quel gran genio del mio amico… FRA CROLLI IN BORSA E CRISI IN RIPRESA

«E voi vi fidate di me...?»
«E voi vi fidate di me…?»

L’INIZIO anno ha visto ripetuti crolli in borsa. Nelle prime due settimane e mezzo si sono bruciati tutti i guadagni del 2015, poi per fortuna è stato Draghi giovedì a porre un argine al panico che ormai iniziava a farsi largo in tutte le borse mondiali e in particolare in quella italiana dove Mps ha perso da dicembre metà del suo valore per recuperare poi in parte negli ultimi due giorni della settimana appena conclusa.

In realtà, da un certo punto di vista ciò che accade è logico e normale: negli ultimi anni complici i vari Qe, il denaro circolante è diventato sovrabbondante e quindi gli investitori lo hanno prevalentemente impiegato nelle borse (altro che economia reale!) facendo salire a dismisura gli indici e il valore di molte aziende, fino a livelli irrealistici e non rispondenti al reale valore di mercato.

Ora, il rallentamento cinese e i sintomi di quello americano (sarà l’argomento del 2016) stanno semplicemente riconducendo le azioni societarie al loro reale valore. Perché alla fine la realtà, anche detta economia reale, prevale sempre.

E l’Italia? Aggiorniamoci. Intanto per capire le renzate della settimana, diciamo subito che continua il calo di popolarità nei sondaggi di Renzi e soci. Il quale Renzi prosegue la sua stucchevole, inutile, dannosa, polemica con l’Ue, dicendo cose che non si può permettere di dire, perché non può permettersi di farle. E non le può fare perché se nel 2016 ci sarà un ritorno di fiamma della crisi, come sembra ormai quasi certo a livello globale: egli avrà bisogno di tutto il sostegno e la comprensione di Draghi, dell’Ue e dell’Fmi per non diventare il Presidente del Consiglio che causò il default dell’Italia.

Perché in Italia l'equo compenso per gli sfruttati l'ho introdotto io!
«Perché in Italia l’equo compenso per gli sfruttati l’ho introdotto io!»

Perché parliamoci chiaro, abbiamo avuto una finestra di due anni per fare le riforme necessarie a tirarci fuori dai guai, soprattutto quelle relative alla spending review, alla Pe, alla Giustizia e al fisco. Nulla è stato fatto di questo: e ora i mercati iniziano a pensare che la distanza tra gli annunci e ciò che doveva essere fatto, è troppo grande (occhio allo spread).

Il nostro prode, come un giocatore di poker punta tutto sul fatto che se fallisce l’Italia, salta in aria l’Europa, e con questo crede di avere un potere di ricatto sugli altri, in primis la Germania. È evidente che non capisce niente di economia, altrimenti si renderebbe conto che il fallimento dell’Italia sarebbe il benvenuto dalla Germania, che approfitterebbe, come già in parte ha fatto in questi anni, per sostituire le nostre aziende manifatturiere con le loro.

Ma vediamo gli ultimi dati italiani: In novembre la produzione industriale è calata dello 0.5%. Ci si aspettava un +0.2%. C’è una marcata flessione nel farmaceutico, computer e mezzi di trasporto, che sino ad ora avevano trainato la modesta ripresa annuale (+0.9% su base annua). Il tutto in un contesto europeo anche esso in flessione.

Altro dato significativo uscito ora: i permessi per costruire del primo semestre 2015. -10.7% per l’edilizia residenziale e +6.9% quella non residenziale. Per quanto riguarda il residenziale, siamo ai nuovi minimi della serie storica come numero di permessi. I grafici sono eloquenti.

!cid_B9AF1E2EC62B4180A0575E55A2973C2B@ODYSSEUSPCPer quanto riguarda il non residenziale il dato è positivo, ma per valutarlo invito tutti a guardare il grafico relativo:

Come vedete un conto è ragionare in percentuale, un conto è vedere dove siamo finiti in modo da dare un giusto valore ai numeri.

Passiamo ora ai prestiti bancari: ogni 3x 2 ci vengono strombazzati dati di aumenti stratosferici nel 2015… La grancassa Governo+Abi parla di un + 96% nel 2015 sul 2014. Erano già stati svergognati ma insistono. Ecco allora i numeri.

Esaminiamo la categoria “prestiti per acquisto di abitazioni. Quelli di scadenza superiore a 5 anni, dove vengono classificati i mutui, sono passati, da novembre 2014 a novembre 2015, da 358,109 miliardi a 359,470 miliardi: un aumento di 1,3 miliardi pari allo 0,38%… In un anno… Questo ci dice che le banche hanno semplicemente sostituito mutui scaduti o stralciati dal bilancio con nuove erogazioni. Niente di più.

Guardando invece il totale dei prestiti alle famiglie, si osserva che i medesimi sono passati in un anno da 596 a 620 miliardi, con un incremento del 4%. Quindi è il credito al consumo, cioè i prestiti personali, ad essere cresciuto. In dettaglio, quelli con scadenza compresa tra 1 e 5 anni aumentano in un anno di 8,7 miliardi, cioè di ben il 52,7%. Quelli di scadenza superiore ai 5 anni crescono di ben 14,3 miliardi, cioè del 37%. Quindi i mutui non crescono, crescono i prestiti personali.

