qverelae, III-IV. DE PETRO-GEORGIO EX LOMNGOBARDICO BARONTE COGNOMINATO SACERDOTE, ROBERTOQUE EX MARTIALICA STIRPE APPELLATO TABERNARIO: QVI IRA MAXIMA PERMOTI GRATIAS ME CONTRA PERVIAS APVD CLAVDIVM CVRRELIVM IVDICEM HABVERUNT POST COLETTAE SVBSCRIPTIONEM

Traduzione del titolo a pro dell’avvocatA Elena Giunti (difensorA del ragionier non-dottor Romolo Perrozzi, privilegiato dal Comune di Quarrata e Ctu caro alla procura pistoiese) perché la giurisperita non conosce il latino: «querele, 3-4. Il prete Piergiorgio, che ebbe cognome da un longobardo Baronte, e Roberto, che trasse cognome dalla stirpe di Marte, taverniere: essi, spinti da inestinguibil odio, facile appoggio contro di me trovarono agli occhi del giudice Claudio Curreli dopo la firma del Coletta»


A don Baronti bruciava ancora la storia del suo famoso tappeto di Istambul…?


A PISTOIA LA GIUSTIZIA È IN CORTO CIRCUITO


Che ci lascia, le querele, le urla e le minacce agli arbitri?

 

Il 9 settembre 2020, quando ormai il processo a Linea Libera era già iniziato da tempo, con tutta la procura all’opera, e avanzava come l’invasione dell’Ucraina, in difesa (a mio parere) aprioristica per il ragionier non-dottor Romolo Perrozzi, che il sostituto Claudio Curreli non intende dirci se conosce o no e come e/o per mezzo di chi e per quante curatele negli ultimi 10 anni: il 9 settembre 2020 l’avvocato Daniele Nicolin si presenta in procura e deposita una querelazza (è incontinenza verbale? Peccato, ma tale è e tale resta, a mio parere) contro chi scrive.

Quella carta viene ricevuta in Colettae manibus, nelle mani del Coletta, il PM che lavora per la «gente comune» che però è lui a decidere qual è.

La querela presentata dal Nicolin assevera non una prudente ipotesi di omesso controllo da parte mia, di direttore, su una lettera ricevuta da una famiglia vittima dei rumori musicali della Capannina di Bottegone; ma un dato certo, anzi due: il Nicolin, anche se è il materiale estensore del documento, fa dire ai suoi clienti (don Piergiorgio Baronti, proposto del Bottegone, politico di sinistra, protettore di neretti in Nigeria – salvo errori – e sportivo al massimo grado se non addirittura al parossismo; e tal Roberto Marconato, che io non conosco e non so chi sia – ed è certo meglio così); fa dire ai suoi clienti che quell’articolo contro la cui malvagità si invoca una pioggia di fuoco divina come quella su Sodoma e Gomorra (leggetevelo: bottegone. la capannina? un inferno anche se è benedetta dal parroco…) non potrebbe essere diffamatorio: lo è di sicuro, in nome del padre, del figlio e dello spirito santo. Amen!  — — —  [scarica da qui la querela]

Don Baronti, il prete che fa politica di sinistra e filo-accoglienza – perciò carissimo alla Terra Aperta, organizzazione antilegale diretta e orchestrata dal sostituto Claudio Curreli – il 9 settembre scende armato in campo, come quando negò l’uso dei locali della Badia a Pacciana ai 5 Stelle (eppure doveva saperlo che loro erano cripto-comunisti, quindi suoi cugini…) o, meglio ancora, quando, durante una partita di basket (il don è focato per tale sport) dovette intervenire il 112 datoché quel sant’uomo oltre a urlare come un folle, e per giunta (si racconta anche se non sui giornali dell’epoca) bestemmiante/smadonnante, minacciò di aggredire l’arbitro con l’intenzione dichiarata di spaccargli un cestino della palestra sul cranio.

Una volta i preti si facevano preti per fare i preti: ma oggi i preti si fanno preti per fare i preti di partito, di sport, di impresa, di maratone, perfino nel senso strettamente etimologico del termine. Chi vuol saperne di più, come la curiosa avvocata Elena Giunti che non sa il latino, deve, stavolta, saltare la lingua di Roma e dedicarsi a quella di Atene, il greco, che sanno in davvero pochi, ma che resta pur sempre la lingua degli angeli e non certo delle procure delle repubbliche (italiane, non baltiche e filo-Nato).

L’avvocato Nicolin parla del suo assistito facendone il panegìrico in termini aulici, per affermare che don Baronti è stato diffamato in onore e decoro: ha omesso, benevolmente, di dire e sottolineare che tali requisiti barontiani erano – e restano, però – piuttosto indefiniti se non addirittura labili o assenti.

