recensione. IGNAZIO MARINO, UN MARZIANO A ROMA

Ignazio Marino e simona Laing alla Feltrinelli
Ignazio Marino e Simona Laing alla Feltrinelli

PISTOIA. Non poteva che nascerne un libro: l’esperienza di sindaco di Roma per 28 mesi raccontata da Ignazio Marino rappresenta lo specchio di quella che è l’Italia più autentica e vera, un sistema marcio e insanabile dove però, talvolta, speranza e utopia si materializzano con risultati inaspettati.

Ignazio Marino narra in circa 300 pagine il mondo capovolto che ha incontrato a Roma dove, proprio per l’estraneità al consociativismo storico e trasversale tra i partiti, delle vere e proprie larghe intese alla luce del sole, è stato definito un marziano, che si permetteva di scegliere le nomine in base a curricula e competenze e non secondo la fedeltà politica.

La stile è lucido, distaccato, moderato e chirurgico, forse per deformazione professionale dello stesso autore forte di 300 trapianti di fegato e di una carriera tra il Policlinico Gemelli e altre cliniche di Usa e Regno Unito, anche in team con Thomas Starzl, il primo chirurgo che nel 1963 trapiantò un fegato.

Presentazione del libro alla Feltrinelli
Presentazione del libro alla Feltrinelli

Quasi come un mix tra il manifesto programmatico e la rendicontazione degli obiettivi raggiunti, il libro descrive le vicende amministrative e politiche precedenti al 30 ottobre 2015, quando, caso unico nella storia dell’occidente, la maggioranza assoluta dei consiglieri comunali fece decadere la giunta Marino nello studio di un notaio, ventisei coltellate: un solo mandante.

La Roma alla rovescia è quella che, quando un elicottero dei Casamonica volò allegramente senza permesso durante il funerale del ‘padrino’ romano, i vertici di Questura e Prefettura, che in un Paese normale sarebbero stati defenestrati a calci, rimasero al loro posto: anzi, il prefetto Gabrielli nominato addirittura capo della Polizia di Stato.

Diversa la situazione per Marino: già nelle primarie il Partito Democratico telefonava nelle case specificando che il candidato ufficiale era Sassoli e da subito dopo l’elezione al Campidoglio una richiesta trasversale e in crescendo dei partiti di un passo indietro, affievolita solo durante gli arresti relativi all’inchiesta di Mafia Capitale, in cui vennero ‘prelevati’ diversi consiglieri capitolini.

Durante la presentazione del libro di Marino
Durante la presentazione del libro di Marino

Eclatante il caso della panda rossa senza permesso per la zona a traffico limitato: un presunto scandalo che riempì per giorni telegiornali e prime pagine dei quotidiani nazionali consegnando all’opinione pubblica l’immagine di un Marino fantozziano e gaffeur.

Però, quando venne appurato che c’era stata una violazione del sistema informatico per cancellare l’autorizzazione elettronica del sindaco al varco della ztl, la notizia passò in sordina e l’hacker non venne individuato…

Ma la battaglia senza dubbio vinta e simbolica del Marino-pensiero rimane la pedonalizzazione dei fori imperiali, combattuta con il coraggio culturale di chiudere al traffico privato un patrimonio dell’umanità usato e concepito come elegante spartitraffico. Inoltre, a dimostrazione che con la cultura si può mangiare, si cita il percorso scenico sui fori illuminati, condiviso anche con Piero Angela: 110 mila spettatori nel primo anno, ‘possedere un tesoro unico e fingere di non averlo’.

Marino e Laing ala Feltrinelli
Marino e Laing alla Feltrinelli

Forti resistenze, nonostante i milioni di euro risparmiati, anche nel cambiamento sul fronte del patrimonio: tutte le amministrazioni davano in affitto gratis, o quasi, palazzi prestigiosi a enti, istituzioni e privati in genere, salvo prendere in affitto da privati spazi per gli uffici pubblici a prezzo spesso doppio di quello del mercato.

Ugualmente il prezzo per le concessioni degli impianti sportivi venivano stabilite, prima della parentesi rivoluzionaria della giunta Marino, proprio dagli stessi concessionari…

Una sensibilità amministrativa rara, verrebbe da dire ambientlista: dal recupero della manutenzione (di caditoie, fogne, strade) allo stop al consumo di suolo agricolo: costruire senza violentare il territorio.

Sotto questi auspici numerosi ettari dell’agro romano sono stati assegnati a giovani coltivatori biologici e laddove era previsto “l’affare’ per tanti palazzinari sono nate aziende agricole multifunzionali, come alla Torraccia: lavoro, filiera corta e tutela dell’ambiente.

 ‘La crescita sarà nelle aree già urbanizzate e in disuso’ affermerà il marziano in occasione degli incontri per le Olimpiadi di Roma 2026, in una concezione dei grandi eventi funzionali alla rigenerazione urbana e alla ricucitura della città tramite una coerente dotazione i trasporto pubblico possibilmente su ferro.

Una calibro 9 e una P38 special arrivarono con l’avviso ‘basta lotta agli abusivi’: da allora Marino viaggia con la scorta ma rivendica il merito di aver de localizzato e arginato il fenomeno tutto italiano di bancarelle di fronte ai principali monumenti romani.

Nel volume si rivendica fortemente la scelta di missioni internazionali volte alla ricerca di filantropi per sostenere il sistema archeologico di Roma nonché la sua vocazione internazionale.

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3 thoughts on “recensione. IGNAZIO MARINO, UN MARZIANO A ROMA

  1. Dall’articolo si evince chiaramente che :
    1° Marino non sapeva, come Scajola, di essere iscritto al PCI, cioè PD.
    2° Marino è un italiano piccolo, piccolo : non vedeva, non sapeva e non sentiva. Ha compreso tutto quando i suoi compagni con una pedata nel culo, cioè democraticamente, l’hanno fatto politicamente fuori.
    Questa è l’italia (minuscolo).

  2. Come già fatto in un’altra occasione suscitando le ire dei piccoli tirapiedi e reggicoda locali del ducetto di Rignano, esprimo tutta la mia ammirazione per Ignazio Marino e tutto il mio disprezzo per chi ha lo ha fatto fuori non a causa di certi suoi comportamenti (in Italia si digerisce ben di peggio!), ma semplicemente perché si permetteva, lui, “marziano”, di disturbare i manovratori di sempre.
    Piero Giovannelli

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