!cid_8010CAD9723B4C8098609D2A495F1146@ODYSSEUSPCOra, considerando il boom delle vendite di auto e il fatto che le finanziarie delle case automobilistiche operano nella quasi totalità dei casi come banche, e come tali sono monitorate dalle statistiche della Banca d’Italia, si giunge alla conclusione che l’espansione del credito alle famiglie registrata nell’ultimo anno, è figlia della ripresa del settore auto, proprio come successo alla produzione industriale. Ovvero la ripresa italiana è guidata dalla ripresa delle vendite di autoveicoli. Domanda: visto che tutto il resto è fermo, cosa accadrà quando le famiglie avranno finito di svecchiare il parco auto? Fonti: Banca D’Italia, Istat, Radio 24, Phastidio.net

E passiamo ora al petrolio. Intanto vorrei fare una premessa: con buona pace di tutti, ambientalisti e non, il petrolio è quello che ha permesso all’umanità di fare un gigantesco balzo in avanti, in termini materiali e di aspettativa di vita.

Non va demonizzato, è una materia prima di origine vegetale, molto inquinante e per questo andrà necessariamente sostituito in tempi anche rapidi, se non vogliamo iniziare a morire come mosche. Però c’è un problema: i maggiori investimenti in energie rinnovabili vengono fatti proprio dalle grandi majors produttrici di petrolio.

Quindi prezzi come quelli attuali rischiano (nel 2015 per fortuna non è avvenuto) di provocare un taglio, proprio sugli investimenti alle rinnovabili. Un indizio viene dagli Usa, dove a fronte di un prezzo alla pompa di 50 cent di dollaro al gallone, si registra un boom di vendite dei suv, molto energivori e inquinanti ed un calo drastico delle auto ibride o elettriche (per la serie se i politici pensano solo al domani mattina, la gente comune arriva a mala pena all’oggi).

Altra curiosità (ma mica tanto): l’Italia galleggia sul petrolio, in particolare sotto la Sicilia si stima la presenza di circa 73 miliardi di barili di Shail Oil. Ricordo ai politicamente corretti che, presupposto di una politica internazionale se non proprio indipendente, almeno decente, è l’indipendenza energetica e cito la Norvegia come esempio di Paese ambientalmente all’avanguardia nel mondo, grazie ai proventi del petrolio di cui è ricco il suo mare, che è anche ricchissimo di pesce (a dimostrazione che si può estrarre petrolio senza inquinare il mare).

Nuovo sport nazionale
Nuovo sport nazionale

Lascio il tema gettandolo nella mischia come spunto di riflessione, da persona che auspica l’abbandono, appena possibile delle fonti fossili, ma conscio di quanto sia difficile in Italia affrontare certi temi con razionalità e cognizione di causa.

Veniamo a quanto accade in questi giorni: tutto si lega e l’andamento dei prezzi del petrolio è legato non solo alla Cina e compagnia bella, ma anche alle guerre reali, politiche e commerciali. Il greggio Wti e Brent hanno rotto venerdì notte la soglia dei 30 dollari al barile. Un anno e mezzo fa era a 110. Cosa sta accadendo? È un ribasso forte ma momentaneo come molte volte in passato o c’è un cambiamento strutturale in vista?

Io sono propenso alla seconda. Infatti il calo attuale è frutto di una combinazione di fattori, tra i quali, il nuovo rallentamento economico globale ne è solo l’aspetto minore. I fattori causali oltre al precedente, possono brevemente essere così riassunti:

  • la rivoluzione portata dallo Shail Oil americano (https://it.wikipedia.org/wiki/Olio_di_scisto), un metodo estrattivo “veloce”. Che non richiede lunghi periodi preparatori, che impiega pochissimo per raggiungere il picco produttivo e che può facilmente essere interrotto e ripreso. Per capire dovete pensare che occorrono, dai primi test al picco produttivo, circa 10 anni ad un pozzo tradizionale per esprimere al meglio le sue potenzialità, mentre un impianto shail oil ci mette pochi mesi. È facile immaginare come questa sia una vera rivoluzione, che, oltre ad aver reso indipendente energeticamente gli Usa, togliendo il più grosso cliente dal mercato e trasformandolo in concorrente, ha completamente rotto gli equilibri dentro l’Opec.
  • La rivalità tra sciiti e sunniti nel Medio Oriente, oltre a svilupparsi sotto forma di guerre per procura, in Iraq, Yemen e Siria, dove si fronteggiano iraniani da una parte e sauditi dall’altra, ha provocato una guerra commerciale spietata sull’oro nero, coinvolgendo anche loro malgrado, paesi come la Russia (impegnata a fianco dell’Iran) gli stati minori alleati dell’Arabia (Qatar, Emirati e Bharain), ma anche paesi lontani come il Venezuela e Nigeria.

