RIFLETTERE SU VALDISUSA E TAV

Un esposto al Tribunale dei Popoli. E decine di firme di personaggi illustri e scienziati scesi anche a Pistoia ai Dialoghi/Monologhi sull’Uomo
Esposto al Tribunale dei Popoli
Esposto al Tribunale dei Popoli

PISTOIA. [l.r.] Riceviamo e pubblichiamo, invitando i lettori a soffermarsi su due aspetti. Il primo è relativo ai primi firmatari dell’esposto del Controsservatorio Val Susa al Tribunale permanente dei Popoli: si tratta di influenti personalità del mondo della scienza e della cultura di diversi paesi (vedi), alcune delle quali sono state recentemente invitate dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia a condurre le lezioni magistrali dei Dialoghi/Monologhi sull’Uomo, una manifestazione culturale che ha registrato un altissimo interesse nel pubblico e richiamato a Pistoia, nel mese di maggio, un notevole numero di appassionati di tematiche antropologiche, anche da fuori città.

Riteniamo che la voce di autorevoli e indiscussi studiosi, ascoltati di persona da tanti pistoiesi, possa aiutare ad avere un approccio più laico e maggiormente consapevole di fronte alle tante realtà che in questo Paese finiscono per essere mistificate, proprio come la questione valsusina.

Il secondo aspetto, infatti, è costituito proprio dal fatto che il Controsservatorio ha pubblicato (qui) una serie di lunghissimi e dettagliati documenti tecnico-economici che dimostrano l’inutilità, su base economico-finanziaria e in relazione al trasporto europeo di persone e merci, del progetto della linea Torino-Lione.

Ricordiamo che al momento non esiste né un progetto esecutivo né un progetto preliminare completo né tanto meno un finanziamento (la Corte dei Conti francese ha detto che si tratta di uno spreco e per la Francia non è un’opera prioritaria) di questa tanto decantata infrastruttura, ma siamo soltanto alla realizzazioni delle cosiddette discenderie o tunnel geognostici, che sono in sostanza dei carotaggi per studiare la roccia e che niente hanno a che fare con tunnel ferroviari o simili.

Quello che viene mostrato ogni tanto in televisione, contrabbandato come tunnel del Tav, è per l’appunto la discenderia/tunnel geognostico di Chiomonte, una perforazione, come detto, funzionale allo studio geologico delle rocce.

Domanda birichina: come mai nessun politico o presunto esperto ha mai provato a controbattere con carte alla mano ai seri studi prodotti, tanto per fare un esempio, dal Politecnico di Torino e da tanti professori esperti (Sergio Ulgiati, Angelo Tartaglia etc.) per davvero del settore? Non sarà mica perché si rischia di far saltare l’ennesimo tangentificio a cui i politici italiani, con i loro elettori che ricevono in cambio appalti, consulenze, incarichi etc., sono tanto attaccati, incapaci come sono di aprirsi alla complessità dell’economia non protetta e non assistita dai soldi dello Stato?

Ecco il documento di cui parlavamo:

Nello scorso mese di aprile il Controsservatorio Val Susa e un folto gruppo di amministratori locali hanno investito il Tribunale permanente dei popoli della situazione in Val Susa con richiesta di verificare se nelle questioni relative al Tav Torino-Lione siano stati rispettati i diritti fondamentali degli abitanti della valle e della comunità locale ovvero se vi siano state gravi e sistematiche violazioni di tali diritti.

Di seguito si riportano, in breve, i termini del problema.

Demonstrators of the "No Tav" (No to Hig
Dimostrazione No Tav

La Val Susa collega l’Italia con la Francia mediante ben quattro valichi alpini ed è situata nella parte occidentale del Piemonte, a Ovest di Torino. Essa comprende 39 Comuni e conta complessivamente, in tutta la sua estensione, circa 97.000 abitanti. La valle è attualmente attraversata dalla ferrovia internazionale del Frejus (c.d. linea storica Torino-Bardonecchia-Modane-Lione), dalla parallela autostrada A32 (i cui lavori si sono conclusi nel 1994) e da due strade nazionali, oltre che da strade minori.

