RIORDINO DELLE CARRIERE, IL SAP SCRIVE AI PARLAMENTARI LOCALI

«Chiediamo ai politici di rappresentare il dissenso e portare alcune proposte correttive per valorizzare il merito e la professionalità acquisiti dalle forze di Polizia»
Andrea Carobbi Corso

PISTOIA. Anche a Pistoia il Sindacato Autonomo di Polizia SAP ha inviato ai rappresentanti politici locali, eletti in Parlamento, una lettera sul riordino delle carriere del comparto sicurezza, contenuto nel provvedimento in discussione nelle commissioni parlamentari I e IV.

“Più che un riordino delle carriere può essere considerato un vero e proprio disordino, una mera riparametrazione di stipendi che non riguarda la progressione del personale, ma che mira solamente a tamponare il bonus degli 80 euro erogato senza tassazione.

Su 950 milioni disponibili circa 700 vengono utilizzati per strutturare i famosi 80 euro, mentre solo 90 milioni sono destinati all’accorciamento dei tempi di permanenza nelle varie qualifiche e 60 per la dirigenzializzazione dei funzionari.

La richiesta che abbiamo ai parlamentari è di farsi carico di rappresentare il dissenso e portare alcune proposte correttive per valorizzare il merito e la professionalità acquisiti dalle forze di Polizia.

Di seguito si riporta il contenuto:

“Con la presente voglio porre alla Sua attenzione la problematica riguardante il riordino delle carriere nel Comparto Sicurezza, contenuto nel provvedimento attualmente in discussione presso le commissioni parlamentari I e IV.
Certamente conosce e comprende l’importanza che riveste per i cittadini tutto ciò che riguarda l’efficienza delle forze dell’ordine in ragione della diffusa preoccupazione sul tema della sicurezza.
Orbene, la situazione creata dai contenuti del citato decreto frustra il personale delle forze di polizia, mortificandone le aspirazioni di miglioramento: una scelta poco comprensibile anche sul piano strategico visto l’inevitabile riflesso negativo sul consenso generale che può produrre la protesta dei poliziotti!
Come saprà il Dipartimento di Pubblica Sicurezza ha dato via libera ad un testo che il Consiglio dei Ministri ha avviato all’esame delle commissioni parlamentari. Detto intervento normativo, che era atteso dal 2000, avrebbe dovuto portare innovazione all’interno dei corpi di polizia. Ma così non è! Più che riordino delle carriere, può essere considerato un vero e proprio “disordino”: trattasi di una mera riparametrazione stipendiale riguarda ben poco la progressione del personale, ma che mira esclusivamente a tamponare l’errore del bonus di 80 euro, erogato senza alcuna tassazione e la cui copertura è adesso ardua.
I fondi per cominciare a porre mano all’ordinamento ci sarebbero, ma il cappio del bonus di “lavoro nero legalizzato” ne blocca la realizzazione. Su 950 milioni circa disponibili, non totalmente sufficienti, ma comunque utili a congegnare un buon provvedimento, circa 700 vengono appostati per la innalzare i parametri retributivi e cioè, come anzidetto, per strutturare i famosi 80 euro, mentre solo 90 milioni vanno all’accorciamento dei tempi di permanenza in alcune qualifiche e 60 milioni per la dirigenzializzazione dei funzionari. Una sproporzione che comprova come lo scopo dell’iniziativa legislativa sia stato piegato allo scopo descritto.
La situazione è grave. Il personale della Polizia di Stato è deluso e arrabbiato dinanzi ad un Dipartimento, quello della P.S., ed un Governo che paiono ostacolare una giusta progressione di carriera dei poliziotti, ad esempio ponendo assurdi limiti d’età per l’accesso a determinate qualifiche che riducono praticamente a zero le possibilità di progressione per tantissimi operatori meritevoli e professionalmente preparati.
Non si è voluto creare un unico ruolo tra quello degli Agenti-Assistenti (esecutivo) e Sovrintendenti (esecutivo specializzato) che avrebbe dato la possibilità di progredire a 40000 operatori che sono la base della Polizia di Stato, colmando quel vuoto infinito di ufficiali di polizia giudiziaria che da tempo penalizza l’azione di prevenzione e repressione di reati. Ci sono solamente 4000 posti che la norma sul “disordino” delle carriere pone a disposizione degli Assistenti Capo più anziani fino al 2021 e che permetteranno un aumento minimo dei posti disponibili rispetto a quanto previsto dalla normativa vigente. Anche nel ruolo degli Ispettori, che registra un vuoto di organico pari a 13 mila unità, potranno accedere con una qualche facilitazione solo 1000 elementi della qualifica immediatamente precedente, i Sovrintendenti Capo più anziani.
Per quanto riguarda la carriera aperta dalla base appare evidente l’illegittimità del provvedimento in fase di approvazione. Si consideri, per fare un banale esempio, che una giovane collega laureata a 27 anni di età si vede già preclusa ogni possibilità di progressione interna di carriera verso il ruolo dei funzionari. Difatti, per l’ammissione al concorso interno, che viene riservato agli ispettori con almeno 5 anni di servizio e in possesso di laurea triennale, è previsto un limite di età non superiore a 35 anni e tutti i requisiti di ammissibilità al concorso dovranno essere posseduti sino al termine delle procedure concorsuali (due anni circa come media). Quindi, tornando al nostro esempio di sopra, una giovane collega laureata se non acquisisce il grado di vice ispettore entro i 28 anni di età (circostanza irreale) non potrà più accedere a nessun concorso interno per diventare funzionario. È chiaro come tutto ciò incida in maniera pressoché aberrante e limitativa in termini di motivazione professionale e di efficienza ed efficacia amministrativa.
Difatti, nessuno poliziotto attualmente in servizio potrà concretamente accedere al ruolo direttivo che, quindi, resta un ruolo “fantasma” secondo le perverse metodiche di carriera indicate da tale normativa sul riordino delle carriere.
Sul punto poi occorre rammentare che l’Amministrazione è in mora da 15 anni coi concorsi, considerando che nel 2016 oltre il 50% dei posti da Sovrintendente e Ispettore era vuoto perché non si erano espletate le necessarie procedure concorsuali.
Sono quindi state tradite le deleghe del 2003 e del 2015, in maniera del tutto lapalissiana. Con la prima, infatti, si era stabilito, tramite la finanziaria 2003, l’autorizzazione di spesa di 119 milioni di euro per l’anno 2015 proprio per il finanziamento dei provvedimenti di riallineamento delle carriere del personale militare della difesa con quello delle Forze di polizia per i non direttivi e non dirigenti e ciò è stato disatteso. La successiva delega, contenuta nella c.d. riforma Madia del 2015, ex art. 8 della legge n. 124 del 2015, ha poi previsto la revisione della disciplina in materia di reclutamento, di stato giuridico e di progressione di carriera, tenendo conto del merito e della professionalità, per il fine di razionalizzare e potenziare l’efficacia delle funzioni di polizia. Nemmeno tale seconda delega risulta rispettata con il provvedimento di riordino che si sta per approvare, per tutte le ragioni qui evidenziate.
Il tutto si ripercuote anche sulle qualifiche superiori fino ai Commissari Capo che, dati alla mano, non potranno diventare dirigenti considerando l’inquadramento in sovrannumero dei vice questori aggiunti e la riduzione del personale.
Senza contare i casi i cui il bonus degli 80 euro verrà sostituito da un aumento quantitativamente inferiore con conseguente riduzione dello stipendio!
Ecco, Le ho voluto schematizzare in pochissime righe alcune delle tante e gravi ragioni che determinano un marcato dissenso del personale nei confronti di un “finto riordino” che non concede serie possibilità di progressione al personale già martoriato da altri ben noti problemi (alte percentuali di infortuni, molti ingiusti procedimenti penali, pessime dotazioni strumentali, riduzione organico totale, innalzamento età media, ecc…), ormai rassegnato e ora, con questa norma, ulteriormente mortificato da una dirigenza ministeriale e da una politica percepita come poco vicina alle esigenze di chi protegge la società civile.
Altrettanto succintamente Le rappresento le possibili soluzioni che individuiamo per rendere efficace il decreto delegato:
unificazione ruoli Agenti-Assistenti e Sovrintendenti, con la nomina a Vice Sovrintendente dopo 23 anni di servizio e mantenimento della sede; possibilità per i Sovrintendenti di accedere al ruolo degli Ispettori colmando l’attuale vacanza di 13000 posti e comunque, in fase transitoria, la collocazione di tutti i sovrintendenti in sovrannumero ad assorbimento; apertura per gli Ispettori alle qualifiche direttive senza limiti di età e con accesso allo scrutinio per merito comparativo per la promozione a Vice Questore se in possesso di laurea specialistica; completa dirigenzializzazione dei funzionari.
Del resto, la critica si giustifica già ampiamente per la mancata, gravissima, elusione degli scopi delle deleghe: quella del 2003 che nasceva per riordinare i soli ruoli non direttivi e quella del 2015 che persegue l’equiordinazione fra i vari corpi e la valorizzazione del merito e delle professionalità acquisite. Si può quindi parlare di un zero centri su tre!
La prego quindi di farsi carico presso le commissioni interessate di rappresentare il nostro totale dissenso verso questo DISORDINO delle carriere, riportando le proposte correttive illustrate.
In assenza di queste rimarrebbe solamente la speranza di un ulteriore rinnovo della delega, per riaprire la discussione nel suo complesso.
Il generale malcontento che stiamo registrando nella categoria conferma il nostro giudizio nettamente negativo sulle scelte del Dipartimento e ci determina a proseguire con convinzione nella protesta.
Sicuro che vorrà raccogliere la nostra richiesta, La ringrazio dell’attenzione e porgo distinti saluti”.

[sap pistoia]

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