ROSSI, MORELLI, L’AGGRESSIONE AL GARIBALDI E I CONTRACCOLPI

Rossi al Circolo Garibaldi. In mezzo al pubblico anche Aldo Morelli
Rossi al Circolo Garibaldi. In mezzo al pubblico anche Aldo Morelli

PISTOIA. Piero Giovannelli ha scritto – anche a noi di Linee Future – sulla storia di Salvatore Maiorano e di Aldo Morelli (vedi):

Egregi signori 5 stelle , di Pistoia e no,
ho letto poco fa sul Linee Future un intervento dell’Alleanza Beni Comuni teso a stigmatizzare con forza un episodio di aggressione avvenuto venerdì sera al Circolo Garibaldi, alla presenza di Enrico Rossi, ai danni di un vostro tesserato/simpatizzante “reo” di avere contestato Rossi medesimo ed il P.D.

L’aggressione sarebbe avvenuta da parte di un consigliere regionale P.D. lì presente, dopo che il ‘contestatore’ è stato apostrofato come coglione; inoltre,  dopo averne buscate, questo si sarebbe sentito anche dare di fascista da Rossi, il quale, dopo il parapiglia, ha ripreso tranquillamente il suo intervento.

Ebbene, e lo dico da tesserato del P.D.: quello che è avvenuto, se il resoconto corrisponde a verità, è vergognoso, e voi avete il diritto/dovere di dare all’episodio il massimo risalto possibile, anche al di fuori del ristretto ambito pistoiese.

Perchè il peggio è che ci si permetta di apostrofare di fascista chi dissente e per questo è stato anche picchiato, senza riflettere che talvolta i fascisti sono quelli che si danno l’etichetta di “democratici”.

Cordiali saluti,

Piero Giovannelli

 

RISPONDE LUCA ROSSI

 

La ringrazio per la mail di solidarietà (finora è l’unico tesserato Pd che lo abbia fatto). In effetti quello che è successo al circolo Garibaldi è inquietante, ma ancor più inquietante è che il governatore più amato d’Italia si sia permesso di addossare la colpa al povero disoccupato, reo solamente di aver esternato la propria simpatia politica durante il suo intervento. Questo, unito al caso Fedez e ad altri, non lascia presagire nulla di buono: ho come un déjà vu

Luca Rossi
MoVimento 5 Stelle Pistoia

SI AGGIUNGE GIACOMO DEL BINO

 

Egregio sign. Giovannelli,
mi unisco ai ringraziamenti espressi dal collega Rossi per la sua presa di posizione. Apprezzo la sua libertà intellettuale ed il coraggio di criticare gli atteggiamenti antidemocratici e di stampo fascista che sempre più frequentemente caratterizzano l’operato di esponenti della casta politica. Mi auguro che la sua non rimanga voce isolata ma solo la prima di una lunga serie. Tuttavia, ritengo che la sua critica circa quanto accaduto dovrebbe esser posta all’attenzione della stampa e degli altri mezzi d’informazione: ciò le farebbe onore ad avrebbe un reale peso politico.

Cordialmente,

Giacomo Del Bino
Portavoce Movimento 5 Stelle Pistoia

È una storia che ha fatto il giro di tutte le cronache e ha avuto anche ampio spazio e risalto.

Una cosa però ci ha colpito (e lasciateci essere critici): ed è che, pur fra i presenti, Giuliano Ciampolini – che oltretutto è tornato su Rossi al Garibaldi per ben due volte – non abbia fatto cenno alcuno all’accaduto. Un mistero davvero.

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9 thoughts on “ROSSI, MORELLI, L’AGGRESSIONE AL GARIBALDI E I CONTRACCOLPI

  1. Ci sarebbe da sbellicarsi dal ridere: ex comunisti cinque stelle, comunisti dichiarati e poltiglia varia che, tutti comunisti, si danno vicendevolmente del “fascista”.
    Ma da ridere c’è poco perché i signori più o meno garbati nel parlare sono tutti “comunisti” e i loro atteggiamenti e comportamenti sono da comunisti.
    Sono così comunisti che pensano di esorcizzare il loro “essere” con il termine “fascista”.
    Il solito, vecchio, logoro e ormai perdente metodo di criminalizzare l’avversario con le parole.
    Datevi tutti una calmata, compagni di ogni razza e collocazione; se vi sono saltati i nervi è perché vi state rendendo conto dei malestri fatti.
    Il Ciampolini non menziona l’episodio? Evidentemente non ha visto o sentito, che cavolo! Era troppo preso a inventare nuove allocuzioni.

