rifiuti. “ALIA” PER MEZZA TOSCANA: A CHI GIOVA?

Ivano Bechini
Ivano Bechini

LAMPORECCHIO. Sulla costituzione di Alia, la superazienda che si occuperà del ciclo dei rifiuti urbani nelle province di Pistoia, Prato e Firenze riceviamo una lunga riflessione di Ivano Bechini.

“Questa riflessione – ha scritto nei giorni scorsi – l’ho mandata anche ad alcuni consiglieri comunali del mio comune (Lamporecchio – n.d.r.) che hanno votato il consenso. Penso però possa essere utile nell’incredibile silenzio (se si esclude Linee Future) che c’è intorno a questa vicenda”.

Il problema è che siamo in mano a un partito unico e senza speranza: il P[artito] D[elDecidoIoebasta]. E quando i toscani se ne accorgeranno saranno già tutti morti stecchiti.

È in stato di avanzamento una novità che impatterà nella vita di tutti noi: la creazione dell’azienda unica di gestione dei rifiuti per la Toscana Centrale. Un colosso in cui confluiranno le attuali 4 aziende: Quadrifoglio di Firenze, Publiambiente, che serve l’Empolese ed il Pistoiese, Asm di Prato e Cis di Montale. Perché impatterà sulla vita di tutti noi?

Il logo di Alia
Il logo di Alia

Perché paghiamo noi cittadini, con le nostre bollette, perché pagano i comuni che sono proprietari di queste società e vengono espropriati (ma sono consenzienti) di un pezzo del patrimonio comunale che va da un’altra parte. Perché le tariffe si allontaneranno sempre di più da chi le deve pagare: i cittadini.

Il metodo adottato è veramente figlio di questi tempi bui. Per esempio, mi piacerebbe sapere se il comune dove abito ha verificato che il patrimonio investito mantenga il suo valore nel nuovo assetto. Sia in termini puramente economici che in termini di ricadute operative sul territorio che di Bilancio. E già qui i dubbi ci sono.

Publiambiente è la seconda azienda del nuovo raggruppamento per dimensioni, addetti, impianti, territorio e popolazione servita. Ma nel nuovo soggetto pesa solo per l’11%, meno di Prato che entra con oltre il 16%. Senza contare che Quadrifoglio avrà un peso schiacciante, con ben il 71% delle quote.

Publiambiente o Publinefficiente?
Publiambiente o Publinefficiente?

Mi risulta che i calcoli sono stati fatti scegliendo un metodo che stima solo il patrimonio netto e ignora altri fattori, per esempio, la redditività dell’azienda; per di più non sono state fatte perizie tecniche sul valore dei beni della varie aziende, ma ci siamo basati sui dati a bilancio senza alcuna verifica almeno di uniformità.

Fatto sta che la “nostra” municipalizzata si trova sottodimensionata nel patrimonio dell’azienda futura e da molte parti si avanzano forti dubbi sul metodo seguito. In realtà quello che sembra emergere è che il bilanciamento lo si è cercato altrove, forse nello scambio politico per le cariche aziendali.

Il primo presidente del nuovo soggetto sarà espresso da Publiambiente e, senza essere indovini, sarà probabilmente il dominus di tutto il gruppo “Publi”, Paolo Regini. I nsomma ci si affida di nuovo a rapporti politici e di potere per contare, invece che creare una architettura corretta dell’azienda e dei sistemi di indirizzo e controllo che la dovrebbero guidare, trasparente ed affidabile per tutti.

Perché, ed è questo il secondo punto, l’azienda nasce come una azienda di diritto privato puro, che dichiara apertamente l’intento di crescere ancora, essere competitiva sul mercato nazionale, aggredire fette di mercato che esulano dal perimetro pubblico e territori lontani da quelli di origine. Un modello alla “Hera” (emiliana), insomma una mega-utility, con mentalità squisitamente di mercato.

Il primo atto significativo fatto da Quadrifoglio in vista della fusione è l’emissione di un bond e di obbligazioni per raccogliere fondi sul mercato regolamentato. Un passo, insomma, verso la finanziarizzazione e forse la quotazione in borsa. Un passo che intanto porta l’azienda al di fuori di ogni normativa di riferimento per società partecipate pubbliche. La rende in tutto e per tutto una azienda privata. Un passo fatto in totale autonomia.

ASM-PratoA dimostrazione di chi sia a prendere le decisioni e di chi invece si limiterà a ratificarle. Con un disegno così, che mette in campo un soggetto che lavorerà secondo logiche puramente aziendaliste, il momento di indirizzo e controllo da parte dei comuni che rappresentano i cittadini, diventa il punto centrale.

