referendum-trivelle. SESSA: «VOTARE SÌ PER UN’ITALIA MODERNA»

Antonio Sessa, Legambiente Pistoia
Antonio Sessa, Legambiente Pistoia

PISTOIA. Il 17 aprile gli italiani saranno chiamati alle urne per un referendum abrogativo sulle trivellazioni petrolifere in mare, cosiddette off shore. Oggetto di abrogazione è la norma (introdotta con l’ultima legge di Stabilità) che permette alle attuali concessioni di estrazione e di ricerca di petrolio e gas entro le 12 miglia dalla costa di non avere più scadenze.

La Legge di Stabilità 2016, infatti, pur vietando il rilascio di nuove autorizzazioni entro le 12 miglia dalla costa, rende sine die le licenze già rilasciate in quel perimetro di mare.

Parliamo con Antonio Sessa, il generale di Legambiente Pistoia e stratega di numerose campagne di opinione, nonché vere e proprie battaglie – tra cui quella che ha portato alla condanna, confermata in appello, dei vertici dell’inceneritore di Montale  (vedi) – degli ambientalisti locali. «Nel mare italiano c’è petrolio per soddisfare il fabbisogno nazionale per sole 8 settimane! Perchè rischiare di comprometterlo per quantitativi così modesti?»

Referendum 'Stop Trivell'
Referendum Stop Trivelle, 17 aprile 2016

Inizia così il presidente di uno dei circoli Legambiente con più iscritti in Italia, ricordando un dettaglio non da poco: le big oil che sarebbero interessate alle trivellazioni avrebbero convenienza solo per le royalties minimali che l’Italia chiede in cambio della concessione.

Un meccanismo quindi che funziona come una specie di droga: in moltissime altre aree di estrazione le multinazionali che trivellano devono fornire garanzie contro incidenti e soprattutto versano importanti “tasse di concessione” che vanno a finanziare investimenti in energie alternative. I paesi scandinavi sono un modello in tal senso.

«Inoltre le trivellazioni entrano in palese conflitto con altre attività che generano occupazione e reddito spesso in maniera sostenibile. Penso al turismo verde, legato alla ricchezza del patrimonio naturalistico del nostro mare, e alla pesca. Inutile ricordare quanto l’inquinamento delle trivelle petrolifere potrebbe compromettere i cetacei, l’habitat marino, la sessa pesca e lo stesso turismo».

Per Antonio Sessa il referendum costituisce l’occasione per rilanciare un dibattito serio sulla politica energetica del paese, a partire dalla mobilità di merci e persone, e perseguire finalmente il modello energetico fondato su efficienza energetica, fonti rinnovabili e smart city – veri e propri luoghi del cambiamento di consumi e stili di vita per cui urge un impegno del governo centrale.

Il 17 aprile si vota lo 'Stop Trivelle'
Il 17 aprile si vota per lo Stop Trivelle

«Il progressivo abbandono delle fonti fossili serve a fermare il riscaldamento del pianeta, il cambiamento climatico, la desertificazione e le alluvioni; non si tratta quindi di rispettare solamente impegni presi ufficialmente nei consessi internazionali in relazione al protocollo di Kyoto (Cop 21 di Parigi), ma di mitigare fenomeni che ci minacciano in continuazione, con danni economici ingenti.

«Il nostro è un Sì alle energie rinnovabili e pulite, un Sì al risparmio energetico, vera frontiera della sostenibilità. Il patrimonio edilizio italiano per larga misura è un colabrodo energetico: necessita di un piano Marshall di riqualificazione ed efficientamento. È lì che la politica deve indirizzare gli investimenti. La fonte più importante di energia è quella non consumata, cioè il risparmio, il non spreco: qui vanno individuate le priorità.

«Si tratta dunque di un Referendum importante – conclude Sessa – che è a rischio di quorum anche per la scelta insensata del Governo di non accorparlo alle prossime elezioni amministrative come richiesto dalle 9 Regioni proponenti e dalle Associazioni promotrici del Comitato referendario nazionale col duplice scopo di far risparmiare allo Stato (cioè a tutti noi) 360 milioni di euro (costo della consultazione referendaria) e di favorire la partecipazione dei cittadini».

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