referendum. PARLANO L’ON. PARRINI, MAURIZIO BELPIETRO E CERRINA FERONI

Da sinistra: Belpietro, la prof.ssa Cerrina Feroni e l'on. Parrini
Belpietro, la professoressa Feroni e l’On. Parrini

FIRENZE. Il detto secondo cui nessuno di noi finisce mai di imparare è vero come il Vangelo.

Altrettanto vero è che il referendum sulla riforma costituzionale partorita dal duo Renzi-Boschi ha spaccato il Paese in due, ma non nella storica contrapposizione cui siamo abituati: adesso una buona parte della destra e altrettanta della sinistra si trovano dalla stessa parte della barricata e con un nemico in comune: Matteo Renzi.

Gli facciamo un applauso per l’ardua impresa riuscita, ma che il ragazzotto di Firenze aspetti a cantar vittoria. Fidandoci poco dei sondaggi, ma molto dell’istinto, riteniamo che lui possa aspettarsi amare sorprese. Perché se anche il referendum venisse vinto da una esigua maggioranza, parrebbe comunque azzardata l’esultanza. Niente di meglio di una chiacchierata coi fautori sia del “sì” che del “no”.

Come ricorda infatti la professoressa di diritto pubblico Cerrina Feroni, membro dell’Associazione Italiana Costituzionalisti, nell’aula 0.04 dell’edificio D15 del polo universitario di Novoli, questa è una riforma nata dal solo governo e approvata dallo stesso a maggioranza assoluta, non qualificata, dunque più esigua. Il concetto stesso di riforma che tocca la Costituzione implica un consenso parlamentare che sia il più ampio possibile.

E proporre un referendum con significato confermativo, che invece per legge può esser solo oppositivo, è una forzatura che puzza di ricatto morale: il popolo viene chiamato alle urne per confermare, non certo per opporsi. Ma è anche evidente che ci sia un altro motivo dietro alla chiamata referendaria. Questo esecutivo nasce già di per sé debole a causa della sentenza della Corte Costituzionale che dichiarò illegittima la legge elettorale con cui il Parlamento si è formato.

Quale modo migliore per aggirare l’enorme ostacolo se non chiedere il voto del popolo?

A fare le veci del governo c’è l’onorevole Dario Parrini, che ricorda a una platea stupefatta che questa riforma è in ossequio all’impegno preso con l’ex Presidente della Repubblica Napolitano, il quale accettò il suo secondo mandato a patto che venissero fatte le riforme cosiddette strutturali. Ma la maggioranza che lo nominò non è certo l’attuale, visto che il governo di allora (quello di Letta) venne fatto cadere da un certo Renzi che intanto ripeteva a più non posso “Letta, sta’ sereno!”.

E allora a chi m'attacco...?
E allora a chi m’attacco…?

Le situazione è insomma cambiata radicalmente, e questa riforma costituzionale diventa sempre più la riforma di Renzi e della Boschi.

Un informato Belpietro, terzo ospite d’onore, ci ricorda con quanta forza il governo abbia spinto affinché tale riforma passasse. Rimane indelebile la sostituzione dei membri della Commissione parlamentare che mostravano perplessità a tale riguardo. Ed erano proprio del partito di Renzi. Ma tutta questa foga è giustificata da futuri benefici che trarremo dal nuovo assetto costituzionale? Provate a indovinare.

Il bicameralismo perfetto lo si può abolire, ma raccontare che esso sia l’origine di ogni male significa essere intellettualmente disonesti. La lentezza sul procedimento legislativo la si riscontra quando è il Parlamento ad avviarlo. Nel caso invece sia il governo (84% dei casi), l’Italia è veloce come una lepre. Il recepimento della direttiva europea sul fallimento delle banche è avvenuto in tredici giorni.

Il governo sbandiera anche la famosa riduzione dei costi della politica, ma viene smentito dalla ragioneria dello Stato che prevede un risparmio di circa cinquanta milioni di euro, a fronte di molte altre spese derivanti dal nuovo assetto del Senato. I costi supereranno i ricavi, insomma. Ma l’onorevole Parrini, manco fosse un Robin Hood de noantri, ribatte che non è importante quanto risparmieremo, ma semplicemente risparmiare qualcosa.

Ma a quale prezzo? L’attuale governo è sostenuto da duecentocinquantadue parlamentari eletti nelle fila del centrodestra, dunque l’instabilità governativa tanto combattuta dal Renzi è proprio l’arma che lui utilizzò per andare a Palazzo Chigi. E propone, in maniche di camicia, un Senato che riporta a sé tante funzioni che il principio di delegazione ha (giustamente) delegato agli enti locali, i quali sono sicuramente più vicini ai cittadini di quanto non lo sia Palazzo Madama.

Ancora. Un senato composto da consiglieri regionali e sindaci che finiranno “lassù” non si sa in quale modo e né tantomeno sappiamo come potranno espletare le loro incombenze senatoriali visto il loro precedente impegno a livello territoriale. Ah già, ma ci sono anche le novità sulle iniziative di leggi popolari. La riforma alza a 150.000 il numero delle firme richieste che oggi, invece, sono 50.000. Ribatte l’on. Parrini che con questa riforma il Parlamento avrebbe l’obbligo di esaminare la proposta di legge.

«Compagni, badate che Costituzione che c’ho!»
«Compagni, badate che Costituzione che c’ho!»

Fa strano che, pieni di buone intenzioni, si dimentichino di eliminare o aggiungere quella piccola novità che da sola risolverebbe il problema. In questo caso eliminare il quorum del cinquanta per cento, così che nessun altro premier (ma in Italia non si chiama presidente del consiglio?) possa invogliare la gente ad andare al mare anziché a votare. Nel caso, invece, della tanto desiderata stabilità governativa, reinserire il vincolo di mandato. Ma come potrebbe volerlo Renzi se, proprio lui, sta governando con voti di gente eletta in altri partiti?

E per quanto riguarda la famigerata semplificazione che Renzi “il futurista” (nelle chiacchiere però, non nella letteratura com’era il Marinetti) promette, la professoressa Cerrina Feroni non ha dubbi: i procedimenti legislativi aumentano fino a un totale di nove, dunque avverrà tutto tranne la semplificazione.

Però si sa, in tempi di magra ci si deve accontentare. Meglio questo di nulla, ci dice gaudente l’onorevole Parrini. Belpietro storce il naso e tendiamo a dargli retta perché proprio lui è stato, pochi mesi or sono, una delle prime vittime dell’editto del moderato e moderno e democratico Renzi.

Evidentemente non è tutt’oro quel che luccica. E qui pare si tratti di una buona dose di ottone – sporco, per giunta, e di bassa qualità.

[Lorenzo Zuppini]

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2 thoughts on “referendum. PARLANO L’ON. PARRINI, MAURIZIO BELPIETRO E CERRINA FERONI

  1. Intanto, questa volta, bravo Zuppini, almeno in buonissima parte.
    E poi: io non sapevo di cognati sistemati qua e là. Ma se questa notizia, come altre che ogni tanto si leggono e poi spariscono quasi immediatamente dai radar, fosse vera, vogliamo lavorarci davvero sopra e cercare conferme che siano inoppugnabili ed incastrino come si deve tutti quelli che usano la militanza politica per i propri porci comodi? Ed a tal proposito, voglio ricordare anche la questione della asfaltatura e ripulitura di Via del Casone di Piteccio al n. 2/A della quale abita o ha abitato il segretario comunale P.D di Pistoia.
    Piero

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