cari eucarioti! Vergognatevi e basta.

Di più, però, deve farlo il geometro Fiorello Gori, che dal Comune ha tratto ispirazione e pane e, una volta uscito, anche incarichi e commesse in un’area privata che, vista da vicino, somiglia molto alla famosa zona grigia fra i salvati e i sommersi di Primo Levi.

Voi, gentili consiglieri comunali, di maggioranza e di opposizione, di una parte e dell’altra, di un’area da cui ci si può spostare altrove, non sapete mai nulla perché, nel momento stesso in cui venite a sapere, seguite il metodo del negazionismo: cessate istantaneamente di esercitare i vostri famosi 5 sensi a favore del sesto senso, il sordomutismo. In altre parole andate a prendere l’acqua con il secchio in mano, ma vi dirigente sempre verso un pozzo secco.

IN PRINCIPIO IL GRANDUCA

CREÒ TIZZANA

O che bel cancello, tarutino e tarutello… E proprio su una vicinale/interpoderale dove sono stati per secoli la fonte di lecceto e il lavatoio

 

CHE POI divenne Comune di Quarrata; che poi divenne Città di Quarrata grazie al segretario generale Domenico Mammini, che con il decreto si vide anche aumentare lo stipendio.

Ma il Granduca aveva realizzato anche il catasto, da cui risulta una località di nome Licceto che era fatta anche di strade, ivi comprese le interpoderali e le vicinali che l’ignegner Iuri Gelli (ragazzo di buone speranze, come diceva il Mazzanti – o di buone endORFINe, come dicono altri?) non sa individuare sulla carta: eppure, di base, anche lui è un geometro come il Gori e molti altri!

Al Licceto c’erano la via Carraia, la via di Lecceto (o anche di Bindino) su cui c’erano due piazzole, sì, di proprietà della Fattoria di Montorio Baldi-Papini; ma che erano anche state da sempre aree di deposito materiali di cava o sosta per i residenti della zona. Su questo non ci piove e questo non si cancella.

Dinanzi alle piazzole c’era la grande aia del podere, ai miei tempi, di Francesco (Cecco) Bellini, della moglie Argentina e del figlio Mirando, con la consorte Fima e i figli Andrea e Doriano.

Via di Lecceto

Era un’aia aperta a tutti e transitabile, perché in essa confluivano e defluivano, tre strade o vicinali o interpoderali. Una di esse portava al traliccio dell’elettrodotto Enel alta tensione, che c’è sopra; la seconda dall’aia scendeva e si riconnetteva con via Carraia per il Nelli – e lì c’era la fonte comunale e il lavatoio pubblico; la terza, ora ostruita dal bosco, dall’aia raggiungeva ancora la via Carraia, più a Sud e più in alto, e comunque oltre un dislivello con pendenza del 15-18% insormontabile per gli animali da tiro, come il cavallo di Ubaldino di Orio.

Questo fondo, con casa colonica, fu venduto dai Baldi-Papini al signor Paolo Cavalieri di Prato il 23 febbraio 1984 (Notaio Balestri in Prato). Ma sia le aree a piazzola, sia le strade interpoderali-vicinali e l’aia, rimasero sempre completamente aperte fino all’acquisto da parte del ragionier Romolo Perrozzi e della moglie (ora defunta) Antonia Compagnucci. Ciò avvenne il 23 dicembre 1996.

Piazzole sottratte alla servitù di uso pubblico?

Da allora sono cominciati i guai: non solo per i residenti, ma per tutti. Fino a che nel 2007-2008 il Perrozzi, dopo avere chiuso aia e strade interpoderali/vicinali, con grande signorilità decise di inibire anche le piazzole di sosta e parcheggio che erano da sempre state soggette a servitù si pubblica utilità: cosa di cui il Comune era a piena e perfetta conoscenza – e ve lo farò vedere nelle prossime puntate.

Per non andare troppo oltre, mi fermo qui. Ricordando però a tutti (non solo a Nocera e a Gori) che quella zona del Montalbano dovrebbe essere soggetta a vincolo paesaggistico, forestale, idrogeologico e, per una certa parte, anche cimiteriale. Bastano?

Dalle prossime puntate farò vedere gli sviluppi. Poi dite se, avendo retto finora dal 1990 in poi, io non sono l’uomo più mite, paziente e tranquillo della regione di Rossi. O smentìtelo, ovviamente, se ne avete il coraggio.

CONSIGLIO. Andate a Lecceto e provate a fare manovra con l’auto o a trovare dove parcheggiare anche solo per 5 minuti. Ma fatelo! Non fate come i giudici di Pistoia che non scollano mai il loro “lato B” dal tronetto a cui sono incollati.

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Informare è cosa seria

Ma non c’erano un monte di vincoli…?

 

In quell’area, gentili signori tutti, ci saranno almeno 10 o 15 abusi edilizi grossi come un palazzo.
Chi è che non ha voluto vederli? Volete i nomi? Èccoli, così sarà contento anche Tiberio Bardi, l’imperatore di Frustìno a Lucciano, a cui questa serie di articoli-spazzatura è personalmente dedicata.
Sono: Oliviero Billi, quando era addetto all’edilizia; il “geometro” Franco Fabbri, quale addetto ai condoni (dei nostri coglioni); l’architetta Nadia Bellomo e il “geometro” Giorgio Innocenti (in epoca più recente); ancora Oliviero Billi in veste di comandante di polizia municipale e il segretario generale Giuseppe Aronica (oggi a Pescia dal sindaco Giurlani).
Di abusi ce n’è poi un altro, di cui, però, parlerò in séguito. Ed è la somma dell’oscenità fatta partire da Oliviero Billi.
NOTA FINALE Se intendete querelare, vi consiglio di farlo al più presto, perché non vedo l’ora di mandar tutti al «famoso motto di movimento del 5 Stelle»: ma dinanzi al giudice e in nome del popolo italiano.
Può esistere – comunali, comunisti, fascisti, progressisti, cattolici, leghisti, acca109isti etc., magistrati compresi uno che regga così tanto bene i nervi dal 1990 ad oggi senza imbracciare un fucile con cui risolvere i problemi creati dalla cattiveria gratuita e dall’ignoranza pervicace e “malafedosa” della pubblica amministrazione?


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