RENATO KIZITO SESANA CRONISTA DEGLI ULTIMI

Il padre comboniano, che vive a Kibera, uno “slum” di Nairobi, ha raccontato le agghiccianti condizioni dei bambini kenioti a “Dialoghi sull’uomo”
Renato Kizito Sesana
Renato Kizito Sesana

PISTOIA. Ha la barba bianca, lunga, incolta, proprio come si conviene ad un padre comboniano. E anche il nome, Renato Kizito Sesana, sprigiona il rassegnato fascino di chi ha deciso di vivere con gli ultimi. Gli ultimi sono i kenioti più piccoli di Nairobi, quei due milioni di esseri inutili e non censiti, i bambini-spazzatura, che tanto servono a noi occidentali per suscitare la pietà agettone e farci sentire felici, ma solo il tempo del servizio al telegiornale, e ai confinanti somali per addestrarli alla guerra e a farli diventare, poco più che mocciosi, dei veri e propri sanguinari terroristi.

Queste cose, padre Renato Kizito Sesana, le ha raccontate poco dopo le 12 dal tendone di piazza Santo Spirito, a Pistoia, nella seconda giornata della sesta edizione di Dialoghi sull’uomo. Lo ha fatto con il suo solito flebile filo di voce, anche se i soggetti e la trama avrebbero autorizzato un’enfasi trascendente e un’accesa arringa contro l’opulenza.

“La povertà non ha voce, né lacrime – ha iniziato Renato Kizito Sesana, come se stesse raccontando al nipotino una favola per farlo addormentare –. I poveri con i quali vivo non esistono, non sono censiti, non hanno diritti. Sopravvivono nelle lamiere che hanno accatastato sulle montagne incolte di rifiuti, tossici, dove lo Stato ha dato loro asilo, ma facendolselo pagare come se fossero dei confortevoli appartamenti. Sono gli slum, le baraccapoli keniote e Kibera è quella più popolata. Dista sei chilometri dalla città, ma è come se fosse un’eternità, che nessuno dei bambini riesce a coprire, nellavita. Anzi, qualcuno, ad onor del vero, ce la fa. Sono i bambini che improvvisamente scompaiono e che solo quattro anni fa, per la coincidenza di uno di loro che è riuscito a fuggire e a tornare nella spazzatura, ho scoperto dove vadano a risorgere: sono i bambini assoldati dalle truppe del terrorismo islamico. Li portano in Somalia, dove in cambio di acqua potabile e pane, li addestrano alla guerra, trasformandoli in combattenti senza paura”.

Legge qualche appunto, padre Renato Kizito Sesana, per essere il più possibile preciso, ma il dolore della gente con la quale sopravvive gli ha ormai trapassato la cute e il cuore e anche lui, come i bambini senza nome, è rassegnato.

“Occorre invertire l’ordine del mercato – suggerisce il rimedio, il padre comboninano – e mettere questi milioni di invisibili nella condizione di poter esistere, consapevolmente. Non sanno nemmeno più ribellarsi: il dolore, la sconfitta e l’inesistenza li ha ormai sopraffatti e solo se la miseria oltrepassa illimite della sopravvivenza, scatta la molla, facilmente reprimibile, dell’insurrezione. A Nairobi l’Occidente ha investito, vero, ma solo per trarne beneficio: dei milioni che vivono ai margini della ricchezza, della salute, dei diritti e della felicità, nessuno se ne occupa, figuriamoci preoccuparsene”.

Renato Kizito Sesana_
Renato Kizito Sesana_

Il racconto, al limite del credibile, prosegue, senza la minima alterazione del timbro della voce. Sotto il tendone, che salva i presenti dalla pioggia, si respira un’atmosfera surreale, placata soltanto dalla totale assenza recitativa del protagonista, che inanella dati e numeri da brividi, ma senza prendersi pause teatrali, quelle che scatenano gli applausi a scena aperta, tanto per intenderci.

“Delle guerre fratricide, dei genocidi, degli stermini di massa – aggiunge il 72enne missionario lombardo, laureato in Scienze Politiche all’Università di Padova, direttore, per due anni, di Nigrizia e fondatore del periodico New people – qui in Occidente arrivano solo quelle più eclatanti, quasi sempre quelle che alimentano l’indignazione e autorizzano agli stati d’allerta. Ma la battaglia della sopravvivenza è quotidiana e non esistono regole alcuneper provare a cancellarla. A salvarli ci pensano le organizzazioni terroristiche, che da bambini-spazaturali li trasformano in impassibili e prolifiche macchine da guerra”.

La fine dell’incontro con padre Renato Kizito Sesana coincide con una provvidenziale tregua atmosferica. Il tendone, pieno, lentamente inizia a svuotarsi. Si ritrona a casa, nelle nostre case confortevoli, popolate dal calore delle famiglie che le abitano, con le televisioni accese, i frigoriferi pieni e gli armadi che trasudano indumenti. Giorni fa, a Pistoia, per caldeggiare il Movimento 5 Stelle alle Regionali in vista, l’europarlamentare Fabio Massimo Cataldo, al termine del suo intervento ha detto: se non ci fate sognare, non vi faremo dormire.

Non glielo avranno sicuramente suggerito i bambini dello slum Kibera, immaginiamo, ma quando si vestono da militari e vanno ad uccidere, però, non è da escludere che ci pensino.

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