Di Marconato non parlo perché non so chi sia e ribadisco – sia al Nicolin che alla improvvida procura – che:
— l’articolo contestato nasce, più che legittimamente, da una lettera di una famiglia contigua alla Capannina;
— la Capannina è proprietà della parrocchia di don Baronti (pertanto non si vede quale possa essere la diffamazione nel riportare la notizia che don Baronti e il Marconato lavorano gomito a gomito se non in simbiosi;
— il fatto che i due signori inquieti dispongano (come il loro avvocato certifica) di regolari licenze anche in relazione all’impatto-rumori, è esattamente la stessa solfa di quando la Gip Patrizia Martucci mi tiene 104 giorni ai domiciliari, sostenendo che non rispetto le «autorità costituite»; e io le rispondo «no, grazie» se, come il Comune di Quarrata, esse rilasciano permessi fasulli e dichiarazioni destinati a certificare più false di Giuda.

Non risulta esperita nemmeno un’indagine da parte della procura sulla Capannina. Risulta a me, però – gentili avvocato Nicolin, don Baronti e signor Marconato – che questa famiglia c’è, è vera e concreta. Aveva detto quel che ha detto perché così viveva: e io ho personalmente verificato il fatto come se si trattasse di un articolo autoprodotto dal pessimo quotidiano (Linea Libera) che pesta, giustamente, i piedi a chi se lo merita.

Gianluca Barni ci aveva riappacificati al San Pietro di Olmi, il ristorante dove il sindaco Mazzanti entrava senza mascherina in piena pandemia…

Il problema è, evidentemente, un altro. Don Baronti – nonostante abbia fatto la mossa di essere in buoni rapporti con me (guardate la foto) – non ha mai mandato giù un appunto che un fedele cattolico tradizionalista gli aveva fatto – ma addirittura molti anni fa, il 20 dicembre 2012 – circa l’acquisto di un “tappetone turco” da diverse migliaia di euro acquistato al mercato di Istambul, e una maglietta alquanto sciccosa, di marca Fred Perry (il natale povero, il consumismo e la ‘regolatina’ di don luigi egidio che non comprerà più cravattine da 130 €); tutta roba ignota al suo sponsor Gesù che era notoriamente sempre in giro a cena da chi aveva soldi, perché lui tanto pochi ne teneva nella tasca sinistra della sua tunica, che doveva cenare, spesso e volentieri, in casa d’altri (vedi anche il pd, il ballottaggio negato, don baronti e i tappeti di istanbul).

A mio parere, credo che don Baronti, nonostante tutto, non sia in grado di incarnare irreprensibilmente lo spirito del cristianesimo, tant’è più legato ai beni terreni che non portato verso l’ascesi francescana e lo spirito evangelico che leggo in Matteo (18-22) ove si trova la famosa domanda rivolta da Pietro a Gesù: «Signore, quante volte dovrò perdonare mio fratello se pecca contro di me? Fino a sette volte?».

Gesù gli risponde chiaramente: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette». Don Baronti, che è in grado di contare i punti del basket, dovrebbe arrivare facilmente anche all’aritmetica elementare di 7 per 70. E invece ripesca un fatto del 2012 e, quasi sottovoce, minaccia: «Vedrò se certi riferimenti al parroco e alla parrocchia sono esenti da falsità. Non mi meraviglio dello spazio dato alla lettera di protesta».

10 Novembre 2018, Il Tirreno. Don Baronti: quella volta dovettero chiamare il 112 per placare le sue “esternazioni di ira divina”…

Di chiedere di intervenire a rettifica e chiarimento sul contenuto della lettera, non gli sfiora neppure la testa. Sono il suo onore e il suo decoro violati che lo tormentano a morte e che gli tolgono il sonno. Anche lui ha le ruminazioni come il sindachino di Agliana Benesperi, con-vittima di Linea Libera?

Se le offese all’onore e al decoro sono queste, a che meravigliarsi che Putin possa scatenare la terza guerra mondiale? Lo zar – come lo chiamano “continentemente”, ma in realtà con dispregio, i democratici di sinistra, può ben dare in scalmana vedendo il Biden/Bidet che dà la mano a nessuno o che sgancia bombe di metano ad ogni incontro internazionale…

Ah già, dimenticavo. La procura di Pistoia, quella che lavora per la «gente comune» apre, assai democraticamente, i fascicoli a seconda dei cognomi degli indagandi da abbattere. Basterebbe fare una disamina (linguaggio semi-medievale del diritto) delle querele accolte e delle querele archiviate sui medesimi nomi-cognomi.

Oggi è l’8 maggio, domenica, San Vittore (anche carcere di Roma). In più è la Festa della mamma, 128° giorno dell’anno. À la santé de la Justice!

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]


Per le battute sui cognomi, ove non costituiscano diffamazione e/o omesso controllo e offesa all’onore e al decoro delle persone, si vedano:
— per Baronti: https://www.cognomix.it/origine-cognome/baronti.php. — Per l’intervento del 112 vedi qui.
— per Marconato: https://www.paginainizio.com/significato-cognome/marconato.html


GIUSTIZIA DELL’ALTRO MONDO

Così ci costringono a vivere il Comune di Quarrata, il ragionier non-dottor Romolo Perrozzi e la procura della repubblica di Pistoia. Ma lo stalker sarei io…

Edoardo Bianchini


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