relazione desmos. ARPAT CONFERMA: DOCUMENTO PARZIALE

Arpat viene sollecitata a precisare la sua definizione sibillina sull’evento del blocco impianto del 20 Agosto e dichiara la incompletezza e approssimazione della relazione Desmos portata in Commissione ambiente dal Sindaco Betti

 

Ferdinando Betti

PISTOIA-PIANA. Il responsabile del Dipartimento Arpat di Pistoia Andrea Poggi fornisce i chiarimenti richiesti dal Comitato antinceneritorista, che dovrebbe chiarire sulle vicende del blocco impianto del 20 Agosto, illustrato dalla società di ingegneria Desmos con una relazione molto contestata. L’esegesi della nota è però tale da far rinfocolare le polemiche, evidenziando le solite contraddizioni di metodo e poi anche di risultato (mancato), visto il contrapposto parere di Usl Centro che ha espresso le sue – ancora non risolte, in quando riscontrate – perplessità.

Poggi, apre la nota dichiarando che la (loro) valutazione è verosimile, niente rilevando sulla suggestiva e irrisolta questione di chi avesse infilato le chip all’interno della centralina Ups. Arpat, aveva bene rassicurato il Comitato Emas presso Ispra (Roma) nella primavera del 2017 che tutte le problematiche gestionali e di sicurezza che causavano i “blocchi d’impianto” erano state risolte.

Grande il sollievo del Comitato Ecolabeling-Emas e dei cittadini della piana, durato però solo fino al fatico 20 Agosto: giorno infausto, per Ladurner, Cis, Desmos e last but non least Ferdinando Betti, Sindaco e responsabile della sicurezza e salute del territorio che, nelle commissioni ambiente e nei consigli continua a citare Arpat e a dimenticarsi della critica di Usl Centro.

A destra Andrea Poggi

Interessante riscontrare prima di tutto come Poggi interviene con una excusatio manifesta andando – lui – a giustificare come normale, il diverso parere di Usl Centro, reindirizzandolo per questo su altri piani di valutazione. Un chiaro intento di inertizzazione della “perplessità” dell’altro organo di controllo, surrettiziamente giustificata: la perplessità di Usl 3 è stata una nota infelice nella commissione del Settembre, che deve essere intesa sulla narrazione incredibile del rinvenimento delle chips incombuste e non sul blocco impianto.

Peccato che Ladurner, abbia bene e chiaramente assegnato la causalità del guasto all’accumulo di questi frammenti di vegetali, magicamente introdottisi all’interno della centrale Ups, con il benestare tecnico del laboratorio di analisi Ecolstudio e Desmos, che sottoscrive la relazione con ben doppia firma di professionisti.

Gli uomini di Ladurner, il secondo da destra l’Ing. Pacitti di Desmos

Chiaro è che Arpat, usando la politica dei due forni è – anche – in condivisione, in modo parziale ma sufficiente (mantenendosi sul predellino, diciamo noi) con le critiche espresse dall’Ing. Nicola Cipriani. Quindi, le più sintetiche divergenze tra gli organi di controllo, sarebbero dissolte una rielaborazione semantica “raddrizzatutto” e potremo dire: tutto va ben, Madama la Marchesa. È così che Ladurner non risponde più e Betti non parla dell’argomento, auspicando un rapido oblìo da parte della comunità e della stampa. Ma non certamente di questi schermi.

Questo il testo estratto della nota di Andrea Poggi, sottoposto alle valutazioni dei tecnici del Comitato antinceneritorista che lo hanno puntualmente criticato.