  2. Egr sig. Bonacchi,
    nel Suo caotico intervento Lei ha citato, quando virgolettato e quando no, per ben sei volte il termine “comunista”. Ma Lei sa cosa è stato veramente il comunismo? E, se per caso avesse una certa età, ricorda il compagno Ercoli, alias Il Migliore, alias Palmiro Togliatti? Se per caso ricorda quel personaggio e quei tempi, non potrà non concordare che questi qui, nei fatti, niente hanno a che vedere con i tempi ed i personaggi di allora, e tantomeno con il comunismo, quello vero, anche se qualcuno ha conservato certi metodi/atteggiamenti nel proprio DNA.
    Quanto a me, se per caso mi avesse incluso nella “poltiglia” comunista, come la chiama Lei, preciso che vengo dal Partito Repubblicano dei tempi di Ugo La Malfa, e quindi non ho mai avuto a che fare con l’universo marxista, anche se ritengo che le grandi tragedie del comunismo non derivino certo da Marx, ma semmai da Lenin e da come questo è stato interpretato a piacimento da dei veri e propri assassini (Stalin, ecc).
    Quanto al discorso del criminalizzare l’avversario con le parole, questo è vero, è un metodo in uso presso molti. Si dà spesso all’avversario di “fascista”, “comunista”, “razzista”, ecc quando non si hanno argomenti di merito per rispondere. Ma anche gli squallidi servi del pregiudicato di Arcore, se è per questo, con la loro macchina del fango, fanno così.
    Piero Giovannelli

  3. Sig. Giovannelli: se Bianchini me lo consente, una rapida precisazione. So benissimo chi era quel “signore” Ercoli che fece trucidare i prigionieri italiani in Russia per puro calcolo politico e che tante vie e piazze ha ancora a suo nome.
    So e li conosco chi erano i vari Chiti, Morelli e, prima della “conversione”,Bardelli : tutti stalinisti convinti che mai hanno fatto pubblica ammenda; perchè e non me ne voglia, a “scolorarli” al momento giusto nei vari PDS,DS,PD e “pacciame vario” e riciclarli, certo anche inconsapevolvemte, sono arrivate persone come Lei che , mi scusi, hanno ridato a questa gente dignità civica ed il passaporto democratico. Non una parola di abiura e di scuse ho ascoltato da questi individui. E se la vuole sapere tutta – e la farò inorridire – i fascisti picchiavano per una idea, malsana quanto vuole, ma questi picchiano per mantenersi i privilegi ed i nostri soldi. Personalmente prefersico i primi e le assicuro che per un fautore dello stato sociale – e non marxisticamente – socialista nonchè per un tifoso della compartecipazione agli utili dell’impresa Berlusca è quanto di più lontano io possa concepire. In ultimo abbia la bontà di ricordarsi che il La Malfa Ugo fu quello che volle la nazionalizzazione dell’energia elettrica. ” Vendiamo pure le imprese pubbliche ma non diamo nulla ad Agnelli” : lo scrisse il Cav. Benito nel 1933, non Berlusconi!
    Sincere cordialità.

  4. Sono consapevole del fatto che questa testata giornalistica, peraltro meritoriamente aperta ad ogni tipo di intervento, non può costituire una palestra di discussione teorica sui massimi sistemi. Men che meno sul comunismo.
    D’altronde, da militante comunista come orgogliosamente piace definirmi ed essere considerato, mi sento in qualche modo offeso e vilipeso quando, appunto come comunista, sono accostato e scambiato con i sostenitori di pratiche politiche che con quel “movimento” non hanno niente in comune. Per questo motivo chiedo scusa a quei pochi che leggono o vorranno leggere le mie frequenti riflessioni politiche che comunque non perdo l’occasione di rendere pubbliche a commento dei vari post.

