RICORDANDO GIOVANNI BATTISTA BASSI

Giovanni Battista Bassi
Giovanni Battista Bassi

PISTOIA. È passato un anno dalla scomparsa di Giovanni Battista Bassi; questo tempo trascorso è stato segnato da due eventi importanti: l’esposizione di disegni e plastici nella ex chiesa di San Giovanni nell’ottobre, organizzata dal Cral Breda e Club Europa e nell’aprile la grande mostra all’interno delle sale affrescate del palazzo comunale di Pistoia, nel programma della manifestazione “Leggera la città”.

Due occasioni per far conoscere ai pistoiesi, e non solo, il grande spessore culturale e professionale di Bassi.

In occasione di questa ricorrenza mi sono chiesto quale poteva essere un modo appropriato per ricordarlo: desideravo sentirlo ancor più presente attraverso la visione delle sue opere.

Così, parto da via Puccini vicino al mio studio: la banca della Cassa di Risparmio di Porta Lucchese, che dialoga a distanza con il palazzo Vescovile; una lezione su come si può reinterpretare la storia in una chiave di contemporaneità. Mi trasferisco sul viale Matteotti, passando accanto alla “Memoria Storica dedicata al sacrificio di Aldo Moro”, oltre ogni riproposizione tradizionale del concetto di monumento.

Entrando poi da via dei Pappagalli, subito di lato, un piccolo lotto con la Casa Balli la più bella architettura del Novecento a Pistoia. Nonostante gli anni trascorsi si rilegge con freschezza la lezione di Wright e di Scarpa. Questa opera ci ricorda che non è la dimensione dell’intervento a determinare il valore di un’architettura.

La Nave. 1
La Nave. 1

Da via Ippolito Desideri, giungo in largo San Biagio nel quale emergono le bianche superfici plastiche del condominio denominato “La Nave”; immaginiamoci l’anonimato di questo slargo senza questa opera di Bassi. Qualifica lo spazio e raccoglie tutto intorno a sé anche le costruzioni più banali; oggi, forse, sarebbe sorto un comitato contro questo “fuori scala” ma fortuna che a quei tempi non c’erano i professionisti del non fare.

Non molto distante, all’interno di un tessuto residenziale fatto di villette dove ognuno si è potuto sbizzarrire, giungo in via Mantegna davanti all’austero impianto di casa Morosi, nel quale Bassi evita ogni riferimento con il gusto del momento e ritrova il concetto originario del casolare, raccolto attorno alla scale centrali, proponendo un linguaggio compositivo del tutto innovativo.

Lascio la zona ovest e mi dirigo subito oltre viale Adua giungendo alla chiesa di Vicofaro; la forza espressiva dei suoi fronti continui confluisce nell’eleganza e leggerezza delle soluzioni interne. La centralità dell’aula valorizza il ruolo dell’assemblea e la sua aspirazione a divenire comunità di fede.

La Nave. 2
La Nave. 2

Prendo la superstrada e giungo a San Felice nella chiesa-tenda incastonata ai piedi della collina; insieme ad un linguaggio architettonico aggiornato ritroviamo la memoria di spazi antichi come l’audacia delle strutture lignee, abside pensile, l’accenno al matroneo con la presenza delle scale che richiamano il fascino dei complessi conventuali. Ancora la lezione della Storia che ritorna.

Le tue opere Giovanni, oltre a dare significato allo spazio costruito della tua amata città, sono intimamente legate al tuo pensiero, sempre vitale, che supera anche il distacco più doloroso. In una delle ultime nostre chiacchierate mi dicesti, puntando l’indice nella tua direzione, che senza cuore non può esserci buona architettura.

E nelle tue opere il tuo cuore continua ancora a battere.

[*] – Architetto, ospite

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