Innanzitutto rispondo alla vostra richiesta di chiarimenti riguardo alle valutazioni fatte sulla ricostruzione dell’episodio di arresto dell’inceneritore nel luglio 2017 a seguito di un incendio che aveva interessato la vegetazione nelle aree limitrofe: in sintesi confermo la nostra valutazione che la ricostruzione dei fatti fornita da Ladurner sia verosimile. Al tempo stesso non ravviso nessuna contraddizione con le affermazioni fatte dall’ingegner Cipriani in quella seduta e nelle precisazioni al riguardo contenute nella successiva nota della Asl (e tantomeno questa appare una nostra smentita). Infatti L’Ing. Cipriani nella seduta del Consiglio Comunale ha espresso le sue perplessità sulla ricostruzione fornita nella relazione Desmos. Perplessità che appaiono condivisibili: la relazione non è particolarmente completa e convincente, soprattutto perché non chiarisce le modalità con cui si sarebbe accumulato così tanto materiale combusto all’interno del locale Ups. Conseguentemente resta poco suffragata la tesi che tale materiale sarebbe stato la causa di un arco elettrico sui terminali in uscita del gruppo di continuità. Cipriani ha chiarito che si esprime sulla base della sola lettura della relazione, non avendo mai visto l’impianto. La mia affermazione, invece, non è un giudizio sulla relazione ma sulla ricostruzione delle cause del blocco dell’impianto fornita da Ladurner e, come ho avuto modo di chiarire nella seduta del Consiglio Comunale, si basa anche su gli accertamenti che Arpat ha svolto il giorno seguente alla comunicazione del blocco dell’impianto e sulla documentazione ulteriore acquisita a seguito di tale sopralluogo. In quella occasione abbiamo potuto constatare la effettiva presenza di fuliggine residua all’interno dei locali e i segni evidenti di arco elettrico sui terminali del gruppo di continuità. A questo si deve aggiungere che l’analisi dei dati registrati dal sistema di monitoraggio in continuo dell’impianto denota un andamento dei parametri del tutto coerente con l’intervento di un blackout sulla linea protetta dal gruppo di continuità e con le tempistiche di intervento dichiarate da Ladurner. Si ritiene pertanto che la ricostruzione data dei motivi dell’arresto dell’inceneritore sia verosimile, ovvero che questo dipenda dal fuori servizio del gruppo di continuità determinato dall’arco elettrico che si è stabilito sui terminali di questo apparato. Non vi è quindi contraddizione e smentita fra le due affermazioni perché si riferiscono a questioni diverse (Asl si esprime su quanto sia convincente la relazione Desmos, Arpat su quanto sia verosimile che i fatti siano andati così come narrati nella relazione) e si fondano su elementi di conoscenza diversi (la Usl sulla base di quanto documentato nella relazione, Arpat sulla base di quanto accertato con i propri controlli). Per maggiore completezza posso precisare che non sono state oggetto dei nostri accertamenti le modalità con le quali la fuliggine ed il materiale combusto sono entrati all’interno del locale apparati elettrici, e che questo resta anche per noi un fatto non sufficientemente chiarito dai documenti forniti da Ladurner, ma non per questo inverosimile, tenuto conto delle aperture presenti nel locale. Un dettaglio maggiore sui nostri accertamenti a riguardo, che ritengo potrà fugare ogni dubbio su quanto sia stato scrupoloso il nostro lavoro prima di pervenire alle conclusioni qui sopra riportate, lo trova nella nota di sintesi che su questi accertamenti abbiamo tramesso a Regione Toscana. Si tratta di uno degli allegati alla relazione per il comitato Emas, alla quale avete fatto accesso, e che trovate in allegato 4.

[Alessandro Romiti]

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One thought on “relazione desmos. ARPAT CONFERMA: DOCUMENTO PARZIALE

  1. Dal 2013 va avanti l’inchiesta epidemiologica, senza nessun risultato concreto.
    La procura della Repubblica indaga da tre anni, forse, la documentazione è carente.
    Altri esposti, sono stati presentati, con il blocco del 20 agosto 2017, l’incendio né è la causa.
    Stranamente, non si prendono in considerazione i numerosi sensori, di vario tipo, sparsi nell’impianto, per rilevare scostamenti non programmati.
    L’ing. Pacitti, usa più volte le parole “imprevedibile, non previsto” a cosa si riferisce in particolare.
    Per l’ing. Poggi, tutto è “verosimile”, quindi nessuna certezza.
    Abbiamo varie relazioni, raccolte da Poggi, per un serio confronto, sarebbe utile, anche avere, le valutazioni critiche dei tecnici (con nomi e competenze) del Comitato Antinceneritorista.
    Pier Vittorio Porciatti

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