RENZIANI E VECCHIA GUARDIA, STESSA FACCIA DELLA STESSA MEDAGLIA

Siamo lì....
Siamo lì….

PISTOIA. Dunque, il mister Bean di Rignano sull’Arno ha stravinto le europee, ottenendo la legittimazione popolare che ancora gli mancava e soprattutto dimostrando ancora una volta il trasformismo proverbiale e da sempre tipico degli italiani.

Tutte cose note che non stupiscono e non serve certo che ce le spieghi un illustre luminare di storia come Giorgio Petracchi: fino al 43 quasi tutti erano fascisti e immediatamente dopo diventarono quasi tutti partigiani, coerentemente con il “Franza o Spagna purché se magna” di guicciardiniana memoria.

Ugualmente fintantoché Berlusconi era identificato come il garante delle varie depenalizzazioni del falso in bilancio, dei condoni edilizi, dell’assistenzialismo ai capitalisti di stato che non vogliono la concorrenza (Consorzio Venezia Muova, Alitalia oppure il Consiag qui dalle nostre parti) riusciva ad avere, nonostante le imbarazzante vicende personali che altrove non sarebbero state tollerate, i voti della maggioranza degli elettori.

Ora invece che il Pd controlla quasi tutto, dalla sanità alle grandi opere inutili, e comunque tutti i centri di potere, parastatali o meno, che muovono soldi, assegnano consulenze, appalti, incarichi, reti di carriere (vedi Mose, Expo etc.) e prebende, giustamente sono saliti quasi tutti sul carro del nostro mister Bean nazionale (su cui princìpi etici si può ovviamente e serenamente transigere: vedasi la casa di Firenze pagata dall’appaltatore del Comune, Carrai).

Confermando quindi che in Italia si sta ancora troppo bene per accettare un autentico cambiamento: pensate a tutte le rendite dei più o meno miracolati dalla spesa pubblica che hanno permesso, tanto per fare un esempio, un numero di seconde case che in Europa non ha nessuno.

La ricchezza privata, distribuita malissimo ma comunque impressionante – quasi 9000 miliardi di euro – testimonia appunto che la priorità degli elettori rimane quella di conservare le rendite che ci sono. Dai pensionati col metodo retributivo (che mantengono figli e nipoti disoccupati) fino ai 10 milioni di italiani col posto fisso che non conoscono crisi perché lo Stato paga comunque stipendio e il Tfr, diversamente da chi vive del proprio lavoro e deve lottare con banche che non erogano il credito e con una burocrazia dissanguante: dipendenti pubblici e para (tanti con la quattordicesima, senza contare i paperoni che portano a casa anche l’indennità di posizione e di risultato, a cui le prossime ventilate riforme della Pa non tolgono assolutamente niente in termini di rendita), della scuola, dell’università, della sanità, delle partecipate che prendono gli appalti, delle cooperative che prendono i subappalti, dei consorzi di bonifica etc.

Potrei continuare per ore, riferendomi ai veri problemi che aspettano soluzioni dalla politica, come la questione della riconversione e innovazione nelle aziende strategiche (Ilva, siderurgia, petrolchimico etc.) il dramma degli agricoltori veneti che si suicidano nel silenzio dei media o comunque la generale questione della produzione e del lavoro che per chi va avanti senza aiuti è sempre più drammatica.

Sarebbe inutile: io stesso, che pure sono animalista convinto non lo farei, ma i tifosi del Pd voterebbero anche un dromedario se glielo proponessero, e sicuramente replicherebbero piccati a chi facesse delle obiezioni.

Tu non sai quanto sia bello - cambiar verso col cammello: e neppur quanto sia vario - farlo con il dromedario...
Tu non sai quanto sia bello – cambiar verso col cammello: e neppur quanto sia vario – farlo con il dromedario…

Provo però, con il solo riferimento alla dimensione locale, a spiegare come tutto quanto viene contrabbandato come riformismo dagli ambienti piddini non sia in realtà che pura conservazione e come in effetti la contrapposizione tra i cosiddetti renziani (di qualunque ora) e la cosiddetta sinistra sia solo strumentale.

Prendiamo l’osservatorio sul vivaismo, che dovrebbe monitorare l’uso dei fitofarmaci: ci sono dati allarmanti dell’Arpat e nessuno del Pd ha detto pio; la stessa cosa vale per la Porrettana, è da due anni che nessuno si muove per trovare soluzioni alle esigenze del trasporto nonostante ci siano state proposte dalle associazioni. Oppure pensiamo a quella clamorosa querelle dell’Aias/Apr, nessuna presa di posizione politica o chiarimento e poi ci raccontiamo che l’omertà si trova solo nel Meridione.

Veniamo all’acqua, che per la Corte Costituzionale può essere ripubblicizzata ma il Pd gioca a nascondino prendendo in giro i 27 milioni che votarono al referendum. Per non citare il mutismo sul Lager al campo di volo, per il quale non ho sentito un piddino che fosse uno proporre un ragionamento coraggioso all’insegna dell’integrazione vera (con diritti e doveri) e della ragionevolezza economica. Infine nessuno, cosa preoccupante e sintomatica, si è mai sbilanciato sulle politiche (culturali, immobiliari etc.) della Fondazione, centro sotterraneo di potere locale.

Insomma vi ho dimostrato, fornendo prove provate, che renziani e vecchia guardia sono la stessa faccia della stessa medaglia, ugualmente incapaci di stare al merito delle sfide vere e della complessità moderna, incapaci di offrire una proposta seria di governo del cambiamento sui temi che bagnano, unicamente schiacciati sui comunicati spot da populismo di periferia o sugli atti di bullismo verso il giovane segretario dimissionario di Agliana.

Ogni tanto qualche iniziativa civetta, magari per presentare i prossimi giovani candidati al Consiglio Regionale, ma sostanzialmente vivacchiano, entrambe le fazioni, una nella gestione del potere con la logica del tirare a campare, l’altra nell’attesa di sostituirsi, con la cultura del potere per il potere; intanto l’economia locale è un disastro, colpa anche dell’immobilismo di un ceto imprenditoriale e bancario fuori dal mondo e dalla grazia di Dio, e a breve non potremo che scrivere il libro infinito delle occasioni perdute.

[*] – Cittadino del mondo, ospite

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