    Quanto premesso, mi serve per entrare indirettamente nel merito del post e dei relativi commenti pubblicati, in modo particolare, appunto, quando viene chiamato in causa il comunismo.
    “Comunista”.
    Quanta più o meno interessata “ignoranza” sta dietro a questo termine. Quanti ne parlano senza conoscerne il reale fondamento e dunque l’obiettivo strategico perseguito che consiste in una totalmente diversa organizzazione sociale.
    Piero per esempio (che peraltro onestamente si dichiara lontano dall'”Universo marxista”), bontà sua, salva Marx e lo assolve dalle colpe “delle grandi tragedie del comunismo”. Che, se ho capito bene, imputa totalmente a Lenin e ai suoi seguaci tra i quali, in maniera arbitraria e priva di fondamento, annovera Stalin.
    Ai tanti “Piero” vorrei chiedere per prima cosa: In che cosa la pratica politica rivoluzionaria di Lenin si differenzia da quella teorizzata in innumerevoli testi da Marx e da Engels nel corso di una pluridecennale militanza comunista? Durante la quale viene costantemente e inequivocabilmente evocata la necessità di “spezzare” il dominio di classe del capitalismo, di abbattere il suo sistema di potere organizzato e imperniato sullo Stato borghese, e che, implicitamente, non può realizzarsi in maniera tranquilla e indolore.
    Non vorrei che la risposta a questo interrogativo sia condizionata da un interessato giudizio su Marx, come rileva e osserva Lenin proprio all’inizio del suo “Stato e Rivoluzione”: «Accade oggi alla dottrina di Marx quel che è spesso accaduto nella storia alle dottrine dei pensatori rivoluzionari e dei capi delle classi oppresse in lotta per la loro liberazione. Le classi dominanti hanno sempre ricompensato i grandi rivoluzionari, durante la loro vita, con incessanti persecuzioni; la loro dottrina è stata sempre accolta con il più selvaggio furore, con l’odio più accanito e con le più impudenti campagne di menzogne e di diffamazioni. Ma, dopo morti, si cerca di trasformarli in icone inoffensive, di canonizzarli, per così dire, di cingere di una certa aureola di gloria il loro nome, a “consolazione” e mistificazione delle classi oppresse, mentre si svuota del contenuto la loro dottrina rivoluzionaria, se ne smussa la punta, la si avvilisce. La borghesia e gli opportunisti in seno al movimento operaio si accordano oggi per sottoporre il marxismo a un tale “trattamento”. Si dimentica, si respinge, si snatura il lato rivoluzionario della dottrina, la sua anima rivoluzionaria. Si mette in primo piano e si esalta ciò che è o pare accettabile alla borghesia». Tutto questo veniva scritto pochi mesi prima della Rivoluzione d’Ottobre.

    In seconda battuta vorrei chiedere: Cosa c’entra Stalin con il comunismo? Lo stalinismo si è basato e storicamente affermato e consolidato per decenni – anche attraverso un terrore disumano – sui privilegi di una casta burocratica e parassitaria (con i suoi negozi particolari, i suoi villini sul Baltico, ecc. ecc.), che aveva trasformato il necessario passaggio della dittatura DEL proletariato in una opportunistica dittatura SUL proletariato. Per non parlare della rinuncia
    a quell’Internazionalismo Proletario propugnato da Marx nel Manifesto del ’48: “Proletari di tutto il mondo, unitevi”. Stalin, all’opposto, inventò e spacciò per comunismo il “Socialismo in un solo Paese”. Una sciagurata teoria politica che per decenni ha fatto da architrave allo stalinismo in tutto il mondo (e di cui “Il Migliore” (sic) è stato il più zelante e ossequiente sostenitore).

    Dunque, e con buona pace di tanti pseudo comunisti, Stalin è stato l’esecutore di una politica totalmente opposta a quella propugnata e perseguita da Lenin (e da Trotsky) e che dunque con il comunismo marxianamente inteso non aveva e non ha mai avuto assolutamente niente a che vedere.

    E se ormai da tempo il termine “comunista” è spesso usato in senso dispregiativo, quando non addirittura come marchio d’infamia, ciò è dovuto proprio alla tremenda immagine che lo stalinismo e i suoi epigoni hanno trasmesso alla storia.

  5. Anch’io sono consapevole che non si possa, con un commento, anche lungo, esaurire il discorso su un tema così grande e complesso come è (o è stato) quello sul comunismo. Comunque, mi complimento, sia pure da avversario, con Mario Capecchi. La sua analisi sullo stalinismo è lucidissima, così pure l’aver riportato, proprio in questa occasione, quel discorso di Lenin. Sta di fatto che per noi profani (io per primo), quando sentiamo parlare di comunismo, è inevitabile che il pensiero corra a Stalin ed all’U.R.S.S, anche se non solo a loro. A questo punto, rimarrebbe da capire (sempre per un profano della materia) se ci possa essere o ci è mai stato un comunismo come quello che vorrebbe il P.C.L, senza repressioni, miseria di massa, prigioni a cielo aperto(vedi Corea del Nord adesso e Albania fino a pochi decenni fa).
    Forse sarebbe bene riflettere, prima di farsi dominare da miti e attese messianiche che sempre ed in ogni caso i grandi ideali e filosofie devono essere messi in pratica dall’uomo, che è un essere quantomeno imperfetto e capace talvolta di mostruosità incredibili.
    A me per ricordarmelo è bastato leggere su Repubblica di domenica scorsa un articolo che ripercorreva il caso di Galileo, il quale rischiò il rogo dalla Chiesa solo per avere affermato che la Terra gira intorno al Sole e non viceversa. Quella Chiesa nata in teoria per portare il messaggio di pace e di amore di Cristo. Detto questo, si può spiegare, sia pure in maniera incompleta, perché da Marx sia nata poi roba che non ha niente a che vedere nè con le proposte politiche di Marx, nè con la pace, nè con la libertà, nè con la giustizia.
    Forse sarò stato un po’ superficiale ed inesatto, ma per questa volta non mi riesce fare meglio.
    Piero Giovannelli

