RENZI E LA “BENEDIZIONE” DI FINE ANNO AI GIORNALISTI FREELANCE

Vivere con 4mila 920 euro l’anno per il “presidente illegittimo” non è schiavitù: tanto non li prende lui...
Perché in Italia l'equo compenso per gli sfruttati l'ho introdotto io!
«Perché in Italia l’equo compenso per i giornalisti sfruttati e morti di fame l’ho introdotto io!»

ROMA. 4.920 euro lordi l’anno. Questa la retribuzione media che un collaboratore giornalistico dovrebbe (dico dovrebbe perché la mano sul fuoco non ce la mette nessuno) ricevere secondo la nuova e azzeccata legge sull’equo (s)compenso, approvata dal suo Governo, dalla Fnsi, dalla Fieg e dall’Inpgi. “Non c’è alcuna schiavitù o barbarie in Italia” il commento di Renzi, il presidente illegittimo, lui che, forse, quei soldi se li becca in una settimana.

Commento poco felice quello che è uscito dalla bocca di Matteo proprio ieri (29 dicembre) durante la conferenza stampa di fine anno quando Enzo Iacopino, presidente dell’Ordine dei giornalisti, ha esposto il “problema giornalisti sottopagati”. E quando Iacopino ha chiesto a Renzi di non dare soldi pubblici ai gruppi editoriali che non pagano dignitosamente i collaboratori, il presidente illegittimo ha risposto che il problema può essere risolto solo abolendo l’Ordine.

Verrebbe da chiedere al presidente di sinistra come farebbe lui a campare se stesso e la sua famiglia con 4.920 euro l’anno. Verrebbe da chiedere a chi tanto si vanta di risollevare le sorti del Paese come farebbe con 4.920 euro lordi all’anno (ripeto, quattromilanovecentoventi euro) a fare la spesa, pagare le bollette, comprare i libri di scuola ai figli, pagare loro le tasse universitarie. Sì, perché con 410 euro al mese (dato che 4.920 diviso 12 mesi viene 410 euro al mese) uno a mala pena riesce forse a pagare le bollette di gas e luce.

E non li guadagni per pulire un cesso pubblico o per vendere un paio di mutande in un negozio, con tutto il rispetto per chi lo fa. Ma li guadagni per svolgere uno dei mestieri più belli e più difficili al mondo: scrivere per informare la gente. Gente che spesso ti disprezza, ti critica, ti demolisce. Gente che spesso si lamenta nel vedere scritto quello che lei stessa ti ha confessato.

E non è solo questo. Un giornalista pubblicista o un collaboratore che aspira a diventare tale, prende 5 euro lordi a pezzo, quando va bene. Ma quel pezzo, che magari può essere buttato giù in mezz’ora, racchiude spesso il lavoro di una giornata o anche più. Perché c’è la ricerca del servizio, l’eventuale intervista a persone (spesso che non vogliono parlare), la difficoltà di apprendere ciò che si deve scrivere e l’ansia per il terrore di non saperlo raccontare. Oltre alla ricerca accurata della verità o meno di quello che si va a scrivere. Oltre (e spesso) a doversi spostare con il proprio mezzo per andare in loco (sempre che uno il mezzo ce l’abbia). Sole, pioggia, neve, vento, nebbia.

A qualunque ora del giorno o della notte. In qualunque giorno dell’anno, anche quelli segnati di rosso sul calendario. Perché l’informazione non va in vacanza e un giornalista questo lo sa bene. Perché nel momento in cui scegli di fare questo mestiere, alla fine il tuo mestiere diventa una passione. La passione, la tua vita. E poi c’è anche quello che ti chiama, ti cerca, vuole raccontarti qualcosa, interessante o meno, e poi ti dice: “No ma io il nome non ce lo voglio nell’articolo”.

Con la sudata speranza poi che il pezzo venga pubblicato. Altrimenti non ti becchi nemmeno quei 5 euro lordi.

Verrebbe da chiedere al presidente illegittimo perché, oltre alla tanto auspicata abolizione dell’Ordine (che potrebbe anche essere cosa buona e giusta dato gli Ordini sono stati creati quasi un secolo fa), non si faccia una legge che riconosca il collaboratore giornalistico o freelance (come spesso viene chiamato) un lavoratore a tutti gli effetti. Con gli stessi diritti, doveri, stipendi, tutele, pensioni di qualsiasi altro sudato lavoro.

Verrebbe da chiedere al presidente illegittimo se avrebbe risposto allo stesso identico modo qualora quel tanto delegittimato mestiere di giornalista fosse un suo figlio a farlo. Facile fare il finocchio col culo degli altri, diceva il savonese.

[Alessandra Tuci]

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One thought on “RENZI E LA “BENEDIZIONE” DI FINE ANNO AI GIORNALISTI FREELANCE

  1. Bravissima, Alessandra! Ma ora, via in vacanza in auto in Val d’Aosta… sperando che una caserma ci ospiti, ovviamente: dove li abbiamo i soldi per pagare l’albergo? 😉

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