QUEL MAGICO TEATRO CHE SI CHIAMA MANZONI

Il pifferaio magico. Scena I
Il pifferaio magico. Scena I

PISTOIA. Tutti non ci sono sul proscenio del piccolo Teatro Bolognini. Non ci sarebbero entrati, prima di tutto, proprio perché piccolo. Però sono molti e anche parecchio contenti di condividere, con la rappresentanza ufficiale dell’Atp, la presentazione della stagione del Teatro Manzoni, che proprio stasera, in anteprima, debutta con Il pifferaio magico, di Eugenio Monti Colla.

Della stagione teatrale che sta per iniziare si sa già tutto da parecchio tempo, ma un po’ di coccole non guastano, soprattutto perché se le meritano, quelli del Manzoni, perché continuano ad inanellare, da anni, cartelloni degni della massima attenzione, un’offerta, mista a produzioni, arrivata fin nelle segrete stanze ministeriali dalle quali non poteva che uscire una bella pacca sulle spalle, tradotta in un triennio di vitali ulteriori sovvenzioni.

Arrivano alla spicciolata, alcuni dei protagonisti dell’inverno 2015-16. I primi sono Roberto Valerio e Valentina Sperlì, amici e colleghi di vecchia data, applauditi al Manzoni due stagioni fa, con L’impresario delle Smirne e in altre circostanze. Alessandro Benvenuti, nonostante la mole, è già in sala quando cerchiamo le facce da immortalare: a Pistoia è di casa, al teatro di più. Sta parlando dello spettacolo, delle difficoltà, spesso insormontabili, a costruirlo, della grande passione che, puntualmente, riesce a condurre sull’altra riva del fiume l’intera baracca.

Il pifferaio magico. Scena VI
Il pifferaio magico. Scena VI

Anche Veronica Crucioni, attrice con passioni spiccate per la regia, arriva puntuale. Come Gli Omini, solo gli omini: la donnina, Francesca Sarteanesi è in ritardo, niente palco; un classico. Marinella Bargilli giunge in extremis; Massimo Grigò no, entra in sala dopo l’ouverture del flautista, che introduce il pomeriggio. C’è una sedia vuota, infatti, sul palco: ci si sarebbe dovuto sedere lui, ma preferisce evitare colpi di scena e restare in penombra.

Saverio Barsanti, naturalmente, è il primo: fa gli onori di casa, sull’uscio del Bolognini, a tutti quelli che arrivano: sorride, la dieta fa effetto, nonostante gli stravizi Baltici e poi, la lezione, non ha alcun bisogno di ripassarsela; la sa a mente. Una delle prime ad arrivare, con il medesimo umore di totale disappartenenza, è Lisa Cantini, in rappresentanza del Funaro. Anche Rodolfo Sacchettini, che introduce la conferenza, non si fa aspettare. Lo staff tecnico del Manzoni è tutto schierato: stagiste e stagisti con le schiene ben ritte, le donne dell’entourage, tra segreteria, ufficio stampa e organizzazione, sorridono: sono all’ennesima presentazione, ma non sono ancora stanche e non hanno soprattutto ancora perso la voglia di ricominciare.

In sala, tanti spettatori, che sono quelli che continuano ad abbonarsi alla stagione, che proprio nel pomeriggio ha già superato le ottocento tessere, che sono l’ennesimo rialzo rispetto alla stagione successiva: non è da escludere che anche quest’anno sia un’annata da record.

Nella hall del teatro, tra la biglietteria e la sala, una serie di bicchierini di plastica aspettano di essere centellinati: dentro, un ottimo vin santo, che degustiamo in anteprima, anche se non avremmo potuto. L’atmosfera è quella che si augurerebbero tutti quelli che stanno per intraprendere qualcosa di importante. All’emiciclo delle sedie che popolano il palco del Bolognini, si aggiungono, virtualmente, i visi, i cuori e i corpi della moltitudine di artisti che popoleranno la stagione.

Si va in scena: spegnete i telefonini, per favore.

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