Da venticinque anni, quando ancora non era ultimata l’autostrada che attualmente l’attraversa, essa è minacciata dal progetto di costruzione di una nuova linea ferroviaria per treni ad alta velocità/capacità, destinati al trasporto promiscuo di passeggeri e merci, della lunghezza di 270 chilometri, parte in territorio italiano e parte in territorio francese, comprensiva di un traforo di 57 km che dovrebbe bucare le Alpi alla quota di circa 600 metri. Ad oggi la costruzione del tunnel non è ancora iniziata ma in Francia sono stati realizzati, tra il 2002 e il 2010, tre cunicoli esplorativi (future discenderie) mentre in Italia, alla Maddalena di Chiomonte, è iniziato nel 2012 lo scavo di un tunnel geognostico che dovrebbe essere ultimato nel giro di cinque anni.

Sin dalla presentazione del primo progetto di nuova linea ferroviaria si è sviluppata in Val Susa una forte opposizione con il coinvolgimento massiccio della popolazione, di amministratori locali, di docenti universitari, di esperti di varie discipline che hanno evidenziato da subito molteplici aspetti critici. Le ragioni dell’opposizione riguardavano e riguardano:

a) l’impatto ambientale e i gravissimi rischi per la salute degli abitanti derivanti dallo scavo del tunnel in una montagna ricca di amianto e di uranio e dai relativi lavori preparatori, con diffusione nell’atmosfera delle polveri sollevate;

b) la conclamata inutilità dell’opera, voluta da grandi gruppi imprenditoriali e bancari, sia per la sufficienza della ferrovia già esistente (utilizzata oggi per meno di un quinto delle sue potenzialità) sia per la caduta verticale del traffico merci e passeggeri sulla direttrice est-ovest (in diminuzione anche su strada);

c) lo sperpero di denaro pubblico, ammontando i costi dell’opera, in base ai preventivi, a 26 miliardi di euro (in un contesto in cui, nelle grandi opere pubbliche, i costi finali, nel nostro Paese, superano mediamente di oltre cinque volte quello preventivato);

d) il mancato coinvolgimento del territorio, lo scavalcamento delle istituzioni locali e l’assenza di qualsivoglia meccanismo di consultazione o di partecipazione dal basso alle decisioni sia dalla fase iniziale (in cui è decisivo l’intervento delle popolazioni locali, anche alla luce della Convenzione di Aarhus del 1998).

8 dicembre Val di Susa
8 dicembre in Val di Susa

Nel corso degli anni il movimento di opposizione è cresciuto e ha organizzato manifestazioni con una partecipazione plebiscitaria della popolazione (fino a presenze di 70.000 persone), diventando un punto di riferimento nazionale e internazionale. A fronte di ciò i poteri economici interessati e, con essi, la grande stampa e la maggioranza della politica nazionale e regionale hanno fatto muro respingendo ogni proposta di reale dialogo e cercando di trasformare l’opposizione di una popolazione in problema di ordine pubblico da gestire con forze di polizia e militari (fino all’utilizzo di reparti dell’esercito già impiegati in Afghanistan).

Il tema di cui l’esposto investe il Tribunale dei popoli travalica il caso concreto e pone questioni di evidente rilevanza generale: dalle crescenti devastazioni ambientali lesive dei diritti fondamentali dei cittadini attuali e delle generazioni future fino alla drastica estromissione dalle relative scelte delle popolazioni più direttamente interessate. Di tali questioni, comprensive del trasferimento a poteri economici e finanziari nazionali e internazionali di decisioni di primaria importanza per la vita di intere popolazioni e/o di quote significative di cittadini, il caso Val Susa è espressione e simbolo.

Molte e crescenti, peraltro, ne sono le manifestazioni nel mondo e nel nostro Paese, a dimostrazione della loro centralità e attualità. Si tratta di situazioni in cui la violazione dei diritti fondamentali di persone e popolazioni avviene in modo meno brutale di quanto accaduto in altre vicende prese in esame dal Tribunale, ma che rappresentano – su scala locale e regionale – la nuova frontiera dei diritti a fronte di attacchi che mettono in pericolo lo stesso equilibrio (ecologico e democratico) del pianeta.
[maggio 2014]

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3 thoughts on “RIFLETTERE SU VALDISUSA E TAV

  1. Mi corre l’ obbligo di segnalare questo intervento di Curzio Maltese, chiaro e di buon senso http://giacomosalerno.com/2014/06/27/le-grandi-opere-con-furto-quando-servirebbe-un-gigantesco-rammendo-curzio-maltese/ che sostanzialmente si allinea sulle argomentazioni espresse in altri contesti da alcune personalità applaudite in piazza del Duomo ai Dialoghi sull’ Uomo, nell’ ultima edizione come in quelle passate. A dimostrazione che è l’ ora di iniziare a parlare con franchezza e senza tabù di certe questioni …

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