Come si intende esercitarlo? Perché la gestione dei rifiuti è uno dei temi principali del governo delle città, attiene a beni pubblici primari, come la tutela della salute e dell’ambiente.

Pensare che possa essere esaurito in una logica di efficienza aziendalistica è pura follia. Ma non c’è niente da questo punto di vista che rassicuri in questa fase di voti nei consigli comunali. Un’azienda cosi grossa, dove la proprietà (i Comuni) pesa pochissimo, sganciata da ogni forma di controllo strutturato, chi sarà in grado di indirizzarla, evitando che l’ottica industriale si mangi quella di strumento per l’erogazione di un servizio essenziale?

Per intendersi, se il business dei rifiuti speciali tirasse particolarmente, chi deciderà di spegnere l’inceneritore che produce profitto? O, viceversa, chi glielo lo fa fare di abbassare le tariffe a chi fa raccolta differenziata come Lamporecchio, Vinci, Cerreto Guidi o almeno renderle uguali a Firenze (dove si paga meno che da noi e la raccolta differenziata è una barzelletta) se nessuno fa notare che dalle raccolte differenziate si creano nuovi materiali da rivendere come materia seconda?

Domande, io penso, legittime, soprattutto mentre portiamo in questa nuova realtà il pezzo più pregiato dal punto di vista della gestione. La nostra zona, insieme all’Empolese, ha una produzione di rifiuti che supera di poco i 400 Kg pro-capite, i livelli di raccolta differenziati tra i più alti d’Italia.

Andiamo a fonderci con realtà che hanno produzione di rifiuti mostruose (Prato arriva ai 700 kg procapite), livelli di differenziata che non arrivano in molti casi al 30% (contro il 95% certificato di Lamporecchio).

Il logo di Cis srl
Il logo di Cis srl

Come faremo a garantire che si adottino le politiche che riteniamo corrette? Cosa dice il Business Plan di Alia su riduzione di rifiuti e riuso, che sono le azioni gerarchicamente più importanti, da adottare per prime?

Di certo, incrementa l’uso dell’inceneritore, portando dal 13 al 20% la quota di rifiuti inviati al recupero energetico (cioè all’incenerimento).

E le ambizioni sulla quota di differenziata, considerando che si parla di un orizzonte temporale di 20 anni sono davvero modeste. Ma allora a cosa è servito tutto il lavoro della scorsa legislatura nei nostri comuni? Ma loro – quelli che gestiscono questa fusione – con quali soldi pensano di lavorare? Con i loro o con i nostri?

Perché se è una società dove ci sono i soldi degli enti pubblici, io penso che nel processo di fusione, il punto centrale doveva essere l’ottica del servizio, la sua qualità, la sua capacità di rispondere al meglio a quelle esigenze di tutela di beni fondamentali.

L’azienda è lo strumento, che deve esser il più efficiente possibile per ridurre al minimo gli oneri a carico dei cittadini. Non deve avere una mission autonoma di tipo puramente industriale. Altrimenti, si rischia che a guidare le scelte non sia l’interesse generale, ma le logiche del business.

Il modello dell’affidamento diretto “in house”, non a caso disegnato con molte limitazioni all’espansione aziendale, avrebbe garantito molto di più.

Nei comuni della Toscana nord est (l’area più popolata e più inquinata, insieme a Lucca e Massa) si è scelto un altro modello, in maniera culturalmente subalterna, seguendo esperienze come quella emiliana che, peraltro, non hanno dato certo risultati brillanti né sulle tariffe né in termini di ambiente pulito e neppure in termini di qualità complessiva del servizio. Figuriamoci della democrazia (ormai una sconosciuta in questo Paese). Ma due referendum che hanno sconfessato le politiche nazionali e regionali (acqua e Costituzione) non sono bastati? Ce ne vuole un terzo?

Ivano Bechini

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One thought on “rifiuti. “ALIA” PER MEZZA TOSCANA: A CHI GIOVA?

  1. E c’è da agiungere che ci sarà sicuramente una riduzione di personale e quello che rimane dovrà essere disponibile a spostarsi nell’intera nuova area. Poi si lamentano perché cresce la disaffezione alla politica, specie al centrosinistra. Si prendono decisioni così importanti senza minimamente coinvolgere i cittadini. Parliamno di un sevizio che prima veniva giustamente esercitato totalmente dal comune del luogo.

    Paolo Frosini (da fb)

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