QUARRATA, GRAVI IRREGOLARITÀ NEL RENDICONTO 2013

Corte dei contiQUARRATA. Il rendiconto 2013 del Comune di Quarrata evidenzia alcune criticità o irregolarità gravi, che danno luogo a specifica pronuncia di accertamento. È questo l’esito della istruttoria sulla relazione dell’organo di revisione sul rendiconto 2013.

Lo ha stabilito una sentenza della Corte dei Conti-Sezione Regionale di Controllo per la Toscana presieduta da Gaetano D’Auria e composta da Maria Annunziata Rucireta (consigliere relatore), Paolo Peluffo, Emilia Trisciuoglio, Laura D’Ambrosio e Marco Boncompagni.

La pronuncia riguarda nello specifico il risultato di amministrazione. In considerazione della pronuncia di accertamento, domani martedì 9 giugno, alle 21, in sala consiliare la commissione consiliare “Affari Generali” affronterà come primo punto all’ordine del giorno proprio le misure correttive richieste dalla deliberazione n. 69 della Corte dei Conti-sezione regionale di controllo per la Toscana.

Il Comune di Quarrata è infatti tenuto a adottare i “provvedimenti idonei a rimuovere le irregolarità e a ripristinare gli equilibri di bilancio” pena la preclusione dell’attuazione dei programmi di spesa per i quali è stata accertata la mancata copertura o l’insussistenza della relativa sostenibilità finanziaria”.

Ecco di cosa è “accusato” il Comune di Quarrata:

“Dall’esame istruttorio condotto sul rendiconto 2013 – si legge nell’atto – è emerso che l’ente (il Comune di Quarrata – n.d.r.) non ha proceduto ad effettuare in bilancio la corretta e integrale contabilizzazione delle movimentazioni dei flussi di cassa relativi alle entrate a specifica destinazione, come previsto dall’art. 180 TUEL per le modalità di riscossione, e dall’art. 195 TUEL per il loro successivo utilizzo. L’ente ha attestato, in sede istruttoria, che non vi è corrispondenza tra le riscossioni relative ai titoli IV e V dell’entrata e la consistenza delle entrate che vengono vincolate in termini di cassa poiché “le riscossioni di proventi derivanti da: contributi da privati, alienazioni, monetizzazioni, permessi a costruire, condoni edilizi, hanno solo un vincolo di destinazione imposto dall’Ente, ma non hanno alcun vincolo a livello di cassa”.

Per le motivazioni appena espresse, l’ente non ha considerato tali entrate nella compilazione del prospetto 1.6.2.a) relativo alla quantificazione della cassa vincolata.

In sede di contraddittorio l’ente ha confermato quanto sopra, sottolineando che, per la determinazione dei vincoli di cassa ai fini della compilazione del prospetto 1.6.2-a del questionario, ha tenuto conto delle sole risorse caratterizzate da due elementi: l’esistenza di un vincolo non generico, ma specifico, non solo di competenza, ma anche di cassa, derivante da apposita disposizione di legge o regolamentare, e la presenza di un legame specifico tra la fonte di finanziamento e le specifiche opere o finalità.

“In merito a quanto complessivamente rappresentato dall’Ente, occorre osservare preliminarmente che il principio ispiratore del “vincolo di cassa” è da rinvenire nella necessità di distinguere tra le risorse che genericamente finanziano le spese del bilancio (in ossequio al principio di unicità del bilancio) e quelle che, viceversa, vanno a finanziare direttamente specifici interventi di spesa, creando un collegamento diretto tra la risorsa che affluisce al bilancio e la spesa che con essa deve essere finanziata. Tale distinzione, oltre ad essere un obbligo sancito dal legislatore, è al tempo stesso un principio di sana gestione, che trova la sua legittimazione nella necessità di governo dei flussi di cassa e degli equilibri della stessa”.

“Il bilancio – spiegano i magistrati – deve garantire un equilibrio costante tra le spese e le entrate “generiche” (ordinarie e non) poiché, per il principio di unicità del bilancio, queste sono preordinate al finanziamento della generalità delle spese del bilancio. Parimenti, deve essere garantito un equilibrio delle partite vincolate, in modo tale che il flusso di entrata di queste ultime sia sempre in grado di finanziare gli specifici interventi cui sono destinate per disposizione di legge e/o regolamentare o perché lo stesso ente le abbia in modo specifico destinate.

Il legislatore dunque, oltre a prevedere la distinzione tra entrate generiche ed entrate a specifica destinazione, introduce per queste ultime un vincolo che deve operare anche in termini di cassa: in concreto laddove una entrata (corrente o di parte capitale) abbia un collegamento diretto a specifiche spese, questa entrata deve essere esclusa dall’applicazione del principio di unicità del bilancio, andando a finanziare non più la generalità delle spese ma, appunto, specifici interventi, in modo tale che sia garantita la copertura di cassa nel momento in cui tali interventi troveranno la loro manifestazione anche monetaria.

Il collegamento tra queste entrate e queste spese, talora preordinato dallo stesso legislatore, trova nella disposizione normativa o regolamentare una definizione teorica che si traduce in un vincolo concreto solo attraverso la specifica destinazione alla spesa che l’ente definisce con l’attività di programmazione e di gestione”.

