richiedenti asilo 3. ASSISTITI O ASSISTENTI? QUALCOSA NON TORNA…

Il Vescovo Fausto incontra una delegazione di richiedenti asilo eritrei
Il Vescovo Fausto Tardelli incontra una delegazione di richiedenti asilo eritrei

PISTOIA. Il Vescovo Tardelli ha subito riconosciuto, dal modo di salutare con la riverenza di alcuni gesti tipici, che i tre giovani eritrei erano cristiani copti e li ha accolti con il calore di un padre di famiglia.

I tre non hanno dovuto faticare, seppur disponendo di un interprete, per rappresentare la grottesca vicenda sulla quale abbiamo acceso una luce con due articoli recenti e altri più remoti: una mini inchiesta ancora in itinere.

Sua eccellenza ha mostrato una precisa conoscenza del problema e certamente della rete delle cooperative che assolvono la funzione logistica della prima accoglienza sul territorio in regime di associazione temporanea di imprese, sotto la capofila Coeso.

Ha dunque spiegato ai giovani che la vicenda è naturalmente aggravata dal peso delle formalità burocratiche che contraddistinguono il nostro Paese in senso negativo.

Tardelli ha concluso auspicando che le cooperative (organismi di diritto privato dei quali parleremo in futuro) siano scrupolose a cercare con sollecitudine una soluzione celere per l’ossessiva richiesta dei profughi traducibile nel neologismo re-location: ha anche espresso il suo rammarico per la condizione di precarietà in cui versano tanti giovani in fuga da regimi oppressivi, la cui ferocia èoramai nota a tutti gli occidentali grazie ai media.

Filimon (23 anni), di Asmara, ha brevemente narrato le tribolazioni sofferte nell’esposizione ai predoni del deserto sahariano, le pesanti minacce subite nella Libia occupata dall’Isis con la persecuzione sistemica dei cristiani e ma anche di profughi “non islamici” e infine, la pena di una disperata traversata durata sette lunghi giorni senza nemmeno un po’ di pane (le provviste si sono esaurite al secondo giorno di navigazione), con solo qualche litro di acqua a testa. Ha infine ricordato la moltitudine dei dispersi, sepolti nelle profondità marine.

I giovani eritrei hanno ringraziato per l’audizione e hanno pregato il Vescovo di intervenire presso le autorità per sollecitare una maggiore attenzione, non al loro caso, ma a quello generale dell’intera comunità dei profughi ospitati in Toscana: un “buco nero” nel quale sembrano finire parcheggiati in centinaia.

Il Vescovo Tardelli li ha abbracciati uno a uno, rivolgendo loro parole di speranza e di fede e sopratutto facendo loro dono di un prezioso rosario realizzato con il legno proveniente dalla Terra Santa che, possiamo credere, sarà sempre al polso dei tre giovani migranti, usciti, finalmente, con un sorriso dal palazzo vescovile: meno affranti e un po’più sereni e speranzosi.

[Alessandro Romiti]

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