Cosa è accaduto in pratica? In pratica i piani si sono mescolati, con l’Arabia Saudita che ha deciso di lanciare una guerra commerciale aumentando la produzione in presenza di un ciclo economico discendente, con lo scopo evidente di:

  1. Mettere fuori gioco i produttori americani, i quali in teoria avrebbero dovuto avere un break-even di 7 dollari al barile, sotto il quale gli sarebbe toccato chiudere baracca e burattini.
  2. Prevenire il ritorno sui mercati dell’Iran, che con la fine delle sanzioni ha intenzione di erodere le quote di mercato altrui. E impedire che si possa rafforzare economicamente e militarmente nella regione: Un lotta a tutto campo per il predominio regionale.
  3. Punire la Russia, il cui Pil dipende quasi per intero da gas e petrolio, per l’appoggio all’Iran e Hassad in Siria.

Questo ai danni degli altri paesi Opec che infatti rischia di sbriciolarsi nell’attesa che questo braccio di ferro si concluda. Ma non si conclude: i sauditi hanno sbagliato i calcoli, gli americani hanno continuamente e rapidamente innovato, efficientando a tal punto i loro impianti da abbassare il break-even a 30-40 dollari e anche meno: pensate che oggi il solo Nord Dakota produce giornalmente quanto il Kuwait.

Questo sta costando tantissimo a una nazione dove nessuno lavora e lo Stato vive esclusivamente dei proventi del petrolio: così, anche se dotata di ingentissime riserve di bilancio, si stima (Banca Mondiale) che se questo braccio di ferro proseguirà per tutto il 2016 tali riserve si esauriranno aprendo scenari inimmaginabili.

Renzi & gli italiani
Renzi & gli italiani

Probabile che alla lunga gli americani debbano cedere, visto che per i sauditi è redditizio anche un petrolio a 10 dollari al barile, ma questa potrebbe rivelarsi per i sauditi, una vittoria di Pirro. Con gli iraniani comunque sul mercato e gli americani che ripartono appena il prezzo del greggio risalirà.

La verità è che è finita un’epoca e se un merito ce lo ha lo Shail Oil americano, è quello di aver rotto un potere di ricatto da parte degli arabi, che da troppo tempo spinge i paesi occidentali sulla via sciagurata di un neocolonialismo farlocco i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti.

In attesa del bene che sarà, oggi siamo a fare i conti con migliaia di posti di lavoro persi nel settore estrattivo, con gli investimenti futuri tagliati, ma non, attenzione, quelli già in fase esecutiva. Perché dico attenzione? Perché questo vuol dire che molti progetti andranno in porto, con una disponibilità conseguente di petrolio che resterà sovrabbondante a lungo, e prezzi conseguentemente bassi per parecchio tempo.

In questa situazione come si deve muovere l’uomo della strada che riceve proposte d’investimento? Non comprate. Non comprate sull’azionario né sulle Commodities (materie prime). La borsa deve scendere ancora di almeno il 10% e il petrolio non ha ancora toccato il fondo (salvo decisioni improvvise dell’Opec che al momento non si vedono).

Chi ha investimenti in essere sull’azionario e sul petrolio ora deve attendere: può essere un buon modo per capire se il proprio promotore finanziario ha lavorato bene. Infatti in un mercato che cala 10, se il vostro investimento perde 8, vuol dire che avete un buon promotore. Così non è se invece il vostro investimento perde 12.

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3 thoughts on “quel gran genio del mio amico… FRA CROLLI IN BORSA E CRISI IN RIPRESA

  1. Scusate…qui mi sono scordato uno zero…”Mettere fuori gioco i produttori americani, i quali in teoria avrebbero dovuto avere un break-even di 7 dollari al barile, sotto il quale gli sarebbe toccato chiudere baracca e burattini.”…il break even è 70 e non 7….scusate ancora.

  2. Mi intendo poco di economia ed ancor meno di finanza, ma mi rendo anche conto che non si può, sull’argomento, nascondere sempre la testa sotto la sabbia e fregarsene.
    Un intervento come questo è magistrale per far avvicinare il profano all’argomento e capire tante cose. Se poi quel profano è anche, bada caso, e da sempre, un quasi fanatico di Lucio Battisti (epoca Mogol, beninteso) e si vede recapitato un titolo come questo (parole iniziali di “Si, viaggiare”), non può certo passare oltre in modo indifferente.
    Bravo Massimo, ancora una volta. Potrei dire che questa volta ho imparato un po’ anche giocando
    Piero Giovannelli

  3. Grazie Piero, troppo buono…mi diletto su una materia che Le dirò, da bravo italiano fino a pochi anni fa non mi appassionava per niente. Poi invece ho scoperto un mondo…si ma di pazzi…chiunque sia appassionato di psichiatria qui trova il suo centro!
    Scherzi a parte (ma mica tanto) la materia è interessante e nemmeno così complicata: a certa gente piace renderla complicata, in modo da rigirarci come calzini….occhio a dove si depositano i soldi….abbiamo una certa banca di una certa città toscana che se io fossi correntista….

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