Il comune di Quarrata
Il comune di Quarrata

“Non risulta pertanto condivisibile, a parere della Sezione, una distinzione, all’interno del genus delle entrate vincolate, tra entrate con un vincolo generico (operante solo in termini di competenza) ed entrate a specifica destinazione (per le quali il vincolo opererebbe sia sulla competenza che sulla cassa). Per entrambe le tipologie di risorse, una volta che ne sia stata definita la destinazione specifica attraverso l’approvazione dei documenti di programmazione, si crea quel legame tra la risorsa prevista e poi accertata e la spesa programmata e poi impegnata, che rende necessario non solo un vincolo sulla competenza del bilancio, ma anche un vincolo in termini di cassa. L’operato dell’ente – continua – non sembra assolvere alla funzione di tutela degli equilibri di cassa, perseguita dal legislatore attraverso il meccanismo che prevede esclusivamente una distinzione tra entrate che finanziano la generalità del bilancio ed entrate che finanziano specifici interventi. Limitando infatti l’applicazione di tale regola solo a talune delle entrate vincolate nella competenza del bilancio, l’ente in situazione di deficit di cassa di fatto finanzia le spese “ordinarie” con risorse che viceversa sono destinate a specifici interventi, senza che questo fenomeno, pur consentito dal TUEL, abbia una evidenza contabile.

Per quanto attiene poi ai nuovi principi di armonizzazione contabile introdotti dal d.lgs. n. 118/2011, occorre evidenziare una sostanziale conferma delle regole già previste per la gestione di cassa, associata però ad una più puntuale definizione delle operazioni da compiere. Il principio contabile applicato alla contabilità finanziaria, al punto 10.1, prescrive, infatti, che “gli enti locali, ai sensi di quanto previsto dall’art. 180, comma 3, lettera d, del TUEL continuano ad indicare al tesoriere, attraverso l’ordinativo d’incasso, l’eventuale natura vincolata dei propri incassi. A riguardo, la riforma ha precisato che devono essere segnalate al tesoriere le riscossioni a destinazione vincolata derivanti da legge, da trasferimenti e da prestiti”. Va altresì precisato che la riforma dei sistemi di contabilità ha riformulato l’art. 180 del TUEL, prevedendo, al comma 3, lettera d), che l’ordinativo di incasso debba indicare, tra l’altro, “gli eventuali vincoli di destinazione delle entrate derivanti da legge, trasferimenti o prestiti”. L’art. 195 del TUEL, relativo all’utilizzo di “entrate vincolate”, dispone che gli enti possono “disporre l’utilizzo, in termini di cassa, delle entrate di cui all’art. 180, comma 3, lettera d) per il finanziamento di spese correnti”.

Al contempo, le nuove disposizioni sull’armonizzazione dei sistemi contabili hanno reso più stringenti gli obblighi di rilevazione e verifica delle poste vincolate in termini di cassa. Il, d.lgs. 118/2011, infatti, nel confermare la precedente disciplina, introduce una novità, rappresentata dall’obbligo, a decorrere dal 1° gennaio 2015, di contabilizzare nelle scritture finanziarie i movimenti di utilizzo e di reintegro delle somme vincolate di cui all’art. 180, comma 3, lettera d), del TUEL (v. il principio contabile applicato alla contabilità finanziaria, al punto 10.1).

L'area interessata all'intervento
Il Comune visto dall’alto

L’impianto del processo di armonizzazione definendo in modo più puntuale il concetto di cassa vincolata e le modalità di rilevazione della stessa, prevede anche che gli enti comunichino “formalmente al proprio tesoriere l’importo degli incassi vincolati alla data del 31 dicembre 2014”.

Per le ragioni appena espresse, la Sezione non ritiene corretta la metodologia contabile di rilevazione delle poste vincolate in termini di cassa (basata sull’esclusione di talune tipologie di entrate dai vincoli di cassa), poiché la stessa non permette di quantificare l’ammontare complessivo delle entrate vincolate nella destinazione e l’eventuale loro impiego per il pagamento di spese correnti nel corso del 2013, ai sensi dell’art. 195 TUEL. In tal modo, non solo si determina una rappresentazione non veritiera delle effettive consistenze di cassa, ma, soprattutto, non vengono alla luce eventuali situazioni di precarietà del bilancio, quali quelle che conseguono al ripetuto o costante utilizzo di fondi vincolati per il pagamento di spese correnti. Sintomo, questo, dell’impossibilità di finanziare le spese ordinarie con le risorse destinate alla generalità del bilancio.

La non corretta metodologia sopra indicata (e la conseguente mancata quantificazione dei vincoli), preclude tra l’altro la valutazione del rispetto dell’art. 222 TUEL. Essa comporta inoltre una non corretta rappresentazione del fondo di cassa nel conto presentato dal tesoriere dell’ente e allegato al rendiconto della gestione 2013, di cui all’art. 226 TUEL.

Come specificato nel paragrafo II.1.2 del documento allegato alla deliberazione n. 171/2014, il fenomeno rilevato determina, oltre all’inosservanza dei principi contabili di attendibilità, veridicità e integrità del bilancio, anche violazioni in merito alla gestione dei flussi di cassa e alla loro verificabilità ed è pertanto ritenuto grave dalla Sezione. In merito, si richiede che vengano assunti provvedimenti adeguati a garantire una puntuale e affidabile rilevazione delle poste vincolate nell’ambito della gestione di cassa. Ai sensi dell’art. 148-bis TUEL, l’ente dovrà adottare le misure correttive consequenziali alla presente pronuncia di accertamento entro sessanta giorni dalla comunicazione dell’avvenuto deposito”.

Il testo della delibera: del. n. 69 Quarrata (PT) C2013

Vedi anche: https://servizi.corteconti.it/bdcaccessibile/ricercaInternet/doDettaglio.do?id=1788-22/04/2015-SRCTOS

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