referendum. «NELLA CABINA ELETTORALE, DIO VI VEDE, IL BOMBA-RENZI NO»

Renzi e gli italiani [www.finanzaonline.com]
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È ACCERTATO che la miniriforma costituzionale che andremo a votare è il frutto di una guerra fra bande all’interno del Pd.

Chi segue anche minimamente i dibattiti in corso, si sarà reso conto che in Italia esiste un esercito di costituzionalisti, tutti marcati a sinistra, cioè dal vecchio Pci all’attuale Pd, che si confrontano e promuovono il o il no al quesito referendario a seconda degli interessi che rappresentano.

Danno per scontato, i lorsignori, che il popolo ignorante e ciuco non sappia minimamente come è nata la Costituzione Repubblicana e, mutuando il signor Benigni che di professione fa il buffone, ci vengono a dire che noi abbiamo la Costituzione più bella del mondo.

Nessuno che affronti le radici di questo “lavoro”, il compromesso fra democristiani e comunisti che all’epoca partorirono questa Costituzione e le motivazioni che spinsero verso un sistema bicamerale che evitasse, a pochi anni dalla fine della guerra, il rischio di ripiombare in quello stato autoritario che degenerò poi in dittatura e che si chiamava Fascismo.

Anche se dal Fascismo e dalla sua Carta del Lavoro, cioè dall’umanesimo del lavoro, prendono spunto vari articoli della Costituzione: basti pensare all’art. 1, che tutti conosciamo, per transitare al Titolo II – Rapporti etico sociali, art. 29 e seguenti (La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio) o all’art. 45 (funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata) e il completamento, attraverso l’art. 46 (…la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende).

I più vecchiardi ricorderanno come i comunisti, nei meravigliosi anni del 68 del mantenuto Capanna, volessero interpretare questa norma non come compartecipazione agli utili d’impresa, ma proprio come assalto alla proprietà privata secondo il principio marxista che la proprietà è un furto.

Se siamo messi, al giorno d’oggi, come siamo messi, è perché questi signori, complici i sindacati, ci hanno fatto perdere quasi quaranta anni di pace sociale. Ma, restiamo in argomento.

Vota sì! [confederazione-usb-it]
Progetto Italia: Vota sì! [confederazione-usb-it]
La maggior parte degli articoli della Costituzione sono rimasti inapplicati e/o addirittura applicati al contrario. Le cosiddette leggi-cornice fino alla parte II – Ordinamento della Repubblica, non sono state riempite se non in maniera molto limitata da norme di attuazione che potessero dare sostanza a quelle disposizioni che, belle nella loro enunciazione, si sono dimostrate poi un falso reiterato e accettato negli anni.

Basti pensare, oltre che al già citato art., per esempio, all’art. 32: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.

Ciò detto, in maniera un poco o forse troppo sintetica, il problema che riguarda la “maggioranza silenziosa” degli italiani non è tanto questo piccolo restauro che si vuole fare e che Renzi cerca di fare a pro suo e dei suoi sodali, quanto il pericolo, una volta che il bomba abbia vinto, di essere ingabbiati per altri quaranta anni come minimo, in questa repubblica dei partiti e non dei cittadini.

Votare no al referendum significherà per molti, quelli un pochino più acculturati, anche di sinistra (ce ne sono pochi, ma ci sono), riproporre la necessità di passare da una repubblica dei partiti, cioè partitocratica, a una repubblica presidenziale, cioè eletta dal popolo nelle sue principali rappresentanze: Presidente della Repubblica e Presidente del Consiglio. In Europa abbiamo vari modelli di questo tipo di Repubblica a partire dagli antipatici francesi…

Soprattutto abbiamo fior di giuristi, a cominciare da Costamagna e poi Pacciardi, Vinciguerra, Maranini, Miglio e tanti altri ancora che, su questa forma di Stato, hanno discettato e lasciato corpose documentazioni.

Così l’Italia diventa la Repubblica delle carote [beppegrillo.it]
Così l’Italia diventa la Repubblica delle carote [beppegrillo.it]
Votando no si potrà pensare di restituire valore all’istituto del referendum non solo nella sua forma attuale, e cioè abrogativa, ma al contrario, come strumento propositivo da usare, nelle forme e nei modi dovuti, per concorrere e sentirsi parte attiva e non sudditi di questa repubblica.

La mancata scelta referendaria sull’euro sì/euro no è la cartina tornasole di quanto il regime dei partiti sovrasti e indirizzi a suo piacimento una volontà popolare che il più delle volte è in antitesi con quanto legiferato.

È una prateria immensa che potremmo, con uomini di buona volontà e di qualità, percorrere per migliorare questa Nazione che necessita di Uomini e non di buffoni.

Votare no al referendum significa contribuire a mantenere viva quell’ipotesi di Repubblica Presidenziale attraverso una nuova fase costituente che tanti, sicuramente la maggior parte degli italiani, desiderano.

Se vince il bomba-Renzi/rabbit e le sue squadracce, come minimo per cinquanta anni siamo veramente fregati.

Dunque, mutuando un famoso slogan di Giovannino Guareschi, ricordatevi, soprattutto voi che di politica campate e siete costretti a dire sempre signorsì al padroncino di turno, che quando sarete «nella cabina elettorale, Dio vi vede, il bomba-Renzi no».

[Felice De Matteis]

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