quarratanews. BIANCHINI DIFFAMATO, CONDANNATO “CHETENEFREGA”

Il giudice Roberto Tredici

PISTOIA. È stato condannato Massimiliano Chetenefrega/Menefrega alias Massimiliano Chiti per l’accusa di diffamazione nei confronti di Edoardo Bianchini, giornalista professionista e direttore della testata online “Linea Libera”.

L’esame dell’imputato, questa mattina, 28 febbraio, nell’aula penale di San Mercuriale, non ha convinto il giudice monocratico Roberto Tredici.

Eppure Chiti si è aggrappato a ogni sorta di giustificazione possibile, raccontando la sua storia e la sua versione dei fatti e giustificandosi dicendo continuamente “ma non volevo dire così”, “era in tono ironico”, “non volevo dire proprio quello”, in riferimento a frasi da lui scritte sul blog Quarratanews di Bianchini e rivolte allo stesso Bianchini, che, nel succo, suonavano come “affossatore della democrazia”, “affiliato alla P2” o “galoppino del suo venerabile maestro Licio Gelli”.

Per farla breve: tra il 2012 e il 2013 Massimiliano Chiti pubblica ripetutamente commenti sul blog satirico di Edoardo Bianchini, Quarratanews, commenti che si riferiscono sempre e comunque a un solo argomento: l’eventuale costruzione della centrale elettrica Repower in zona Bottegone.

Ma i commenti di Chiti, palesemente a favore della nascita di tale centrale, sembrano eccessivamente offensivi nei confronti di Bianchini, bollato dal Chiti appunto come “affiliato alla p2”, “affiliato al venerabile Liceo Gelli”, “protetto dai poteri forti” e così via. Da qui la querela.

“Sono ex operaio della ditta al posto della quale sarebbe dovuta nascere la centrale elettrica – ha detto questa mattina Chiti al giudice –. Mi ritrovai all’improvviso senza lavoro, separato e con una splendida figlia. La centrale elettrica era la mia speranza di ritrovare lavoro. Ma il signor Bianchini nel suo blog aveva evidentemente un’opinione contraria alla mia per la costruzione della centrale”.

“Sono stato imbavagliato, questa non è democrazia” ha continuato Chiti in aula, alludendo al fatto che i commenti sul blog, prima pubblicati senza remore, fossero poi stati assoggettati a un “filtro” da parte del giornalista.

Condanna, insomma, chiesta in aula dalla pm e dall’avvocato della parte offesa, Pamela Bonaiuti del Foro di Prato.

“La semplice allusione deve essere punita là dove si va a colpire il normale diritto di cronaca – ha detto in aula l’avvocato Bonaiuti, ricordando una recente sentenza della Cassazione –. Altra questione: l’utilizzo dello pseudonimo da parte di Chiti. Questo significa che l’imputato era conscio dell’allusività e dell’offensività di ciò che scriveva”.

“La maggior parte delle espressioni risultano non essere mai state utilizzate dal mio assistito”, ha replicato Guido Tesi, difensore dell’imputato, chiedendo poi l’assoluzione dello stesso perché il fatto non costituisce reato.

Pochi minuti e il giudice Tredici ha emesso la sua sentenza: condannando il Chiti alla multa di 5 mila euro oltre mille euro di provvisionale con sospensione della pena. Spese a suo carico. La motivazione tra 15 giorni.

[Alessandra Tuci]

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