ristorart toscana. NESSUNA IMPLICAZIONE NELLE VICENDE DI ISOLA CAPO RIZZUTO

Nel pieno svolgimento del dibattimento del processo sull’inchiesta Jonny di Isola Capo Rizzuto (120 persone arrestate nel 2016 e 38 alla sbarra) arriva improvvisa la notizia di una revoca della licenza alla nota società aglianese che gestisce la fornitura principale dei pasti nel campo profughi oggi commissariato. Abbiamo intervistato il portavoce della Ristorart Michele Berardelli.
Dal sito di Ristorart

CROTONE— PRATO. La società Ristorart ha visto revocare la licenza per aver subappaltato a una azienda, la Quadrifoglio srl, oggi ritenuta collegata alle cosche malavitose al centro dell’inchiesta Jonny, di Isola Capo Rizzuto.

Nel ricevere il comunicato stampa che pubblichiamo, osserviamo che la questione sembrebbe compromettere la posizione della Confederazione Nazionale delle Misericordie (costituitasi parte civile nel processo) che, tramite l’organo gestione generale dell’appalto “Consorzio opere Misericordia” avrebbe intrattenuto le attività colluse, senza ben controllare la conduzione delle forniture, svolte in modo pessimo e insufficiente.

Ci ha colpito – ed è solo un esempio – che l’inchiesta veda coinvolta la società aglianese, solo dopo tre anni dall’avvio dalle indagini della Dia: già nel 2015, la prefettura Crotonese, nulla contestava alla Confraternita di Isola Capo Rizzuto per  la mancata deposizione dei bilanci di esercizio.

Le audizioni delle dichiarazioni dei vertici della Confederazione, condotte nel 2015 e 2017 alla Commissione antimafia, ascoltate oggi, aprono molti interrogativi.

La Ristortar

La situazione è ricca di contraddizioni, intricata e non di facile comprensione, ma il portavoce dell’azienda Michele Berardelli, intervistato telefonicamente, nel chiederci di rispettare il silenzio alle numerose domande che avremmo posto, si dice fiducioso in una rapida soluzione dell’inchiesta con una restituzione della licenza, ribadendo di aver operato in modo cristallino e certamente nel rispetto delle leggi e delle procedure di affidamento, anche sottoposte al controllo diretto e al benestare delle garanzie offerte dagli organi dello Stato.

Le contraddizioni sull’intera questione sono già state evidenziate dalla nostra testata e questa sembra essere una ulteriore prova dell’apparato dello Stato che, nel crotonese, tenendo un basso profilo sul C.a.r.a di Isola Capo Rizzuto, avrebbero permesso lo sviluppo di azioni criminose reiterate negli anni, con un ammanco di oltre 100 milioni intercettati dalle cosche ‘ndrine.

Questo il comunicato stampa:

Nel massimo rispetto di tutti gli organi istituzionali coinvolti e di 250 famiglie di nostri lavoratori, ci difenderemo in tutte le sedi opportune contro questo provvedimento, che riteniamo, infondato ed illogico. 

Precisiamo che, come lo stesso provvedimento del Prefetto dichiara, non risultiamo indagati nel procedimento penale ed in base agli atti processuali non ci viene riconosciuto alcun ruolo, né di associato e né di concorrente.

Rispettosamente, senza entrare nel merito, ci  viene contestato con questo provvedimento di aver dato parte del servizio ristorazione presso il CARA di Crotone in subappalto, entro i limiti di legge e con l’autorizzazione della Prefettura competente, ad una azienda solo successivamente ritenuta mafiosa che già in precedenza effettuava, senza di noi, i servizi presso il CARA e che contestualmente svolgeva il servizio mensa anche presso la Questura di Crotone.

Insomma avremmo dovuto non seguire le indicazioni e le autorizzazioni ufficiali degli organi dello Stato, sapere quello che gli organi dello Stato non sapevano.

Ci sembra tutto veramente illogico e pericoloso.

[ristorart toscana srl]

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