  6. Non è simpatico nè tantomeno corretto rispondere alle domande attraverso più o meno dotte citazioni.

    Ma il comunismo non è spiegabile ignorando o bybassando le basi del marxismo, cioè della dialettica sulla quale si basa a sua volta il materialismo storico. Cioè quel complesso di studi che hanno consentito a Marx ed Engels “L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza”.

    Dicono Marx ed Engels fra mille altre cose che:
    «Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente».

    Questo assioma credo che sia utile per rispondere alla domanda di Piero “se ci possa essere o ci è mai stato un comunismo come quello che vorrebbe il P.C.L, senza repressioni, miseria di massa, prigioni a cielo aperto(vedi Corea del Nord adesso e Albania fino a pochi decenni fa)”.

    Evidentemente quel comunismo non c’è mai stato. Se si esclude la brevissima esperienza della Comune di Parigi nel 1871, la Rivoluzione d’Ottobre del 1917 fu il primo tentativo, l'”assalto al cielo”, di mettere in pratica quell’abolizione “dello stato di cose presente”.Un tentativo al quale si opposero con ferocia e con ogni mezzo tutte potenze capitaliste con le famose Armate Bianche, peraltro sconfitte dall’Armata Rossa di Trotsky. Ma il successivo fallimento di quel tentativo fu causato principalmente dalla politica messa in atto da Stalin.
    Quei più o meno sciagurati regimi pseudocomunisti che si sono succeduti, compreso i due citati della Corea del Nord e dell’Albania, sono figli legittimi dello stalinismo.

    Come gia detto e confermato, continuare nella esposizione del comunismo è qui evidentemente impossibile farlo. Posso però invitare ad abbandonare tutta quella montagna di pregiudizi sul comunismo cominciando a leggere le opere di Marx, Engels, Lenin, Trotsky, Luxembourg, almeno quelle più elementari e più facilmente assimilabili in una prima fase inziale. Sono convinto che molte persone comincerebbero ad avere un’altra visione delle cose e magari con altre prospettive per il futuro.

    Mario Capecchi

  7. Quanto inchiostro, meno male virtuale, per questa arrampicata sugli specchi.
    Chi erano, da dove venivano, perche’ venivano, perche’ si sono trasformati???
    Si sono evidentemente trasformati male, se oggi qualcuno entra al circolo Garibaldi e dissente.
    Erano abituati alle processioni di gente solo col cappello in mano. Capibile la goffa… ma “umana”… reazione del prode consigliere regionale, di fronte a tanto ardire.
    Ricorda un passaggio della Livella di Toto.

    “Da Voi vorrei saper,vile carogna,
    con quale ardire e come avete osato
    di farvi seppellir,per mia vergogna,
    accanto a me che sono blasonato!”

    Peccato che in prospettiva ci sia assai poco da ridere

  8. Profetico:

    La saggezza delle parole dell’onorevole La Russa non ci impedirà la prossima volta di mandarlo a casa anche a lui. Quanto a lei presidente Boldrini, lei ha tutto il diritto e il dovere di punire noi che abbiamo occupato il tetto della Camera perché evidentemente quando si compiono dei gesti di disobbedienza civile si va incontro alle conseguenze. La invitiamo ad essere dura e a darci una sanzione a 5 Stelle perché evidentemente ce la meritiamo. L’abbiamo fatto coscienti delle conseguenze, non ce ne siamo pentiti, la prossima volta vi occuperemo qualche auto blu e lo rifaremo mille volte. Per quanto riguarda le parole surreali di qualche collega qui in Aula: sì, è vero.
    Abbiamo “sbagliato”: siamo andati contro il regolamento. Però il male dell’Italia, quello vero, oggi è l’ipocrisia. L’ipocrisia. Quando noi sosteniamo che il pd è uguale al pdl non è vero. Ci siamo sbagliati. Il pd è peggio del pdl perché se il malaffare ha rovinato questo Paese, è l’ipocrisia che ha ucciso la speranza. Puniteci, sanzionateci se ce lo meritiamo, ma prima sbattete fuori dalle Istituzioni i ladri.

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